Cura della mononucleosi

La cura della mononucleosi non prevede assolutamente una terapia antibiotica poiché, trattandosi di un’infezione virale, gli antibiotici si rivelano inutili, a meno che non vengano prescritti dal medico per combattere un’infezione batterica secondaria come quella da streptococco che può sopraggiungere a seguito della mononucleosi

Cura della mononucleosi

La mononucleosi è una malattia infettiva caratterizzata da un’elevata concentrazione di leucociti nel sangue. Il responsabile della patologia è l’Epstein-Barr (EBV), un virus appartenente alla famiglia degli Herpesviridae, che in questo caso si trasmette per via diretta o indiretta attraverso la saliva.

La diagnosi prima della cura della mononucleosi

Quando la mononucleosi, soprattutto in giovanissima età, non viene diagnosticata perché scambiata per una sindrome influenzale a causa dei sintomi molto simili, capita che la malattia passi nel giro di qualche settimana senza la benché minima cura. Al contrario, nel caso in cui i sintomi siano evidenti e fastidiosi è meglio fare qualche accertamento ricorrendo agli esami diagnostici in grado di accertare la presenza della mononucleosi.

La malattia può essere diagnosticata attraverso l’esame degli anticorpi EBV che solitamente viene richiesto dal medico quando il paziente presenta alcuni sintomi, come affaticamento, infiammazione dei linfonodi e ingrossamento della milza, riconducibili alla malattia.

Una volta ritirati gli esami è buona regola tornare dal medico per assicurarsi che i risultati vengano interpretati con attenzione giacché il numero di anticorpi presenti nell’organismo non è proporzionale alla gravità dell’infezione e alla sua durata. In generale se il paziente:

  • è positivo agli anticorpi VCA-IgM ma non manifesta ancora i sintomi della mononucleosi, è possibile che l’infezione sia nella fase iniziale, mentre in presenza di sintomi ci sono alte probabilità che venga diagnosticata la malattia;
  • è positivo agli anticorpi VCA-IgG e a quelli dell’antigene precoce EA-D, è molto probabile che il paziente sia stato contagiato recentemente dal virus Epstein-Barr o che l’infezione sia attiva;
  • è negativo agli anticorpi VCA-IgM ma positivo agli anticorpi VCA-IgG ed EBNA, è probabile che sia stato colpito dal virus in passato;
  • è negativo agli anticorpi VCA-IgG e non presenta sintomi specifici, è vulnerabile all’infezione in quanto probabilmente non esposto nemmeno in passato al virus.

Una volta confermata la malattia sarà il medico a decidere come muoversi. Ma in cosa consiste la cura della mononucleosi?

Mononucleosi
La mononucleosi è conosciuta anche come malattia del bacio

Dalla diagnosi alla cura della mononucleosi

Indipendentemente dalla gravità ed evidenza della sintomatologia, non c’è una vera e propria cura della mononucleosi, in quanto non esistono vaccini né farmaci antivirali in grado di prevenire l’infezione o facilitare la guarigione del malato.

Di conseguenza la cura della mononucleosi non prevede assolutamente una terapia antibiotica poiché, trattandosi di un’infezione virale, gli antibiotici si rivelano inutili, a meno che non vengano prescritti dal medico per combattere un’infezione batterica secondaria come quella da streptococco che può sopraggiungere a seguito della mononucleosi.

Qualora il ricorso al trattamento antibiotico fosse indispensabile, almeno nei casi più gravi, è bene preferire i macrolidi all’amoxicillina e agli altri derivati della penicillina che potrebbero innescare una reazione cutanea con macchie rosse irregolari nelle persone affette dalla patologia.

L’assenza di una cura non toglie però che il medico, una volta appurata la presenza della malattia, possa fornire utili consigli per affrontare al meglio il decorso della patologia.

mononucleosi-bacio
La mononucleosi si trasmette attraverso il bacio grazie alla saliva

MONONUCLEOSI: cosa fare

Più nello specifico i pazienti affetti da mononucleosi devono:

  • osservare un adeguato periodo di riposo, possibilmente al caldo e dunque a letto, così da evitare correnti d’aria che potrebbero determinare un peggioramento dei sintomi, soprattutto a livello della faringe, con conseguenti complicanze;
  • sospendere ogni attività fisica, specialmente se si praticano sport da contatto o il sollevamento pesi, per oltre un mese al fine di evitare traumi e ridurre al minimo il rischio di rottura della milza o di una noiosissima ricaduta;
  • assumere molti liquidi, in particolare se compare la febbre, per reintegrare quelli persi, prevenire la disidratazione e lenire, per quanto possibile, alcuni dei sintomi più fastidiosi come il mal di gola e la tonsillite. Quindi via libera ad acqua, succhi di frutta, meglio se fatti in casa, e tisane;
  • seguire un’alimentazione sana ed equilibrata che aiuti a rinforzare il sistema immunitario. Per favorire il processo di guarigione andrebbero consumati cibi integrali e alimenti ricchi vitamine, minerali e proteine, mentre bisognerebbe ridurre il consumo di grassi per evitare di sovraccaricare il fegato che potrebbe ingrossarsi per via della patologia. Semaforo verde soprattutto per la frutta e la verdura che, essendo ricchissime di fibre, vitamine e sali minerali, si rivelano utili per rafforzare il sistema immunitario debilitato dalla patologia e favorire una più rapida guarigione;
  • assumere analgesici e antidolorifici da banco, naturalmente solo sotto consiglio medico, come il paracetamolo o l’ibuprofene che si rivelano utilissimi per contrastare la febbre alta, il mal di gola, la cefalea, i linfonodi dolenti e altri fastidi;
  • assumere farmaci corticosteroidi in caso di faringiti gravi con problemi di respirazione, ma anche nei casi di carenza di piastrine o di rare complicanze.

In alternativa ai farmaci si può ricorrere ai gargarismi con acqua tiepida salata per alleviare il mal di gola oppure ad alcuni trattamenti fitoterapici a base di echinacea, sigillo d’oro e aglio dalle notevoli proprietà antibatteriche e antivirali. Tuttavia prima di procedere con questi trattamenti è meglio parlarne con il medico.

Cura della mononucleosi e complicanze: il caso specifico della sindrome di Guillain-Barré

Nel raro caso in cui si manifesti come conseguenza della mononucleosi la sindrome di Guillain-Barré, un disordine autoimmune che provoca danni al sistema nervoso, si dovrà ricorrere alla terapia con le immunoglobuline che, in associazione a una cura steroidea, riuscirà a migliorare progressivamente la situazione fino alla quasi totale o completa guarigione. Nei casi più gravi si può fare affidamento anche sulla plasmaferesi, un altro metodo altrettanto efficace che viene usato per ripulire il sangue dagli anticorpi.

Mononucleosi
La mononucleosi è chiamata malattia del bacio perché si trasmette attraverso la saliva

Conclusioni sulla cura della mononucleosi

Infine ricordiamo che il virus della mononucleosi rimane latente nell’ospite anche dopo la guarigione, pertanto occorrerà almeno un anno per ripulire la saliva dal virus EBV. Passato questo periodo però il virus non sarà espulso dall’organismo ma solamente confinato all’interno dei linfociti B in uno stato di inoperosità e in totale equilibrio con il sistema immunitario.

Di conseguenza è possibile che, a causa dello stress o di un trattamento medico-farmacologico a base di immunosoppressori conseguente a gravi manifestazioni allergiche, malattie autoimmuni o patologie correlate ai trapianti, le difese immunitarie si abbassino significativamente agevolando così la riattivazione del virus che innescherà una seconda infezione.

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