IGG IGM IMMUNOGLOBULINE : cosa sono e a cosa servono

IGG IGM : i valori normali 

I valori medi ritenuti normali per le IGG sono compresi tra gli  800 e i 1800 mg per dl, mentre quelli per le IGM sono compresi tra i 60 e i 280 mg per dl.

I valori di IGG alti, si riscontrano nei soggetti che soffrono di patologie come:

  • ittero
  • plasmocitosi
  • mononucleosi
  • cirrosi epatica
  • tiroidite di Hashimoto.

I valori di IGG bassi, invece, si riscontrano nei soggetti che impiegano in modo costante i farmaci steroidi o che soffrono di patologie come:

  • sindrome di Cusching
  • sepsi acuta
  • insufficienza renale cronica
  • Aids
  • si registra un deficit di IGG anche in presenza di ustioni.

Per quel che riguarda le IGM, i valori alti sono indice di

  • infezione cronica, come per esempio un’endocardite,
  • epatopatia cronica o acuta
  • cirrosi biliare primitiva
  • malattia infettiva in fase acuta;

I valori di IGM bassi si riscontrano con un’ipogammaglobulinemia transitoria o selettiva.

Le IGG IGM sono molecole da conoscere bene, per non lasciarsi spaventare da esami del sangue che mostrano valori diversi dalla norma. Scopriamo insieme che cosa sono

IGG : cosa sono

Le IGG sono le immunoglobuline G: in pratica, delle molecole – degli anticorpi, per essere precisi – che sono coinvolte nelle risposte immunitarie che provengono dall’organismo. Note anche come gammaglobuline, queste molecole vengono sintetizzate dalle plasmacellule, e cioè dai linfociti B: sono le immunoglobuline più presenti nel fluido peritoneale, nel fluido cerebrospinale, nella linfa e nel sangue, oltre che le più abbondanti a livello di risposta anticorpale, rappresentando circa i tre quarti del totale delle immunoglobuline che si trovano nel siero.

Parlare di immunoglobuline o di anticorpi è esattamente la stessa cosa: ecco perché le IGG, che costituiscono più o meno il 75% degli anticorpi plasmatici presenti complessivamente in un soggetto adulto, sono considerate l’elemento più importante delle risposte immunitarie secondarie, vale a dire quelle che entrano in azione dopo un incontro con l’antigene.

La loro azione difensiva si concretizza attraverso la neutralizzazione di numerose tossine, ma ci sono anche altri compiti svolti dalle immunoglobuline G: per esempio l’agevolazione della fagocitosi batterica.

IgG ed IgM
Le immunoglobuline IGG IGM sono fondamentali per la nostra salute

Non solo: queste molecole si occupano anche di ostacolare la colonizzazione delle cellule da parte dei virus.

Le IGG vengono trasmesse al feto che si trova nella pancia di una donna in gravidanza direttamente dalla mamma tramite la membrana placentare: è per questo motivo che il neonato, nei primi tre o quattro mesi della sua vita, può godere di una certa immunità.

IGM : cosa sono

Le IGM sono le immunoglobuline M: si tratta di anticorpi che agiscono contro gli antigeni dei gruppi sanguigni e che intervengono per primi nel momento in cui si verifica un contatto con un organismo estraneo nuovo, dal momento che sono associati alla risposta immunitaria primaria. I linfociti naive, cioè i linfociti B maturi mai esposti a un antigene, esprimono sulla propria superficie cellulare unicamente l’isoforma IGM.

IGG : a cosa servono

Le IGG, come si è visto, rappresentano gli anticorpi principali presenti nel sangue e nel fluido extracellulare, tramite cui l’infezione dei tessuti corporei può essere controllata. Le immunoglobuline G tengono l’organismo al riparo dalle infezioni perché legano diversi tipi di agenti patogeni, dai funghi ai batteri. Il legame mediato, in particolare, fa sì che gli agenti patogeni vengano immobilizzati: a questo punto il rivestimento opsonizzante sulla superficie dei patogeni fa in modo che i fagociti possano identificarli e ingerirli.

Dopodiché viene attivata la via classica del sistema del complemento, che consiste nella produzione di proteine immunitarie tramite cui i patogeni vengono eliminati. Non solo: le IGG sono in grado di legare anche le tossine, neutralizzandole, e vengono sfruttate in occasione delle risposte immunitarie secondarie; si differenziano, in questo senso, rispetto alle IGM, che invece vengono prodotte nei momenti iniziali delle infiammazioni, pur essendo caratterizzate da una minore efficacia.

IGM : a cosa servono

Le IGM hanno il compito di captare gli antigeni circolanti a cui si riferiscono per trasmettere il segnale di attivazione all’interno dei linfociti. Tali anticorpi vengono sintetizzati nelle risposte immunitarie in una fase precoce: sono, infatti, i primi in ordine temporale a essere secreti. L’opsonizzazione è la loro funzione principale: le opsonine sono macromolecole che aumentano l’efficienza della fagocitosi nel momento in cui rivestono un microrganismo.

Dal momento che le immunoglobuline M sono pentametriche – il che vuol dire che rispetto alle altre immunoglobuline possiedono il quintuplo dei siti di legame – si dimostrano delle opsonine particolarmente efficaci, anche se la loro funzione non è quella di agevolare la fagocitosi da parte delle cellule immunitarie ma di attivare il complemento.

IGG IGM e Citomegalovirus

Le IGG-IGM gli anticorpi che vengono ricercati attraverso un esame del sangue nel momento in cui si sospetta un’infezione da Citomegalovirus. Quest’ultimo, conosciuto anche come CMV, è un virus che causa un’infezione dai sintomi generici e spesso banale (al punto che in molti casi chi la contrae non si rende nemmeno conto di averla), ma che è pericolosa per le donne in gravidanza.

Le donne che si ammalano di CMV per la prima volta quando sono incinte non devono preoccuparsi per sé ma per il nascituro: se è vero che è bassa la probabilità che il bambino risulti contagiato, è altrettanto vero che se il contagio si verifica ci possono essere delle conseguenze molto gravi per il bebè, a maggior ragione nel caso in cui l’infezione sia stata contratta nei primi mesi di gravidanza.

Le IGM sono gli anticorpi che possono essere rilevati sin dal primo momento, in quanto vengono prodotti nella fase acuta della patologia: per tutta la durata dell’infezione rimangono attivi, e la loro presenza può essere rintracciata nel sangue anche nei tre o quattro mesi successivi alla scomparsa del virus (anche se i valori calano con il passare del tempo).

In alcuni rari casi, per altro, si può avere a che fare con IGM persistenti. Per quel che riguarda le IGG, invece, vengono prodotti unicamente dopo un paio di settimane dall’infezione: la differenza rispetto alle IGM è che le immunoglobuline G rimangono per tutta la vita nell’organismo, e di conseguenza potranno sempre essere rilevate nel sangue.

IGG IGM : i valori di riferimento. Come leggere il referto

Nel momento in cui si ottiene il referto del test relativo al Citomegalovirus, si possono osservare i valori delle IGG e delle IGM, il cui risultato è espresso in numeri. Poiché ogni laboratorio di analisi si basa su parametri di riferimento specifici, non è possibile indicare in maniera univoca la soglia al di sopra della quale il test risulti positivo e al di sotto della quale risulti negativo.

In ogni caso, se sia le IGG che le IGM sono più basse rispetto ai valori di riferimento segnalati vuol dire che sono negative e che la donna non ha contratto l’infezione.

Le combinazioni incrociate sono da valutare separatamente:

  • se le IGM sono più basse e le IGG sono più alte vuol dire che la donna non ha un’infezione in corso ma l’ha contratta in passato, il che significa che una eventuale nuova infezione sarebbe di tipo secondario, e quindi meno pericolosa
  • se sia le IGG che le IGM sono più alte rispetto ai valori di riferimento segnalati vuol dire che sono positive e che la donna ha contratto l’infezione, il che significa che tale infezione potrebbe essere ancora in corso o essersi verificata fino a tre o quattro mesi prima
  • se le IGM sono più alte e le IGG sono più basse, infine, vuol dire che la donna ha un’infezione in corso ed è la prima volta che la contrae. In verità, quest’ultima circostanza è la meno probabile, in quanto si può verificare solo se l’esame viene effettuato esattamente nei primi giorni dell’infezione, quando non si sono ancora attive le IGG; è d’altro canto, anche la circostanza più pericolosa.

Nel caso in cui le IGM si rivelino positive, per altro, è indispensabile che il test venga ripetuto di nuovo in un centro specializzato, per ottenere una conferma. Con le IGG e le IGM positive, invece, bisogna scoprire in che momento la malattia è stata contratta, e lo si può fare con il cosiddetto test di avidità: se l’infezione è avvenuta prima del concepimento non ci sono problemi, ma in caso contrario occorre procedere a un’amniocentesi per scoprire se anche il bambino è stato contagiato.

Le IGG nei neonati

Le immunoglobuline G sono molto importanti per i neonati, in quanto li proteggono nei primi mesi di vita, in un periodo in cui non sono ancora capaci di produrre da soli gli anticorpi. Le IGG passano, come detto, la barriera placentare per poi giungere nel sangue del feto, il quale – di conseguenza – può contare sullo stesso repertorio anticorpale della madre.

Tale repertorio dura per alcuni mesi, fino a quando i vecchi anticorpi vengono degradati. La madre, per altro, passa le IGG al neonato anche attraverso l’allattamento: questi anticorpi si trovano in grandi quantità nel latte materno, e passano poi all’apparato digerente del bebè, venendo assorbite dall’epitelio intestinale e da qui introdotte nel torrente circolatorio.

Le IGG per la diagnosi di malattie

Il dosaggio delle IGG viene preso in considerazione come strumento per la diagnosi di alcune condizioni, tra le quali l’epatite autoimmune. A livello clinico, i livelli di anticorpi che vengono misurati sono valutati come indicativi dello stato immunitario del soggetto.

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