PROSTATA non solo tumore: sintomi e problemi diffusi

La prostata può essere sede di ipertrofia prostatica benigna e prostatite, due esempi di malattie infiammatorie, ma anche di adenocarcinoma prostatico, che è un tumore maligno

Prostata partiamo dal nome: deriva dal greco Prosteitos, che significa “posta davanti” (alla vescica).

La prostata è un organo che svolge diverse funzioni importanti nell’organismo: è direttamente coinvolta, per esempio, nella produzione del liquido seminale, in quanto mette a disposizione componenti indispensabili non solo per la qualità, ma per la sopravvivenza stessa degli spermatozoi.

La prostata è collocata nella parte frontale del retto, circa 5 cm dopo l’ano, al di sotto e posteriormente alla vescica urinaria. Ha un diametro medio di 4 centimetri , verticalmente è lunga 3 cm e antero-posteriormente circa 2, pesa 10-20 grammi nei soggetti normali

Per questa sua posizione è relativamente facile poter palpare la prostata attraverso il retto con il dito o studiarla con l’ecografia transrettale.

Che cos’è la prostata

La prostata è un organo che, come noto, è presente solo negli uomini: ha le dimensioni di una castagna, circonda l’uretra ed è collocata sotto la vescica. Poiché riveste un ruolo molto significativo per la produzione di liquido seminale, nel caso in cui la sua struttura subisca delle alterazioni c’è il rischio di una compromissione della fertilità maschile.

La prostata è formata da una porzione anteriore, una porzione sfinterica preprostatica, una zona di transizione, una zona centrale e una zona periferica, tutte incluse in una capsula fibrosa che la separa dai muscoli del piano perineale, dalla vescica e dal retto.

Le malattie della prostata

La prostata può essere sede di ipertrofia prostatica benigna e prostatite, due esempi di malattie infiammatorie, ma anche di adenocarcinoma prostatico, che è un tumore maligno.

L’ipertrofia prostatica benigna non è una condizione che possa in alcun modo favorire la comparsa di un tumore, nel senso che non rischia di degenerare in una patologia neoplastica: ciò non toglie che la IPB e un eventuale tumore possano coesistere, fermo restando che i due problemi deriverebbero da zone della prostata diverse.

Non bisogna dimenticare che la prostata può essere la causa di alterazioni o disturbi nella minzione, visto che la sua posizione, proprio intorno all’uretra e sotto la vescica, è in grado di condizionare il modo in cui si orina. Badare alla salute della prostata è fondamentale: ciò vuol dire, in primo luogo, monitorarla e tenerla sotto controllo prima che si palesino degli eventuali disturbi.

Una sintomatologia in apparenza di lieve entità può, d’altro canto, rappresentare il segnale di un sistema urinario in cattivo stato, che con il trascorrere del tempo può andare incontro a un peggioramento.

Il consiglio degli esperti è quello di sottoporsi a una visita urologica all’anno dopo il compimento del cinquantesimo anno di età: solo una prevenzione adeguata, infatti, consente di individuare patologie eventualmente presenti ma ancora a una fase iniziale, in modo tale che queste possano essere trattate in modo efficace.

PROSTATA: i sintomi a cui prestare attenzione

I sintomi più diffusi che possono indicare un problema alla prostata e che non devono essere in alcun modo sottovalutati sono i seguenti:

  • Dolori al pube
  • Doloretti ai testicoli
  • Diminuzione della libido
  • Erezione meno potente
  • Dolore tra ano e pene
  • Eiaculazione precoce
  • Fastidio con l’Eiaculazione
  • Eiaculazione meno abbondante
  • Tremori dentro l’ano
  • Bruciore al pene
  • Dolori lungo le cosce
  • Esitazione nell’urinare
  • Sgocciolio Terminale
  • Sensazione di non completo svuotamento della vescica

Anche un solo di questi sintomi può essere spia di un problema alla prostata. In tal caso è opportuno rivolgersi a un urologo o al proprio medico di mese  per una visita di approfondimento.

Il tumore alla prostata

La prostata è una ghiandola particolarmente sensibile rispetto all’azione degli ormoni e, nello specifico, del testosterone, che è in grado di condizionarne la crescita. Nel momento in cui le cellule presenti dentro la ghiandola iniziano a crescere in modo incontrollato, si ha a che fare con una forma tumorale.

Per la verità, sono vari i tipi di cellule che compongono la prostata, e ognuna di esse in teoria è in grado di trasformarsi e di avere un’evoluzione cancerosa. La maggior parte dei tumori alla prostata che vengono diagnosticati sono adenocarcinomi. In casi più rari, invece, si può essere in presenza di carcinomi a cellule di transizione, di carcinomi a piccole cellule e di sarcomi.

Dopo i 50 anni, poi, le patologie benigne sono molto comuni: a volte i loro sintomi possono essere scambiati con i sintomi del tumore. Accade, per esempio, che nell’iperplasia prostatica benigna si ingrossi in modo eccessivo la parte centrale della prostata, che crescendo più del dovuto va a comprimere l’uretra: poiché questa è la via attraverso la quale l’urina viene trasportata dalla vescica all’esterno, in una condizione del genere si possono verificare dei problemi proprio in occasione del passaggio dell’urina.

prostata
Prostata

Gli esperti sono soliti dire che muoiono meno uomini di cancro alla prostata che con il cancro alla prostata: il che significa che il tasso di mortalità di questo tipo di cancro è relativamente ridotto, a meno che la malattia non si sviluppi molto rapidamente e già in uno stadio precoce dia origine a metastasi. Prima dei 50 anni di età, il cancro alla prostata rappresenta un evento molto raro.

Tumore alla prostata, i sintomi

Il tumore alla prostata nelle sue fasi iniziali non presenta sintomi: lo si può riconoscere e individuare, pertanto, solo tramite una visita urologica che si basa su un’esplorazione rettale. Nel momento in cui la massa tumorale comincia a crescere, poi, si sperimentano i sintomi urinari: il che vuol dire che si hanno evidenti difficoltà a urinare, si riscontra la presenza di sangue nelle urine e si ha la necessità di urinare con una frequenza nettamente superiore alla norma.

Per definire lo stadio di un tumore alla prostata di solito si fa riferimento al sistema TNM, in funzione del quale la N segnala lo stato dei linfonodi e la M segnala la presenza di eventuali metastasi. A tali parametri si abbina anche il grado di Gleason. Ne derivano tre classi di rischio differenti: alto, intermedio e basso rischio.

Solo in caso di basso rischio si può pensare di non rimuovere la prostata per via chirurgica: in tale circostanza, infatti, la malattia non dà luogo a metastasi e non si può diffondere, così che può essere monitorata e controllata. Con le altre classi di rischio, invece, l’intervento chirurgico è indispensabile.

L’ecografia della prostata: come funziona

Per controllare lo stato di salute della prostata si può ricorrere a un’ecografia, che si basa sull’introduzione nel retto della persona di una sonda metallica (in seguito a una lubrificazione adeguata) che emette delle onde sonore ad alta frequenza riflesse poi dai tessuti circostanti.

La sonda ecografica rileva l’intensità degli ultrasuoni che vengono riflessi e li converte in segnali elettrici, per poi trasformarli in immagini: in questo modo, su uno schermo possono essere riprodotte, con il supporto di un elaboratore informatico, le immagini che raffigurano la prostata stessa. Nel corso di un’ecografia della prostata, pertanto, il professionista che la esegue ha la possibilità di indagare la morfologia e le dimensioni della ghiandola, cercando eventuali formazioni anomale o lesioni.

In caso di bisogno possono essere prelevati anche dei campioni di tessuto che poi saranno analizzati in laboratorio, attraverso quella che viene definita biopsia prostatica: si tratta di una procedura indispensabile per diagnosticare un tumore nel caso in cui si siano riscontrati dei valori di PSA (antigene prostatico specifico) alterati.

Attraverso un’ecografia, quindi, si possono valutare la morfologia e le dimensioni della prostata e approfondire le cause che determinano la presenza di anomalie evidenziate nell’esplorazione rettale.

La prostata e lo PSA

Un termine che si sente spesso quando si parla di prostata è PSA: questo acronimo (che sta per Prostate Specific Antigen, vale a dire Antigene Prostatico Specifico) indica una proteina che viene sintetizzata dalle cellule della prostata. Nel siero di tutti gli uomini si trovano concentrazioni ridotte di antigene prostatico: nel momento in cui si ha a che fare con valori più alti, invece, è bene procedere a un esame più approfondito.

Livelli elevati di PSA, infatti, dipendono da malattie prostatiche di vario genere: diverse forme di prostatite, la già citata ipertrofia prostatica benigna e, soprattutto, il tumore alla prostata. Per altro possono esserci anche altre cause alla base di un incremento dei valori di antigene prostatico specifico: l’inserimento di un catetere, un intervento chirurgico alla prostata, la vecchiaia, l’esplorazione rettale, la colonscopia, la biopsia prostatica, la cistoscopia e la rettoscopia sono tutti motivi potenziali di un aumento dello PSA.

Un abbassamento del valore di questa proteina, invece, può essere correlato a una condizione di obesità.

Lo PSA e il tumore alla prostata

Poiché nel plasma il dosaggio dello PSA ha un grado di specificità basso, nel momento in cui si verifica un superamento di una determinata soglia, che in genere corrisponde ai 4 ng per ml di sangue vuol dire che c’è qualche problema che ha a che fare con la prostata.

A questo punto, però, c’è bisogno di altre indagini diagnostiche per poter capire se si è in presenza di una condizione benigna o di una condizione maligna. Con un livello di PSA inferiore ai 4 ng per ml si ha il 10% di probabilità di riscontrare un tumore alla prostata; tale percentuale sale al 25% se il livello è compreso tra i 4 e i 10 ng per ml e al 50% se si va oltre i 10 ng per ml.

Va detto, ad ogni modo, che non di rado il dosaggio dello PSA restituisce, in riferimento al tumore prostatico, dei falsi positivi. In altri termini, può capitare che i valori della proteina portino a credere di avere a che fare con un tumore alla prostata che, però, viene in seguito smentito dagli accertamenti successivi.

Ciò vuol dire che per arrivare a una diagnosi di tumore alla prostata non ci si può limitare al riscontro dei livelli di PSA, a maggior ragione quando i soggetti controllati sono uomini molto in là con gli anni.

La biopsia della prostata

La biopsia della prostata si rende necessaria nel momento in cui vengono riscontrati dei valori ematici di PSA piuttosto alti o comunque quando l’ecografia prostatica transrettale lascia dei dubbi. Anche l’esplorazione rettale, nel caso di percezione di formazioni anomale, può indurre a ritenere necessaria la biopsia che, come si può intuire, è indispensabile tutte le volte che si pensi di essere in presenza di un tumore alla prostata.

Fonti: http://www.airc.it/tumori/tumore-alla-prostata.asp

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