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ABORTO SPONTANEO : quando accade e che sintomi dà

L'aborto spontaneo è l'interruzione naturale e non indotta della vita del feto prima che esso possa sopravvivere se messo al mondo. E' molto importante riconoscerne i sintomi e affrontarlo in maniera corretta. Ecco che segnali dà, come si interviene e che tipo di terapia medica e psicologica prevede.

Che cos’è un aborto spontaneo?

Sentire parlare di aborto spontaneo capita più spesso di quanto si vorrebbe.

Se volessimo dare una definizione medica di questo fenomeno, dovremmo parlare di una interruzione naturale e non indotta della vita del feto prima che esso possa sopravvivere se messo al mondo.

Studi del National Institute of Health americano hanno evidenziato che l’aborto spontaneo si presenta nel 15-20% di tutte le gravidanze entro il primo trimestre.

Nella maggior parte dei casi ciò avviene prima che la donna stessa si sia accorta di essere incinta.

Capita più spesso di quanto si immagini che le madri senza alcuna consapevolezza espellano i residui del feto con la mestruazione successiva senza necessitare così un raschiamento.

Esso è una tappa obbligata in caso di interruzione un po’ più tardiva della gravidanza, quando l’organismo non riesce a “pulirsi” da solo dai residui organici e rende obbligatorio l’intervento esterno del medico.

Quali sono i sintomi di un aborto spontaneo?

Occorre prestare molta attenzione a quelli che sono i segnali che il corpo di una donna manda durante la gravidanza.

Esso è infatti un periodo di grandi e importanti cambiamenti sia fisici sia mentali.

Soprattutto se si è alle prime armi, è importante confrontarsi con il proprio ginecologo e la propria ostetrica per distinguere eventi fisiologici da situazioni a rischio.

Spossatezza, nausea e tensione sono normali, ma un forte dolore simile a crampi mestruali più accentuati del solito necessita di immediato ricovero perché potrebbe essere un sintomo di aborto spontaneo.

In quel caso i dolori sono causati da contrazioni uterine che possono interrompersi o diventare sempre più repentine fino a portare all’espulsione del feto insieme alla placenta.

Un altro segnale clinico importante, forse il più significativo, è la comparsa di perdite ematiche.

Esse possono andare dal semplice spotting (macchioline rosa di muco con una piccola quantità di sangue) a veri e propri fenomeni emorragici con presenza di sangue vivo accompagnato da muchi e coaguli.

Oltre la metà delle donne che portano a termine gravidanze fisiologiche ha sperimentato piccole perdite di sangue nei primi mesi.

In gergo si chiamano “perdite da impianto” e segnalano proprio l’inizio della gravidanza.

Tra le donne che hanno vissuto personalmente un aborto spontaneo è frequente il racconto di una sorta di “brutta sensazione fisica” caratterizzata dalla perdita dei sintomi tipici della gravidanza come:

  • turgore presente in zona mammaria
  • interruzione delle nausee mattutine
  • assenza di movimento del feto.
aborto spontaneo sintomi
Un forte dolore simile a crampi mestruali più accentuati del solito
potrebbe essere sintomo di aborto spontaneo

Cause possibili di aborto spontaneo

Difficilmente un aborto spontaneo può essere previsto né tantomeno evitato, quindi i sensi di colpa sono inutili e deleteri per il benessere emotivo.

La maggior parte delle interruzioni spontanee di gravidanza entro il primo trimestre è imputable a problemi di origine genetica o ad anomalie cromosomiche.

Poi esiste una serie di patologie che non sono cause, ma piuttosto fattori di rischio molto comuni e non trascurabili come:

  • consumo di alcolici
  • abuso di caffeina (2 o 3 caffè al giorno sono considerati sicuri!)
  • abuso di sostanze stupefacenti
  • obesità
  • infezioni ginecologiche non curate.

Le ostetriche tendono anche a tenere in considerazioni fattori come l’età della mamma al momento del concepimento: più l’età avanza, più alti sono i rischi per il feto.

Già a partire dai 35 anni aumenta del 20% la possibilità di andare incontro ad aborto spontaneo e la percentuale si alza, con gli anni sebbene siano frequenti i casi di donne over 45 che mettono al mondo bimbi sani.

DAL NOSTRO FORUM : discussioni su ABORTO SPONTANEO

aborto spontaneo esami
Dopo un aborto spontaneo è bene sottoporsi a esami per valutare le condizioni dell’utero

Altre cause

Altre patologie da tenere in considerazione sono

Anche l’incompatibilità del fattore Rh tra la madre e il feto può causare un aborto spontaneo.

Per questo motivo, tutte le donne con il fattore RH- (negativo) devono essere sottoposte a una iniezione intramuscolo di un composto chiamato RH immunoglobulina.

Esso serve a non sviluppare anticorpi che potrebbero portare ad avere problemi quando in gravidanze successive la madre entra a contatto con un eventuale fattore RH+ (positivo) del bimbo.

Le cause di un aborto spontaneo nel secondo trimestre di gravidanza invece possono essere differenti:

Temibili sono anche le conseguenze di un citomegalovirus contratto dopo i novanta giorni o della rosolia.

Anomalie uterine o sindrome dell’ovaio policistico sono riscontrabili in moltissime donne che hanno vissuto il trauma di un aborto spontaneo sebbene non ci siano ancora studi scientifici che ne abbiano dimostrato la correlazione.

Altri fattori possono essere:

  • stress psico-fisico della madre
  • depressione
  • shock emotivi
  • viaggi in aereo
  • lunghi periodi di permanenza in piedi.

Che cosa avviene dopo un aborto spontaneo?

Il medico curante effettuerà una serie di esami per accertarsi sia dell’effettivo aborto che dello stato di salute generale della donna.

Prima di tutto saranno effettuate un’ecografia e un esame pelvico e poi dei prelievi ematici per verificare tra le altre cose il livello del B-hcG (ormone che indica lo stato della gravidanza).

Altri esami più specifici e sicuramente importanti che potrebbero essere necessari specie in caso di aborti ricorrenti sono l’isteroscopia e l’isterosalpingografia.

L’isteroscopia è un esame in cui il medico con una sonda sottilissima esplora l’interno dell’utero per evidenziare eventuali anomalie.

L’isterosalpingografia invece offre dati ancora più specifici in quanto esamina tutto l’apparato riproduttivo della donna fino alle tube di Falloppio.

aborto spontaneo supporto
Chi prova l’esperienza di un aborto spontaneo è bene che segua anche un percorso di sostegno psicologico

Trattamenti

Se l’aborto spontaneo è completo e quindi il feto e la placenta sono stati espulsi lasciando l’utero vuoto non occorre fare assolutamente nulla se non dei controlli di routine.

Se invece dall’ecografia emergono residui organici del feto si può procedere in tre diversi modi:

  • il medico potrebbe provare ad attendere tenendo sotto controllo la paziente per vedere se con la successiva mestruazione avvenga una sorta di pulizia dell’utero.
  • un’altra possibilità è la somministrazione di farmaci che inducono lo svuotamento uterino simulando le contrazioni tipiche del parto.
  • la terza opzione, quella forse meno auspicabile è il cosiddetto raschiamento o courettage uterino che rimuove meccanicamente i residui dell’impianto fetale previa dilatazione della cervice.

Gravidanze successive

Subito dopo un aborto spontaneo la donna potrà in breve tempo ricominciare a cercare una gravidanza.

La tesi che servano almeno tre mesi prima di poter intraprendere con i tentativi di concepimento non hanno alcuna base scientifica.

Le statistiche dimostrano invece che i concepimenti prima dei 90 giorni dall’interruzione spontanea di gravidanza sono tra i più frequenti.

La terapia chirurgica o farmacologica, però, cura soltanto il fisico, ma di rilevante importanza dopo un aborto spontaneo è la salute psichica ed emotiva della donna in primis ma anche dell’uomo.

Un percorso di introspezione effettuato insieme ad uno psicoterapeuta aiuterà le coppie più in difficoltà a superare il trauma in tempi ridotti e a riprendere la propria vita coniugale con serenità.

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