ACT tempo di coagualzione attivato

ACT: cosa è

L’ ACT (tempo di coagulazione attivata) è un test utilizzato comunemente per osservare l’effetto prodotto da elevate dosi di eparina non frazionata nelle varie fasi di un intervento chirurgico.

Viene inoltre utilizzato nelle operazioni di dialisi, angioplastica o bypass cardiaco.

In questo caso, i livelli di eparina sono controllati fintanto che il paziente non si sia stabilizzato e la dose di anticoagulante ridotta.

Tuttavia, esistono anche delle altre situazioni cliniche che richiedono l’ ACT.

Come ad esempio quelle che servono per monitorare il livello di scoagulazione nei pazienti affetti da Lupus Anticoagulant o durante un episodio emorragico.

Questo esame, inoltre, talvolta è prescritto insieme con il PTT (tempo di tromboplastina parziale) per tenere sotto controllo l’efficacia degli Inibitori Diretti della Trombina.

Gli Inibitori sono Bivalirudin o Argatroban, o laddove il PTT da solo non sia utile clinicamente.

Per capire meglio l’importanza clinica dell’ ACT, dobbiamo necessariamente fare un passo indietro.

Ovvero dobbiamo osservare in modo più approfondito il meccanismo della coagulazione e il ruolo dei test di coagulazione nel controllo di tale processo.

ACT: il processo monitorato

La coagulazione del sangue (conosciuta anche come emostasi) è un evento fisiologico.

Questo si sviluppa attraverso il susseguirsi di diverse fasi.

Ha la funzione di formare dei coaguli di sangue in presenza di un’emorragia, proteggendo così l’organismo dalla perdita di volume ematico.

Affinché questo processo avvenga in modo ottimale è necessaria la perfetta sinergia di tre componenti che siano in grado di riparare i vasi danneggiati e frenare l’emorragia.

Le piastrine si attvano su le pareti dei vasi (arteriosi e venosi) e i fattori della coagulazione (proteine prodotte quasi interamente a livello epatico).

Se uno di questi elementi è danneggiato potrebbero insorgere dei processi patologici.

ACT: il test

L’ ACT è uno fra i diversi test di coagulazione impiegati per monitorare il comportamento della coagulazione sanguigna.

Il test monitora il processo che porta all’arresto di un’emorragia e che può attivarsi a causa di una lesione.

La coagulazione tuttavia non è un meccanismo che riguarda solo un numero circoscritto di persone, ma è un evento fisiologico che coinvolge ogni individuo, a prescindere dall’entità della ferita.

Affinché si inneschi questo processo infatti è sufficiente che dalla lesione fuoriesca anche un’esigua quantità di sangue.

Quando ciò avviene, si attiva una particolare proteina presente nel circolo ematico e che prende il nome di protrombina.

Questa una volta attivata contribuisce alla formazione del coagulo, che come abbiamo visto ha la funzione ben precisa di fermare o limitare la perdita ematica.

Tuttavia, non sempre è necessario l’intervento di questa proteina perché se la ferita è di lieve entità basta solo il contributo delle piastrine per bloccare la perdita di sangue.

Infatti, quando una parete vascolare viene lesionata in seguito a una ferita, le piastrine provvedono immediatamente alla formazione del cosiddetto “tappo emostatico”.

Le piastrine quindi sono le prime cellule ad attivarsi quando c’è una perdita di sangue in corso.

Però quando la ferita è più profonda e la fuoriuscita ematica è più abbondante, sopraggiungono anche i fattori della coagulazione a rinforzare il tappo emostatico finché la protrombina trasforma il fibrinogeno in fibrina.

La reazione che converte il fibrinogeno (un altro dei fattori di coagulazione) in fibrina è svolta dalla trombina, un enzima proteico che circola normalmente nel sangue come protrombina, la sua forma inattiva.

La protrombina

La protrombina, chiamata anche fattore II, è una proteina contenuta nel sangue e che viene sintetizzata a livello del fegato.

La sua struttura è estremamente complessa ed è formata da 579 aminoacidi ma, come sappiamo, si tratta di una proteina inattiva che viene stimolata solo da determinati enzimi quando c’è un’emorragia in atto.

Una volta liberati questi enzimi può avere inizio l’emostasi, ovvero l’arresto provocato o spontaneo dell’emorragia.

Questa proteina inoltre ha il compito di stabilizzare il “tappo emostatico” bloccando definitivamente il coagulo di sangue venuto a formarsi nella parte lesionata.

Sarà poi compito della fibrinolisi sciogliere il coagulo e dare inizio al processo di riparazione della lesione.

PT e PTT

Lo studio dell’attività di coagulazione è affidato principalmente a due analisi.

Queste valutano in senso temporale l’inizio della formazione del coagulo e contemporaneamente delle informazioni sulla sua solidità.

Questi due test sono chiamati: tempo di protrombina (detta anche PT o attività protrombinica) e tempo di tromboplastina parziale o PTT.

In parole povere, iI PT valuta il tempo (espresso in secondi) che serve alla formazione del coagulo quando si aggiungono calcio e tromboplastina al plasma del paziente.

Il PTT invece è utilizzato per misurare il tempo (sempre espresso in secondi) che serve alla produzione di un coagulo dopo l’aggiunta di particolari reattivi al plasma.

ACT: il controllo dell’eparina

A differenza dei test di coagulazione standard, l’ ACT valuta il comportamento del coagulo di sangue in base alle varie fasi di un trattamento con alte concentrazioni di anticoagulanti.

Come già accennato, l’ ACT è un test impiegato soprattutto nel controllo della terapia con dosi molto alte di eparina.

Questa è una sostanza somministrata per iniezione o per via endovenosa, che è in grado di fluidificare il sangue (anticoagulante) e di prevenire quindi la formazione di coaguli.

Gli anticoagulanti hanno la funzione di diminuire l’attività di coagulazione del sangue, ciò è possibile bloccando la formazione dei grumi e fermando un’eventuale espansione di quelli preesistenti.

Questa sostanza quindi è utilizzata per frenare la coagulazione dopo un intervento chirurgico, durante una dialisi renale o una trasfusione di sangue.

Riassumendo l’eparina è generalmente impiegata nei casi seguenti:

  • Attacco di cuore;
  • Coagulo di sangue all’interno del polmone;
  • Disordini della coagulazione;
  • Ostruzione periferica di un’arteria;
  • Prevenzione della formazione di un coagulo dopo un intervento coronario;
  • Prevenzione della formazione di un coagulo nel polmone;
  • Prevenzione della trombosi venosa profonda e del tromboembolismo periferico dell’arteria;
  • Sindrome coronarica acuta.

I dosaggi di eparina

Il dosaggio standard di eparina è controllato per mezzo di due esami specifici:

  • Dosaggio dell’attività anti-Xa
  • PTT.

Nella terapia anticoagulante il monitoraggio riveste un ruolo fondamentale perché ogni persona risponde alla dose somministrata in modo diverso.

Un dosaggio inadeguato potrebbe infatti dar luogo a fenomeni avversi.

Una dose eccessiva potrebbe provocare un’emorragia molto forte, a tal punto da mettere in serio pericolo la vita del paziente.

Un dosaggio troppo basso invece non sarebbe sufficiente a impedire la formazione di coaguli.

Test act
Test act

Alcune volte invece si rende indispensabile somministrare dosi molto elevate di eparina e questo è il caso ad esempio di un intervento a cuore aperto.

In questi casi gli anticoagulanti sono indispensabili prima, durante e dopo l’operazione.

In queste circostanze, infatti, spesso sono compiuti bypass a polmoni e cuore, operazioni in cui il sangue del paziente è filtrato e ossigenato attraverso dei dispositivi.

L’emoglobina quindi entrando in contatto con superfici esterne attiva immediatamente sia le piastrine che la coagulazione.

E’ proprio questa situazione che può portare alla formazione del coagulo, prevenibile solo con un’alta dose di eparina.

In una simile eventualità, l’organismo del paziente si trova in un delicato equilibrio tra coagulazione ed emorragia.

Questo avviene in particolari situazioni che richiedono un monitoraggio continuo e che il PTT non è in grado di offrire perché non reagisce in presenza di un’alta concentrazione di eparina.

L’unico mezzo idoneo per osservare il comportamento di un alto dosaggio di eparina sul corpo del paziente è proprio l’ ACT.

ACT: quando è necessario

L’ ACT è un esame rapido, compiuto attraverso un comune prelievo di sangue da una vena del braccio.

Si può eseguire facilmente in qualunque fase dell’intervento chirurgico e, come il PTT, anche questo test riesce a misurare l’effetto dei farmaci antitrombotici sull’organismo ma non la loro concentrazione nel circolo sanguigno.

La funzione dell’ ACT quindi è di aiutare a mantenere costante la coagulazione attraverso rapide variazioni del dosaggio di eparina.

Queste sono poi ridotte al minimo una volta che l’intervento si è terminato.

La risposta dell’ ACT all’eparina dipende in gran parte dal metodo impiegato.

Alcuni sono adatti per controllare bassi dosaggi di eparina, altri invece per monitorarne i livelli elevati.

Se poi la dose del farmaco raggiunge il livello terapeutico, al posto dell’ ACT generalmente subentra il PTT.

Alcune volte, poi, l’ ACT è impiegato nel controllo dell’eparina nei pazienti con LAC (Lupus Anticoagulant).

Questa patologia infatti interferisce con i risultati del PTT, che quindi non sarebbero attendibili.

ACT: interpretazione dei risultati

L’ ACT è misurato in secondi e si basa su un principio semplicissimo.

Più tempo impiega il sangue a coagulare, più elevata sarà l’attività inibitoria sulla coagulazione.

Durante l’operazione chirurgica, l’ ACT è sempre stabilizzato poco al di sopra di un tempo più basso, situazione in cui normalmente la maggior parte dei pazienti non manifesta il coagulo.

C’è da dire tuttavia che tale limite è piuttosto variabile e dipende dal metodo utilizzato per misurare l’ ACT.

Questo è un fattore importantissimo perché in base alla risposta che il paziente ha a questo livello di ACT è possibile capire il giusto dosaggio di eparina.

Se dovessero verificarsi problemi emorragici o coagulativi, sarà necessario regolare contemporaneamente sia l’ ACT che il dosaggio.

ACT: interferenze con il test

Il numero di piastrine e la loro funzionalità a volte possono influenzare l’ ACT.

Questo fenomeno accade perché le piastrine che si attivano durante un intervento possono perdere la loro funzionalità.

In questi casi è possibile subire una trombocitopenia (abbassamento del numero di piastrine).
Un altro fattore che può interferire con l’ ACT è la temperatura sanguigna.

Il sangue infatti durante le operazioni chirurgiche tende a raffreddarsi poiché viene filtrato e ossigenato nella circolazione extracorporea in modo artificiale.

Il risultato dell’ ACT inoltre può subire delle interferenze anche a causa di condizioni ereditarie (come ad esempio l’assenza di fattori della coagulazione) o acquisite.
Per approfondire:

http://www.labtestsonline.it/tests/ACT.html?tab=3
http://www.albanesi.it/notizie/coagulazione_sangue.htm
http://www.lammlab.it/index.php?id=28
http://omedicine.info/it/issledovanie-svertyvayushchej-sistemy-krovi.html