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ANGIOPLASTICA : come si effettua, a che cosa serve

L'angioplastica è una tecnica chirurgica utilizzata per dilatare i grandi vasi sanguigni che hanno subìto un restringimento del loro lume interno. Può essere curativa o preventiva e viene effettuata principalmente in seguito ad aterosclerosi. Ecco come viene effettuato l'intervento, quando è meglio farlo e le sue possibili complicazioni.

L’angioplastica è una tecnica chirurgica utilizzata per dilatare i grandi vasi sanguigni che hanno subìto stenosi, ovvero restringimento del loro lume interno, con perdita di volume parziale o totale.

Si tratta di un intervento che può avere sia natura preventiva sia curativa.

I vasi sanguigni, possono restringersi in seguito alla formazione di placche  aterosclerotiche.

Questo ne determina una diminuzione del calibro, con un aumento delle resistenze e una diminuzione della portata.

La conseguenza patologica di questi eventi è un rallentamento del flusso sanguigno a valle della zona irrorata dal vaso interessato dalla stenosi.

Quando la stenosi interessa grandi vasi, come le arterie coronarie che portano il sangue al cuore, la conseguenza del rallentato flusso di sangue determina infarto del miocardio.

Se, invece, i vasi sanguigni otturati sono quelli che trasportano il sangue al cervello, ovvero le carotidi, la conseguenza potrebbe essere un ictus cerebrale.

È pertanto estremamente importante la diagnosi precoce e, successivamente, l’intervento salvavita di angioplastica.

Intervento chirurgico di angioplastica: modalità di esecuzione

L’intervento di angioplastica si effettua in anestesia locale e ha una durata di circa un’ora, seguita da una degenza del paziente generalmente di tre giorni.

L’angioplastica viene effettuata mediante l’utilizzo di un particolare strumento, chiamato catetere a palloncino.

Si tratta di un catetere che viene introdotto all’interno di un’arteria del paziente – solitamente si utilizza quella femorale, oppure l’arteria radiale dell’avambraccio – attraverso un piccolo taglio percutaneo.

Il catetere, una volta inserito, viene quindi condotto fino al vaso stenotico, a livello del quale viene gonfiato il palloncino, permettendo la dilatazione del vaso occluso o semi-occluso dalla placca.

Grazie a questo intervento, il vaso riacquista immediatamente il suo normale diametro e il flusso sanguigno riprende a circolare normalmente.

Prima di rimuovere il catetere, viene inserito anche uno stent medicato, ovvero una piccola gabbietta metallica imbevuta di medicinale, per fare in modo che il vaso sanguigno si mantenga dilatato anche dopo la rimozione del palloncino.

Infine, il chirurgo procederà ad effettuare una compressione dell’arteria tagliata per l’ingresso del catetere.

Questa fase è fondamentale, in quanto, riduce la probabilità che il paziente possa andare incontro ad emorragia in seguito all’intervento.

L’angioplastica non è un intervento di per sé risolutivo in caso di placche aterosclerotiche.

Non basta, infatti, dilatare l’arteria danneggiata per ristabilire un flusso normale, ma è importante tenere costantemente sotto controllo l’intero sistema cardio-circolatorio ed eseguire una cura farmacologica mirata.

Questa è basata principalmente sull’utilizzo di anticoagulanti, atta ad evitare una eccessiva coagulazione del sangue ed a mantenerlo così ben fluido.

Questo, perché il soggetto che ha subìto la stenosi di uno o di più vasi sanguigni, è un soggetto predisposto ad aterosclerosi e, dunque, dovrà mantenere il sangue fluido, tenere sotto controllo l’infiammazione, l’alimentazione e lo stile di vita.

angioplastica palloncino
L’angioplastica viene effettuata mediante l’utilizzo di un particolare strumento, chiamato catetere a palloncino

Angioplastica: dove si effettua

L’intervento chirurgico di angioplastica, essendo mirato alla dilatazione di vasi stenotici, può essere eseguito a livello di qualsiasi vaso sanguigno coinvolto dal problema.

Tuttavia esistono delle sedi di intervento più frequenti, che sono:

  • Coronarie. Le coronarie sono le arterie che più frequentemente vengono colpite da fenomeni di aterosclerosi.
    Ecco perché, l’angioplastica coronarica è l’intervento di questo genere più diffuso.
    Le coronarie sono due grandi arterie, la coronaria destra e quella sinistra, che originano dall’aorta e portano il sangue agli atri ed ai ventricoli dell’organo cardiaco.
    Quando all’interno di questi vasi si sviluppano delle placche aterosclerotiche, il cuore viene irrorato sempre meno, le cellule cardiache ricevono così poco nutrimento ed ossigeno, fino ad andare in necrosi.
    In questo caso, si hanno dapprima delle avvisaglie, la cosiddetta angina pectoris, campanelli d’allarme da non sottovalutare assolutamente, caratterizzati dal classico dolore retrosternale.
    Nei casi più tardivi si arriva ad avere quello che comunemente viene chiamato infarto del miocardio;
  • Carotidi. Le carotidi, come le coronarie, sono due arterie di grosso calibro che trasportano il sangue dal cuore al cervello, passando per il collo e per la testa.
    Anch’esse possono andare incontro a processi aterosclerotici con formazione di placche, perdita di elasticità ed irrigidimento progressivo.
    In questo caso, la stenosi può portare ad attacchi TIA, ovvero attacchi ischemici transitori o, nei casi più gravi, a ictus cerebrali con tutte le conseguenze che questa grave patologia comporta.
    Anche in questo caso, dunque, l’intervento di angioplastica risulta essere fondamentale per la prevenzione dell’ictus;
  • Arteria renale. Quest’arteria, come indica il suo nome, è quella che irrora i reni.
    Anch’essa, in soggetti predisposti, può andare incontro ad aterosclerosi, soprattutto in caso di ipertensione arteriosa o insufficienza renale.
    Le arterie renali possono essere operate mediante angioplastica;
  • Arterie periferiche. Infine, l’intervento di angioplastica può essere applicato alle arterie che irrorano i tessuti periferici dell’organismo.
    Anche qui, infatti, si possono verificare fenomeni di occlusione e trombosi.
    Quando viene alterato il flusso sanguigno a livello periferico si parla di claudiatio intermittens.

Angioplastica: quando effettuarla

L’angioplastica, come accennato in precedenza, è una tecnica chirurgica che può avere sia natura preventiva che curativa.

Essa, infatti, può essere eseguita su un paziente al quale il medico ha diagnosticato la parziale occlusione delle arterie, ma che non ha ancora avuto un’occlusione del 100%.

Questa tipologia di paziente è asintomatico, oppure avverte pochi sintomi sporadici che favoriscono la diagnosi, ma non ha avuto danni irreversibili agli organi.

In questo caso, l’intervento chirurgico risulta essere fondamentale per la prevenzione di ictus, infarti e trombosi.

In altri casi, invece, quando non viene effettuata tempestivamente una diagnosi di stenosi, il paziente va incontro ad un’occlusione totale dell’arteria interessata, il che comporta una mancanza totale dell’irrorazione dei tessuti a valle della stenosi.

angioplastica infarto
L’angioplastica risulta essere fondamentale per la prevenzione di ictus, infarti e trombosi

Il paziente, dunque, subisce danni irreversibili al cuore e/o al cervello con morte cellulare, per mancanza dell’afflusso di ossigeno e di nutrienti.

In questi casi, l’intervento di angioplastica diviene un intervento salvavita, in grado di ripristinare il corretto flusso sanguigno e di salvare le zone del tessuto che non sono ancora andate incontro a necrosi.

Ci sono poi altri casi, in cui purtroppo l’angioplastica non può essere la terapia chirurgica risolutiva, in quanto il danno è già troppo esteso, oppure ci sono molte arterie danneggiate.

In questi casi, si procede con interventi più invasivi, come l’impianto di by-pass coronarici.

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Aterosclerosi: fisiopatologia e cause

L’aterosclerosi è una patologia che si sviluppa lentamente nel corso della vita, per cui nel momento in cui compaiono i primi sintomi, la patologia è già ben avanzata.

Si tratta di una malattia che, raramente, può avere origini genetiche ma che, nella maggior parte dei casi, è indotta da un’alimentazione scorretta e da stili di vita inadeguati.

L’aterosclerosi è caratterizzata dalla formazione di placche aterosclerotiche che possono trovarsi sia all’interno del lume vasale, restringendolo fino ad occluderlo, sia al suo esterno.

In quest’ultimo caso, se la placca si stacca e va in circolo, può provocare l’occlusione di vasi sanguigni di minore diametro, determinando la formazione di trombi.

La placca aterosclerotica si forma a partire da un processo di infiammazione che si innesca a livello dei tessuti più interni dei vasi e che è determinato da un accumulo di radicali liberi e, dunque, da un eccessivo stress ossidativo.

angioplastica chirurgia
L’intervento si effettua in anestesia locale e ha una durata di circa un’ora, seguita da una degenza del paziente generalmente di tre giorni

Inoltre, nella genesi di questo processo, sono coinvolte alcune molecole che circolano nel flusso sanguigno, le lipoproteine LDL, meglio conosciute con l’appellativo di colesterolo LDL (o colesterolo cattivo).

Queste molecole, vengono prodotte a partire dal colesterolo epatico (dalle VLDL provenienti dal fegato) e, se presenti in eccesso, esse permangono a lungo nel sangue.

La loro lunga permanenza in circolo, in aggiunta all’elevato stress ossidativo, ne determina delle modifiche strutturali che rendono queste lipoproteine piccole ed ossidate.

Le LDL così modificate divengono aterogene, ovvero in grado di sviluppare la malattia aterosclerotica.

Esse, infatti, essendo ormai di piccole dimensioni, riescono ad attraversare la barriera di cellule endoteliali che circonda i grandi vasi, all’interno dei quali vengono riconosciute come sostanze estranee dalle cellule del sistema immunitario, i macrofagi.

Queste ultime, inglobano le LDL trasformate, dando vita ad un processo infiammatorio a livello delle pareti vasali, che culmina con la formazione della placca aterosclerotica.

Essa è costituita appunto dalle cellule del sistema immunitario in apoptosi e da tutte le molecole di colesterolo provenienti dalle LDL digerite dai macrofagi.

Aterosclerosi: prevenzione

Ecco, perché, per prevenire la formazione delle placche sono necessarie due cose:

  • Tenere sotto controllo i livelli di colesterolo endogeno, ovvero quelli introdotti attraverso l’alimentazione;
  • Tenere sotto controllo lo stress ossidativo dell’organismo.

Altri fattori di rischio da non sottovalutare sono:

  • Pressione arteriosa;
  • Ipercolesterolemia familiare;
  • Ipertrigliceridemia;
  • Diabete;
  • Obesità/sovrappeso;
  • Fumo;
  • Alcol;
  • Vita sedentaria.

La prevenzione risulta essere fondamentale in questo caso.

Infatti, molto spesso, questa patologia è subdola e dà i primi sintomi solo nel momento in cui l’ostruzione dell’arteria è già arrivata ad un punto tale da non garantire più la corretta irrorazione dei tessuti.

Addirittura può essere già avvenuto l’evento di necrotizzazione dei tessuti stessi.

Diviene necessario, a questo punto, l’intervento di angioplastica.

É importante, pertanto, tenere a bada i fattori di rischio sopra elencati, seguendo uno stile di vita sano e un’alimentazione adeguata ricca di:

  • sostanze ad azione antiossidante, che limitino lo stress ossidativo ed i processi infiammatori nell’organismo
  • fibre
  • acidi grassi omega 3

E povera di:

  • colesterolo alimentare
  • grassi saturi
  • zuccheri raffinati
  • grassi industriali (come i grassi trans che si trovano nei cibi confezionati)

Ridurre anche l’apporto di sodio, che è sempre molto abbondante sulle tavole degli italiani.

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