Home Benessere ARTEMISIA può curare il cancro? No. Ecco spiegato perché

ARTEMISIA può curare il cancro? No. Ecco spiegato perché

174
CONDIVIDI

Artemisia: cos’è

L‘ artemisia, anche conosciuta come Assenzio vulgaris o Amarella, è un genere di piante angiosperme dall’aspetto arbustivo, originarie dell’Europa ma presenti anche in gran parte del mondo.

Nella medicina tradizionale cinese, l’artemisia è da secoli impiegata nel trattamento di moltissimi disturbi e conosciuta per le sue eccezionali virtù, che le hanno valso il sopranome di “erba magica”.

L’ artemisia è una pianta erbacea sempreverde e semi-sempreverde, che appartiene alla famiglia delle Asteraceae.

Dal punto di vista morfologico, la pianta presenta una spessa radice legnosa da cui nascono i fusti di colore rossiccio, che ramificandosi verso l’alto, possono raggiungere un’altezza di circa due metri.

Le foglie di artemisia, invece, sono verdi e dalla parvenza simile a quelle della felce, ma caratterizzate da un sottile strato di peluria bianca.

La fioritura avviene durante il periodo estivo e i suoi fiori sono formati da una pannocchia molto evidente caratterizzata da una moltitudine di piccoli capolini di colore giallo oro e della grandezza di circa 2mm.

Una particolarità dell’artemisia è il suo forte odore aromatico che ricorda molto da vicino quello dell’assenzio.

Artemisia: già conosciuta nel passato

Ai tempi dell’Antica Grecia, l’ artemisia era spesso utilizzata durante le cerimonie sacrificali e offerta in dono agli dei come richiesta per un buon raccolto.

Nella mitologia greca, infatti, la pianta era considerata il simbolo della donna e della fertilità.

L’ artemisia, dunque, era considerata sacra e veniva spesso associata alla dea Artemide (da cui il nome del vegetale), divinità protettrice delle donne e, in particolare, delle gestanti.

La pianta, inoltre, è anche detta assenzio maggiore, in quanto da essa viene ancora oggi estratto l’assenzio, una sostanza dalle proprietà toniche e digestive.

Dall’ artemisia si otteneva anche un distillato dalle proprietà allucinogene, per lungo tempo fu utilizzato dagli artisti, che fu successivamente bandito per via dell’assuefazione che procurava.

A testimonianza dei suoi effetti, tutt’oggi è possibile ammirare presso il Musée d’Orsay a Parigi un famoso dipinto di Edgar Degas, intitolato “L’Absinthe” (L’Assenzio) del 1876, in cui l’artista mette in risalto l’effetto di stordimento provocato da tale liquore.

In diversi usi e tradizioni popolari, invece, si attribuivano all’ artemisia anche proprietà antiepilettiche ed era conosciuta come “scaccia diavoli”.

Nella medicina tradizionale orientale, invece, l’ artemisia è da sempre impiegata per la preparazione di una particolare medicina, la moxa (che in italiano è possibile tradurre come “erba che brucia“).

Questo farmaco si ottiene sminuzzando la pianta fino a ottenerne un composto lanoso, con cui si creano dei coni o delle palline da appoggiare su zone specifiche della pelle e fatti poi bruciare (ecco spiegata l’origine del nome).

Artemisia: proprietà chimiche

Come abbiamo accennato in precedenza, l’ artemisia possiede diverse proprietà terapeutiche.

Queste sono concentrate principalmente nella radice, nelle foglie e nelle sommità fiorite.

Questi elementi, infatti, presentano un’interessante composizione chimica:

  • carburi (come l’azulene);
  • terpeni (come canfora, cineolo, borneolo, eucaliptolo, vulgarolo), lattoni sesquiterpenici e tuioni (presenti nell’olio essenziale);
  • flavonoidi;
  • inulina (uno zucchero semplice presente in alcune specie di piante);
  • oligoelementi (calcio, fosforo, iodio, magnesio, potassio, zinco e zolfo);
  • resine;
  • sostanze amare, tra cui la cosiddetta “artemisinina”;
  • tannini (particolari molecole presenti soprattutto nella corteccia di alcuni vegetali).

Artemisia: i benefici

L’ artemisia possiede numerose proprietà benefiche, attribuite principalmente all’estratto acquoso e all’olio essenziale ricavati dalla pianta.

In particolare, l’ artemisia è utile in caso di:

  • affezioni bronchiali e infiammazione delle vie aeree in generale: è comunemente impiegata per fluidificare il catarro e come espettorante in caso di tosse grassa;
  • amenorrea (mancanza di mestruazioni) e dismenorrea (mestruazioni dolorose): l’ artemisia, infatti, è nota per le sue proprietà emmenagoghe, giacché stimolando la circolazione sanguigna nell’utero e nell’area pelvica, favorisce le contrazioni uterine;
  • dispepsia: gli estratti di artemisia sono un buon rimedio per i disturbi digestivi e intestinali, e in particolar modo nel trattamento di diarrea cronica, coliche, senso di gonfiore addominale, flatulenza e dolori viscerali;
  • dolori muscolari e articolari: grazie alla sua attività analgesica, l’ artemisia può alleviare i sintomi dolorosi, compresi gli spasmi addominali;
  • insonnia e stress: utile come calmante naturale per via delle sue buone proprietà sedative;
  • infezioni urinarie;
  • ritenzione idrica: favorisce la diuresi, riduce il gonfiore e anche l’ipertensione arteriosa.

L’ artemisia, inoltre, è conosciuta come:

  • anoressizzante: stimolando la secrezione dei succhi gastrici, è in grado di favorire l’appetito;
  • antibatterico: impedisce lo sviluppo di microrganismi e blocca la riproduzione dei batteri;
  • antidepressivo: funge da inibitore delle monoammino ossidasi (MAO), quel gruppo di enzimi che distruggono le catecolamine del “buon umore” (serotonina, adrenalina e dopamina);
  • antinfiammatorio: è utilizzata con successo in caso di sfoghi cutanei e dermatiti;
  • antifungino: interferisce con l’azione delle cellule fungine;
  • diuretico: contrasta efficacemente la ritenzione idrica;
  • tonico dell’apparato digerente: ristabilisce la contrattilità delle fibre muscolari dell’intestino e dello stomaco;
  • vermifugo e antiparassitario: riesce a debellare i vermi e i parassiti intestinali in genere.

Nella medicina tradizionale cinese, invece, esistono molte testimonianze sull’impiego dell’infuso di artemisia per la cura dell’influenza e soprattutto come efficace soluzione contro la febbre malarica.

Questa sua proprietà ha catturato l’attenzione di molti studiosi, soprattutto quando negli ani ’70 fu rinvenuto un antico erbario del 300 d.C.

Al suo interno, infatti, veniva descritto in maniera molto dettagliato il processo necessario per realizzare un farmaco in grado di contrastare il sintomo tipico della malaria.

In seguito a studi più approfonditi, si è scoperto che il succo fresco della pianta (menzionato nell’antico testo come ingrediente del medicinale) contiene uno dei principi attivi più potenti dell’ artemisia, l’artemisinina.

Artemisia: cura della malaria

Utilizzata in Africa e in Asia per combattere la malaria, l’artemisinina è una molecola contenuta nell’ artemisia e classificata tra i farmaci antimalarici.

Scoperta nel 1972 dalla farmacista cinese Tu Youyou (in seguito insignita del Premio Nobel per la medicina nel 2015), l’artemisinina è in grado di reagire alle elevate concentrazioni di ferro presenti nel parassita della malaria.

Nel momento in cui la sostanza entra in contatto con il ferro, reagisce chimicamente liberando radicali liberi.

Questi vanno ad aggredire le membrane cellulari, disgregandole e annientando il parassita presente nella singola cellula.

Artemisia: cura del cancro ?

questo tema è particolarmente sensibile ed è necessario dare corrette informazioni, soprattutto verificate in merito.

Abbiamo deciso per questo di riportare per intero il comunicato dell’istituto di tumori di Milano pubblicato a questo link 

 

Artemisia
Artemisia proprietà note dall’antichità

Milano, 13 febbraio 2015. Alcuni siti Internet stanno diffondendo la notizia che l’Artemisia Annua può essere utilizzata efficacemente nella cura contro il cancro. Stiamo parlando di una piccola pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Asteraceae, originaria della provincia di Hunan in Cina. Com’è noto, la Rete contiene una grande mole di informazioni mediche, non sempre affidabili sia dal punto di vista della correttezza clinico-scientifica sia da quello dell’indipendenza delle fonti. Gli articoli online sull’Artemisia Annua hanno suscitato in molti pazienti oncologici nuove speranze di guarigione, tanto che alcuni di loro si sono rivolti ai medici dell’Istituto per avere informazioni aggiornate sulle proprietà terapeutiche di questa erba, frettolosamente e incautamente presentata come “magica”. Facciamo un po’ di chiarezza su questo argomento.

In merito all’utilizzo dell’Artemisia Annua come farmaco antitumorale, si può dire con certezza che, in esperimenti in vitro, uno dei suoi principi attivi, l’artemisinina e i suoi derivati, hanno dimostrato un effetto tossico sulle cellule tumorali e che questa classe di farmaci è utilizzata come trattamento della malaria con un profilo di tossicità estremamente favorevole. Alcuni ricercatori dell’Istituto Nazionale dei Tumori sono direttamente coinvolti nella valutazione di un altro principio attivo dell’Artemisia Annua, la diidroartemisinina, e del suo ruolo antineoplastico valutato per ora sempre su modelli preclinici: i risultati sono convincenti ed è in corso di preparazione una pubblicazione scientifica.

In merito all’uso clinico i dati disponibili in letteratura sono limitati a un solo studio cinese in pazienti affetti da tumore del polmone “non a piccole cellule” che ha confrontato l’utilizzo di chemioterapia (cisplatino e vinorelbina) in combinazione o meno con artesunato (un derivato semisintetico dell’artemisinina) e qualche “case report” con diversi preparati e vari dosaggi, in combinazione con differenti trattamenti chemioterapici in neoplasie con varia eziologia. Lo studio cinese, purtroppo, non ha dimostrato che l’aggiunta di artesunato modifichi la durata della sopravvivenza dei malati e i “case report” sono molto difficili da interpretare e hanno scarso valore per la generalizzazione di una cura. In pratica, a oggi non esistono studi clinici che possano darci informazioni di quello che l’Artemisia Annua e i suoi derivati producono nell’uomo, sia come tossicità sia come efficacia antineoplastica.

In sintesi, per informare correttamente i cittadini e i pazienti, al momento attuale possiamo dire che:

  1. i modelli preclinici ci fanno considerare artemisinina una molecola promettente in patologie selezionate;
  2. l’emivita di questi farmaci (ovvero la “sopravvivenza” del principio attivo all’interno dell’organismo) è molto breve, al punto che come farmaco antimalarico è necessario somministrarlo in combinazione a un altro trattamento perché sia effettivamente efficace;
  3. la dose utile come farmaco antineoplastico nei modelli in vitro è molto superiore a quella utilizzata nei preparati antimalarici;
  4. i diversi preparati di Artemisia Annua hanno diverse emivite e diversi profili di distribuzione e tossicità;
  5. non sappiamo quale sia la vera percentuale del principio attivo presente nelle differenti formulazioni di Artemisia Annua disponibili online o nelle erboristerie;
  6. non esistono studi clinici validi che dimostrino l’efficacia e la sicurezza di questi preparati nell’essere umano.

Detto in parole semplici, non conosciamo ancora che tipo di prodotto scegliere, quale dose abbia una risposta antitumorale nell’uomo e con quali effetti collaterali, dunque siamo ancora lontani dal poter affermare con certezza che l’artemisinina e i suoi derivati siano utilizzabili con sicurezza nell’uomo e veramente utili nel trattamento dei tumori.

Queste sono le ragioni per cui nessun medico oncologo e ricercatore può consigliare una dose, un preparato specifico e una schedula di somministrazione dell’Artemisia Annua che possa essere, su solide basi scientifiche, efficace e sicuro. Inoltre, le interazioni con alcuni farmaci biologici o chemioterapici non sono completamente note quindi si sconsiglia vivamente, ai pazienti che fossero in trattamento con terapie standard, l’assunzione di parafarmaci o prodotti erboristici a base di Artemisia Annua senza informare i medici curanti. Esistono invece molte opzioni di cura nell’ambito di sperimentazioni cliniche già in corso presso l’Istituto Nazionale dei Tumori con farmaci promettenti, ma anche in questi casi bisogna essere coscienti che il concetto di sperimentazione, se da una parte rappresenta una speranza, dall’altra implica un’incertezza e non una sicurezza.

La Direzione Scientifica

Per maggiori informazioni, è possibile contattare l’Ufficio Relazioni con il Pubblico:
Mail: [email protected]

Artemisia: come si utilizza

L’ artemisia può essere utilizzata a scopo terapeutico in molti modi e di seguito vi proponiamo, in via puramente indicativa, alcune delle preparazioni più comuni a base di questa pianta.

  • Le foglie essiccate sono spesso impiegate nei decotti per attenuare gli spasmi muscolari: si lasciano in infusione circa 20 g di foglie in un litro di acqua calda e dopo 15 minuti si filtrano con un colino. Nelle donne che soffrono di disturbi del ciclo mestruale (amenorrea o dismenorrea), si consiglia di iniziare il trattamento circa 10 giorni prima della mestruazione.
  • Per uso esterno, le compresse di artemisia si rivelano molto efficaci nel trattamento delle ferite.
  • L’olio essenziale, invece, è indicato come rimedio in caso di dolori muscolari o reumatismi.
  • Dall’estratto fluido di artemisia è possibile ricavare un eccellente sciroppo, utile non solo per la tosse ma anche come tonico e stimolante dell’apparato digerente. Per preparalo serviranno solo 5 grammi di estratto fluido e 90 grammi di sciroppo di glucosio. Per un’azione ottimale si consiglia di assumerne 2-3 cucchiaini al giorno.

Artemisia: controindicazioni

In persone in buono stato di salute generale, l’ artemisia non presenta particolari controindicazioni.

E’ invece sconsigliato il suo utilizzo in presenza di:

  • ulcera gastrica e duodenale
  • epilessia
  • nei bambini in genere
  • nei soggetti allergici a una o più componenti dell’ artemisia,
  • in gravidanza (aumento del rischio di aborto spontaneo) e durante il periodo di allattamento.

In questi casi, gli effetti secondari dell’ artemisia potrebbero dare origine a:

  • vomito
  • diarrea
  • nausea
  • reazioni allergiche (“pollinosi”)
  • crampi addominali.

Ad oggi, tuttavia, non sono stati riscontrati effetti tossici della pianta sull’organismo umano o casi di sovradosaggio.

 

Per approfondire:

https://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia

https://www.greenme.it/vivere/salute-e-benessere/20116-artemisia-proprieta-tutta-verita

https://www.naturelab.it/blog/artemisia-o-amarella-o-assenzio-selvatico/

http://www.ancusimorari.org/PaginePiante/ArtemisiaVulgaris.htm