COLPOSCOPIA : a cosa serve, come funziona

La colposcopia è una tecnica diagnostica che consente l'esame approfondito dei genitali femminili. Viene eseguita utilizzando in colposcopio, soprattutto per la prevenzione e la diagnosi precoce delle neoplasie al collo dell’utero. Ecco quando è indicata, come funziona e che controindicazioni ha.

Colposcopia: che cos’è

Il vocabolo colposcopia deriva dall’unione di due termini greci: kolpos, che significa vagina, e skopeo, cioè osservazione. La colposcopia infatti, come si può facilmente intuire, è una tecnica diagnostica che consente l’esame approfondito dei genitali femminili.

Nata all’incirca un secolo fa, è una tecnica diagnostica da attribuire al ginecologo tedesco Hans Hinselmann, che viene eseguita con un apposito strumento che si chiama colposcopio.

Quando è prevista la colposcopia

La colposcopia viene eseguita soprattutto per la prevenzione e la diagnosi precoce delle neoplasie al collo dell’utero e in tutte quelle situazioni in cui il ginecologo ritiene necessario procedere a un controllo scrupoloso dei genitali femminili.

La colposcopia viene prescritta infatti se

  • i risultati del Pap test non sono chiari
  • se c’è un sospetto di infezione da papilloma virus (HPV)
  • sospetto di patologie sessualmente trasmissibili (herpes, verruche, sifilide)
  • se la donna soffre di perdite ematiche dopo i rapporti sessuali o tra una mestruazione e l’altra
  • se nel corso di una visita ginecologica il medico riscontra lesioni, polipi o anormalità dei tessuti del collo dell’utero e della vagina.

Quando si può eseguire la colposcopia

Come molti esami ginecologici, la colposcopia non si può eseguire in qualunque momento.

Il periodo ideale per sottoporsi a questo controllo diagnostico è infatti quello in cui il ciclo mestruale è assente, ovvero dopo 10 – 20 giorni da quando sono comparse le mestruazioni.

Questo perché il sangue può impedire la corretta visualizzazione della mucosa degli organi da esaminare.

Oltre ai casi sopra descritti, la colposcopia viene eseguita anche quando:

  • lo specialista, durante una comune visita ginecologica, riscontra lesioni alle vagina, alla vulva e al collo dell’utero
  • quando ritiene necessario verificare l’esito dei trattamenti medici e farmacologici di lesioni degli organi genitali rilevate nel corso dei controlli di routine.

Preparazione alla colposcopia

La paziente che deve prepararsi alla colposcopia non può assolutamente utilizzare lavande, creme vaginali, ovuli e tamponi nei due giorni che precedono l’esame.

Inoltre è sempre consigliabile astenersi da rapporti sessuali poiché i traumi provocati dall’atto sessuale o la presenza di eventuali sostanze utilizzate per la lubrificazione (olii e gel) rischiano di alterare i risultati dell’esame.

colposcopia funzione
La colposcopia è una tecnica per l’esame dei genitali femminili, eseguita soprattutto per prevenzione e diagnosi precoce del tumore al collo dell’utero

Come si esegue la colposcopia

La colposcopia, come anticipato, è un esame diagnostico che consente di osservare in profondità le parti intime della donna.

Essa permette di avere una visione ingrandita (da 2 fino a 60 volte) della superficie di rivestimento della vagina e del collo dell’utero.

Il ginecologo, in questo modo, può rilevare la presenza di patologie, lesioni e neoplasie, che non sarebbero altrimenti visibili.

La visita, effettuata in ambulatorio da un medico ginecologo, può concludersi con la produzione di foto e filmati delle zone sospette.

L’esame non è invasivo né doloroso, dura in media dai 10 ai 15 minuti e deve essere eseguito a vescica vuota. In alcuni casi può essere fastidioso e questa sensazione, accompagnata a un lieve bruciore, non permane più di qualche giorno.

La colposcopia non viene eseguita in anestesia e non è controindicata in gravidanza.

L’esame viene eseguito per diagnosticare con maggiore precisione, patologie sospette, al fine di procedere alle più corrette scelte terapeutiche.

Inizio della colposcopia

Prima di procedere all’esame, il ginecologo è tenuto a rivolgere alla paziente alcune domande, al fine di ricostruirne il quadro clinico – ginecologico:

  • l’età in cui ha avuto la prima mestruazione
  • le peculiarità del ciclo mestruale
  • la data dell’ultima mestruazione
  • l’eventuale assunzione di farmaci
  • la presenza di allergie
  • problemi di coagulazione
  • presenza passata o attuale di fenomeni infiammatori degli organi genitali.

La visita ha inizio nel momento in cui la paziente viene fatta distendere sul lettino ginecologico con la schiena appoggiata, le gambe divaricate e i piedi appoggiati su specifici supporti in metallo.

Una volta che la donna è posizionata in condizioni ideali, il ginecologo procede a introdurre lo speculum nella vagina. In questo modo le pareti vaginali vengono allontanate e il ginecologo ha così la possibilità d’ispezionare completamente la vagina e collo dell’utero.

Si procede quindi alla detersione della cervice con fisiologica, applicazione di acido acetico (per provocare il rigonfiamento del tessuto) e di soluzione iodata per il test di Schiller.

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Uso del colposcopio

A questo punto il colposcopio viene introdotto nell’ingresso vaginale per consentire al ginecologo di procedere all’osservazione dei tessuti.

Occorre a questo punto precisare che la tecnologia, nel corso degli anni, ha progressivamente migliorato lo strumentario necessario a questo esame diagnostico.

Il colposcopio infatti oggi è più performante, grazie a tecniche d’ingrandimento ottico e d’illuminazione (lampade alogene o a fibre ottiche), che migliorano la visibilità della cervice.

Il colposcopio può essere installato su un supporto mobile del lettino da visita, su una parete o sul soffitto.

In alcuni casi, durante l’esame, lo specialista potrebbe ravvisare la necessità di effettuare un prelievo bioptico; in questo caso il tessuto prelevato sarà inviato a un patologo affinché costui proceda alle analisi necessarie.

La biopsia effettuata durante la colposcopia può risultare fastidiosa e questa sensazione può durare anche per alcuni giorni.

Possono verificarsi anche piccole perdite, assolutamente normali. Tuttavia, si deve contattare quanto prima il proprio ginecologo, informandolo delle proprie condizioni, se le reazioni alla biopsia sono eccessive, ovvero:

  • forte sanguinamento vaginale
  • febbre
  • forti dolori addominali
  • secrezioni vaginali abbondanti e maleodoranti.

Occorre tuttavia tranquillizzare le donne che devono eseguire la colposcopia poiché i rischi di complicazioni causati da questo esame diagnostico sono rarissimi.

colposcopia gravidanza
La colposcopia non viene eseguita in anestesia e non è controindicata in gravidanza

Affidabilità diagnostica della colposcopia

La colposcopia è un esame accurato e affidabile, che abbinato ad altre tecniche, fornisce riposte soddisfacenti a dubbi diagnostici.

Una colposcopia normale e una biopsia negativa sono infatti risultati sufficienti a escludere o ridurre grandemente le probabilità di una lesione neoplastica.

Al contrario, una colposcopia con biopsia positiva alla neoplasia, è di solito idonea alla diagnosi di cancro al collo dell’utero.

La colposcopia, dopo il Pap test, invece è considerato un esame fondamentale per diagnosticare le neoplasie della cervice uterina e per identificare le patologie infettive sessualmente trasmissibili.

Nel caso in cui una colposcopia fornisca risultati negativi rispetto a quelli di un Pap test, è in genere necessario procedere a una biopsia.

Il prelievo di campioni di tessuto da assoggettare a esame istologico può essere eseguito anche nel corso della colposcopia.

Questo esame ha tuttavia dei limiti diagnostici, come l’impossibilità di valutare l’endocollo, quando la lesione risale nel canale cervicale, o si trova in sede endocervicale.

Nelle donne fertili e in stato di premenopausa questo limite non è frequente, perché è possibile procedere all’esame con le pinze di Kogan.

Nelle pazienti in menopausa o con pap test anormale, alla colposcopia è necessario associare lo studio attento del canale cervicale.

Durante la menopausa invece, la colposcopia può risultare inattendibile.

Colposcopia e violenza sessuale

La colposcopia può essere un valido supporto di valutazione delle lesioni della vagina o della vulva, provocate da uno stupro o da una violenza sessuale.

Il colposcopio è utilizzato, proprio per la sua scarsa invasività, anche quando si sospetta un’aggressione sessuale nei confronti delle bambine.

Il colposcopio infatti, per la sua capacità d’ingrandire l’immagine, può aiutare l’identificazione di traumi di tessuto che, se troppo sottile, ne rende difficile l’individuazione a occhio nudo.

Si tratta infatti di un esame completo, ma anche molto delicato, soprattutto quando viene a contatto con i tessuti dell’imene, a cui reca un disagio davvero minimo.

L’impiego di macchine fotografiche che tengono traccia dei risultati dei riscontri medici eseguiti, rappresentano senza dubbio un valido supporto probatorio, nell’ottica di una procedura penale.

colposcopia stupro
La colposcopia può essere un valido supporto per valutare le lesioni della vagina o della vulva, provocate da uno stupro

Risultati colposcopia: tempi di consegna

Il referto contenente i risultati dell’esame viene consegnato alla paziente alla fine dello stesso.

Discorso diverso se durante la colposcopia si è rivelato necessario procedere alla biopsia.

In questo caso la paziente dovrà attendere da una a tre settimane, per conoscere gli esiti di questo esame.

L’importanza della prevenzione

Il tumore al collo dell’utero, la parte bassa ed esterna della vagina, dopo quello alla mammella, è tra le neoplasie femminili più pericolose.

Trattasi del primo tumore che l’Organizzazione mondiale della sanità ha ritenuto riconducibile a un’infezione. L’agente responsabile è il papilloma virus (HPV).

Questa forma di neoplasia è diffusa soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, contrariamente a quelli più industrializzati e ricchi.

La differenza è riconducibile alla possibilità di eseguire il Pap test, tecnica diagnostica fondamentale per prevenire questa terribile forma tumorale.

Sottoponendosi regolarmente al Pap test è infatti possibile riconoscere le displasie (alterazioni dei tessuti), trattarle e ostacolare l’insorgenza del  tumore.

Basti pensare che, se tutte le donne di età compresa tra i 25 e i 64 anni effettuassero questo esame ogni 3 anni, come consigliato, i tumori al collo dell’utero diminuirebbero addirittura del 90%.

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