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DEMENZA SENILE : assistenza e contributi economici

La demenza senile è una sindrome contrassegnata dalla degenerazione della memoria e di altre capacità logico-cognitive, che si ripercuote sulla normale vita di tutti i giorni. Ha pesanti ripercussioni dal punto di vista sociale e soprattutto familiare, ma a sostegno di chi si occupa di un malato vi sono diversi sussidi e assistenze: ecco i principali

Demenza senile: che cos’è

La demenza senile è una sindrome contrassegnata dalla degenerazione della memoria e di altre capacità logico-cognitive, che si ripercuote sulla normale vita di tutti i giorni.

In genere, al declino delle abilità intellettive, si associano mutamenti della personalità che variano da soggetto a soggetto.

I sintomi psicologici che si manifestano più spesso sono:

  • ansia
  • depressione
  • allucinazioni
  • nervosismo
  • aggressività (per lo più verbale)
  • difficoltà a dormire
  • azioni ripetitive senza alcuna ragione
  • inappetenza
  • cambiamenti nella condotta sessuale.

La demenza può essere graduale o palesarsi con repentini peggioramenti nell’arco di dieci – dodici anni a cui si avvicendano periodi di maggiore stabilità.

Diagnosi della demenza senile

La demenza senile è caratterizzata da sintomi molteplici, spesso di difficile valutazione.

La presenza contemporanea di diverse patologie richiede una capacità diagnostica clinica altamente specializzata, in grado di analizzare i singoli aspetti di questa condizione.

Di fondamentale importanza è il contatto con il paziente che palesa i primi segni di declino mentale.

La diagnosi precoce rende possibile un approccio terapeutico mirato, allo scopo d’informare il paziente sul decorso della sindrome e consentirgli in questo modo di affrontare la patologia con serenità.

Gli esami strumentali necessari alla diagnosi prevedono la Tac o la risonanza magnetica del cervello.

Nel caso in cui le condizioni dell’anziano richiedano maggiori approfondimenti, è possibile procedere a una Spect, ossia la tomografia computerizzata che ha lo scopo di stabilire lo stadio e la gravità della demenza, attraverso la valutazione del flusso sanguigno al cervello.

La diagnosi di demenza senile inizialmente è scioccante per i familiari, ma il più delle volte si rivela positiva, perché chiarisce le ragioni dei comportamenti insoliti del proprio caro, che destano preoccupazione e paura.

demenza senile famiglia
La diagnosi precoce rende possibile un approccio terapeutico mirato, allo scopo d’informare il paziente sul decorso della sindrome

Cura

La demenza senile richiede un approccio su più fronti dal punto di vista farmacologico e non, per:

  • trattare il peggioramento delle capacità cognitive
  • gestire le patologie concomitanti
  • migliorare la condizione generale del paziente
  • fornire un supporto alla famiglia.

Negli anni, l’approccio verso il paziente è mutato. In passato si tendeva a tenerlo all’oscuro della sua condizione, oggi invece lo si mette al corrente del suo stato di salute.

In genere i primi segnali di decadimento vengono percepiti dai familiari, perché difficilmente la persona malata si rende conto dei propri deficit, anzi il più delle volte si sente “ferito” dalle preoccupazioni espresse dai suoi cari.

Sono le vedute così lontane a ostacolare, il più delle volte, una diagnosi precoce. Del resto i pregiudizi sulla demenza senile rendono difficile al malato accettare il proprio decadimento.

Vero però che è necessario affrontare la questione, anche per capire le reazioni dell’interessato e il suo modo di rapportarsi con la patologia.

L’importanza della famiglia per il malato affetto da demenza senile

La famiglia è fondamentale per garantire al malato una buona qualità di vita.

La gestione non sempre è facile, per questo è importante l’organizzazione e la suddivisione dei compiti che la cura dell’anziano richiede.

Per prima cosa, se la famiglia non è particolarmente unita è fondamentale incontrarsi e discutere sulla gestione dell’assistenza.

E’ necessario sviluppare un clima di solidarietà, aiuto e sostegno reciproco perché inizialmente gli equilibri sono fragili, la fatica è tanta, così come il dolore nel vedere il proprio caro perdere la sua autonomia.

Gli approcci naturalmente possono essere diversi.

In alcune famiglie, spesso più per necessità che per scelta, è una sola la persona designata ad accudire il malato.

In altre invece, caratterizzate da una maggiore comprensione per la fatica che tale compito comporta, si decide di suddividere equamente tutti i compiti in modo da non stravolgere troppo la vita di ogni soggetto curante.

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La demenza senile richiede un approccio su più fronti dal punto di vista farmacologico e non

L’approccio del curante

Nel caso ad occuparsi del malato sia una sola persona, gli altri familiari dovrebbero in ogni caso essere di sostegno a questa figura, occupandosi delle faccende domestiche, dei trasporti, dell’acquisto dei medicinali, perché si tratta di un lavoro molto impegnativo fisicamente e psicologicamente.

Chi assiste il malato di demenza senile deve affrontare infatti un percorso di crescita personale che prevede la capacità d’imparare a gestire le proprie emozioni.

Sarebbe errato prestare attenzione esclusivamente all’anziano, ignorando totalmente le proprie necessità, perché alla lunga non solo è sbagliato, ma può rivelarsi controproducente.

Chi è tenuto a prendersi cura di un demente deve ritagliarsi degli spazi di riflessione perché sono infiniti i cambiamenti che è costretto ad affrontare.

Deve assistere impotente al decadimento fisico e mentale del proprio caro e a una comunicazione sempre più ridotta e fragile.

Nel caso in cui il malato è il genitore o il compagno, si deve saper affrontare un vero e proprio ribaltamento dei ruoli. Il malato ha bisogno di continue cure, rassicurazioni e sostegno.

Questo richiede un lavoro continuo su se stessi, perché si provano emozioni spesso contrastanti e difficili da gestire. Il tutto poi è accompagnato dalla fatica, dal senso di solitudine, dai problemi economici e dall’isolamento sociale, che spesso pesano sul malato e su chi lo assiste.

Molti familiari poi provano vergogna per le condizioni del proprio caro e questo genera sensi di colpa infiniti.

E’ necessario che, chi assiste una persona malata, sia consapevole dei propri limiti, perché occorre essere preparati al fatto che, per varie ragioni, non si riuscirà a gestire il malato completamente da soli.

La famiglia deve pianificare la cura del malato in modo che si senta accettato e amato da tutti in un clima di serena cooperazione ed empatia.

Demenza senile: forme di sostegno economico e assistenziale

Per uscire dall’isolamento che la demenza senile comporta, la famiglia può anche chiedere informazioni alla A.S.L, ai Servizi Sociali del Comune e alle Associazioni di Volontariato.

Nella gestione del malato, è infatti necessario chiedere se è possibile accedere a forme di aiuto pratico ed economico capaci di alleggerire questo dovere.

In genere, nella fase iniziale della malattia la prima forma di assistenza viene prestata a casa perché, pur con qualche difficoltà, è ancora possibile farlo.

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La famiglia deve pianificare la cura del malato in modo che si senta accettato e amato da tutti in un clima di serena cooperazione ed empatia

Demenza senile: la soluzione R.s.a.

Nel momento in cui però la malattia inizia ad aggravarsi è utile sapere che è possibile richiedere il ricovero in una R.s.a (Residenza sanitaria assistenziale).

Per ottenere il ricovero la famiglia dovrà rivolgersi alla A.S.L competente territorialmente poiché il malato deve essere visitato da un medico dell’A.S.L per conseguire il certificato di non autosufficienza.

Stabilito il grado di gravità della demenza senile, è necessario contattare il Servizio Sociale del Comune di residenza, che dovrà fissare un appuntamento presso il domicilio dell’anziano.

In questa sede la famiglia deve presentare la valutazione diagnostica in originale e copia, l’eventuale certificato d’invalidità e il modello I.s.e.e.

In base ai risultati della visita, i Servizi Sociali decideranno la forma di aiuto più adatta alla situazione del malato, che può consistere alternativamente nel ricovero diurno, nell’assistenza domiciliare o nel ricovero presso una R.s.a.

Nel caso in cui le sue condizioni glielo permettono, il malato può decidere il momento in cui farsi ricoverare. Ai familiari spetterà un rimborso a forfait delle spese, a condizione che prestino attività di volontariato all’interno della struttura in cui l’anziano è ricoverato.

Il voucher demenze

Le famiglie in difficoltà nella gestione dell’anziano possono altresì richiedere il voucher demenze.

Esso prevede un percorso educativo e psicologico a favore di chi si occupa del malato, quando la situazione familiare presenta criticità.

Per ottenere l’erogazione del voucher è necessaria la diagnosi di demenza senile certificata da una Unità di Valutazione Alzheimer (U.V.A.) o da uno specialista (geriatra, neurologo, psichiatra) accompagnata da una relazione del medico di famiglia.

Occorre poi individuare un familiare che si occupi della gestione dell’assistenza, che assuma il ruolo di interlocutore valido per gli operatori del servizio e in ultimo una relazione dell’Assistente Sociale che certifichi la difficoltà della famiglia nella gestione della patologia.

I documenti devono essere quindi consegnati al Centro di Assistenza Domiciliare che verificherà la sussistenza dei requisiti e, in caso di risposta positiva, informerà l’assistente sociale e il medico di famiglia che attiverà l’Assistenza Domiciliare Integrata

Essa prevede l’attività integrata di:

  • psicologo
  • ausiliario socio assistenziale/operatore socio assistenziale
  • fisioterapista
  • infermiera.

Il sostegno economico potrà essere erogato nella misura limite di quattro voucher nel corso di un anno.

Demenza senile e altri ausili

In base alla gravità della malattia e alle problematiche che essa comporta sono previste altre forme di aiuto come l’indennità di accompagnamento e la possibilità di chiedere permessi lavorativi, in base a quanto previsto dalla legge 104/92.

Nel caso poi in cui la malattia lo richieda, si può ricorrere all’istituto dell’amministrazione di sostegno che garantisce la tutela dell’anziano attraverso la nomina di un soggetto che si occupi dell’intera gestione della patologia e degli aspetti pratici ad essa correlati.

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