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EMBOLIA POLMONARE : cause, sintomi e cure

L'embolia polmonare è provocata dallo spostamento di una massa solida, liquida o gassosa di grandezza variabile, che si sposta da una zona periferica del corpo, tramite una vena o dal cuore in un'arteria polmonare, con conseguente blocco totale o parziale e repentino del flusso circolatorio. E' potenzialmente mortale e difficile da diagnosticare. Ecco i sintomi, le cause, i rimedi e i modi per prevenirla

Embolia polmonare: definizione

L’embolia polmonare è provocata dallo spostamento di una massa, che può essere solida, liquida o gassosa (embolo) di grandezza variabile.

La migrazione può avvenire da una zona periferica del corpo, tramite una vena o dal cuore in un’arteria polmonare, con conseguente blocco totale o parziale e repentino del flusso circolatorio.

Sintomi generici dell’embolia polmonare

I primi segnali di un’embolia polmonare si manifestano a livello respiratorio e cardiaco. Essi consistono generalmente in:

  • alterazione respiratoria e circolatoria;
  • aumento della pressione polmonare;
  • cuore polmonare acuto;
  • diminuzione della gittata cardiaca;
  • ipotensione sistemica delle arterie;
  • calo della portata coronarica;
  • infarto polmonare di tipo emorragico.
embolia polmonare cause
La causa più frequente dell’embolia polmonare è la tromboembolia polmonare, che insorge quando, nella quasi totalità dei casi, un coagulo di sangue si stacca da un trombo rosso di una trombosi venosa profonda

Cause: embolie trombotiche (TEP)

La causa più frequente dell’embolia polmonare è la tromboembolia polmonare, che insorge quando, nella quasi totalità dei casi, un coagulo di sangue si stacca da un trombo rosso di una trombosi venosa profonda (TVP) a carico delle vene femorali, iliache e dalle zone sopra il ginocchio o da un trombo più distante che non è stato trattato adeguatamente e quindi si è esteso.

I soggetti maggiormente a rischio di trombosi venosa profonda sono le donne ultra quarantenni, obese, fumatrici, che hanno subito traumi a gambe o anche, sottoposte a interventi chirurgici dal bacino in giù, affette da tumore, gravide o partorienti o che assumono contraccettivi orali.

La trombosi venosa profonda però può scaturire anche da:

  • lupus;
  • insufficienza venosa cronica degli arti inferiori;
  • degenze prolungate con immobilizzazione prolungata (ictus cerebrale, scompenso cardiaco congestizio, BPCO, lesioni al midollo spinale);
  • precedente trombosi venosa profonda;
  • diabete melato;
  • poliritmia vera;
  • trombocitemia essenziale;
  • collagenopatie;
  • emoglobinuria parossistica notturna.

Altrettanto frequenti sono alcuni fattori di rischio congeniti responsabili della trombosi venosa e della tromboembolia polmonare, patologie e particolari affezioni cardiache, infezioni e presenza di cateteri venosi per chemioterapia o nutrizione.

Cause: embolie non trombotiche

Le embolie possono essere provocate anche da grasso o altro materiale.

L’embolia di grasso tra l’altro è la causa più frequente della embolia polmonare non trombocita.

In genere questo tipo di embolie insorgono dopo una frattura del femore o tibia e in alcuni casi o successivamente a un trauma del tessuto adiposo o del fegato.

In genere, i primi sintomi compaiono dopo uno-tre giorni di distanza dalla lesione e sono rappresentati da:

  • nervosismo;
  • stato confusionale;
  • delirio;
  • difficoltà respiratorie;
  • tachicardia;
  • sindrome da distrusse respiratorio;
  • piccole emorragie cutanee su braccia e torace e sulle braccia;
  • anemia;
  • coagulazione intramuscolare disseminata;
  • coma.

Un tipo di embolia altamente pericolosa e mortale in più dell’80 % dei casi è quella da liquido amniotico, che si verifica durante il parto e si manifesta repentinamente con grave difficoltà respiratorie, pressione bassa, cianosi, convulsioni e coma.

L’embolia generata da gas può essere la conseguenza di:

  • complicanze neurochirurghe;
  • taglio cesareo;
  • catetere cardiaco;
  • circolazione extracorporea;
  • gas nella cavità pleurica;
  • risalita rapida dopo immersioni subacquee.

In genere il sospetto insorge quando il paziente presenta dispnea, cianosi, convulsioni, paresi e coma, anticipati da un improvviso gorgoglio del torace.

In questi casi la mortalità è elevata.

L’embolia settica invece insorge a causa di un’infezione ostinata nei pazienti con endocardite destra.

L’embolia tumorale infine compare sotto forma di cuore polmonare sub acuto o cronico associata a cancro a carico di fegato, reni, stomaco e del tessuto da cui passa il nutrimento del feto.

Classificazione e gravità

L’embolia polmonare è classificata in base a estensione e gravità in:

  • acuta massiva: così denominata quando la metà dell’apparato vascolare dei polmoni o due rami lobari sono colpiti. La patologia si presenta con shock circolatorio e arresto delle funzioni cardiache;
  • acuta submassiva: in questo caso ad essere coinvolto è un solo segmento polmonare o meno della metà del letto vascolare polmonare;
  • microembolia polmonare cronica recidivante: è responsabile della ipertensione polmonare cronica.

Fattori di rischio

I fattori di rischio possono essere primitivi o secondari.

I primi comprendono una particolare resistenza alla proteina C attivata, una iperomocisteinemia o un deficit di proteina C, S, antitrombina e attivatore tissutale.

I secondi invece dipendono da comportamenti errati del paziente (fumo, obesità, utilizzo di contraccettivi orali, viaggi prolungati in aereo) o problematiche di salute (immobilizzazione, interventi chirurgici, tumori, traumi e lesioni ossee, gravidanza, ictus, iperviscosità ematica e flogosi cronica).

I sintomi dell’embolia polmonare

I sintomi possono essere confusi con quelli di altre patologie, per lo più a carico di cuore e polmoni.

I segnali più frequenti ed evidenti sono: dolore al torace, collasso cardiocircolatorio, arrossamento e gonfiore delle vene del collo e difficoltà respiratorie.

embolia polmonare dolore
I sintomi possono essere confusi con quelli di altre patologie, per lo più a carico di cuore e polmoni

La diagnosi dell’embolia polmonare

La diagnosi di embolia polmonare è difficile, perché, come anticipato, i sintomi sono spesso comuni a quelli di altre patologie (edema polmonare acuto, infarto acuto del miocardio, pericardite, dissezione dell’aorta, pneumotorace, atelettasia polmonare, polmonite, asma, crisi d’ansia, frattura delle costole, dolore muscolo scheletrico).

L’anamnesi, l’esame obiettivo e gli esami di tipo strumentale sono le tecniche diagnostiche principali.

Lo studio diagnostico comprende in genere l’eco color doppler degli arti inferiori, E.C.G, emogasanalisi, RX del torace, ecocardiogramma trans toracico, dosaggio dei dimeri plasmatici, scintigrafia polmonare pefusionale e ventilatoria, tc spirale del torace con m.d.c., angiografia polmonare, troponina, peptide natriuretico cerebrale.

La cura

La terapia dei soggetti embolizzati prevede la somministrazione di eparina in endovena.

Dopo la sospensione dell’eparina di solito il medico prescrive un anticoagulante orale, che può essere necessario per un periodo di sei mesi dopo l’episodio embolico.

Gli anticoagulanti e i trombolitici (per i pazienti affetti da TEP massiva la somministrazione avviene per via sistemica o tramite catetere), utilizzati correttamente e tempestivamente garantiscono ottimi risultati, tanto da riuscire a scongiurare il trattamento chirurgico per l’asportazione dell’embolo, che si rende necessaria solo quando il soggetto manifesta uno stato di shock o un danno ai reni.

Il ricorso ad anticoagulanti orali ed eparina tuttavia prevede controlli periodici costanti, poiché la fluidificazione del sangue può causare episodi emorragici.

L’embolia polmonare poi, in base alle cause e alla gravità, può richiedere l’impiego della maschera facciale di ossigeno con sistema Venturi e morfina per diminuire l’intensità dei dolori al torace.

In concomitanza di trombosi venosa profonda è necessario ricorrere al filtro cavale da posizionare in via intra giugulare o intra femorale.

Questo però è un rimedio a cui si ricorre solo nei casi più estremi, perché nel lungo termine può causare problematiche complesse.

Cosa mangiare e cosa non mangiare durante l’assunzione di anticoagulanti

Ci sono alimenti che non devono essere assolutamente assunti, se si assumono farmaci anticoagulanti per il trattamento dell’embolia polmonare.

Tra questi, tutti i cibi contenenti la vitamina K, perché svolge un importante ruolo nel processo di coagulazione del sangue.

Meglio quindi evitare avocado, broccoli, cavoli cavolfiori, cime di rapa, crauti, verza, fegato di vitella, soia e tutti i cibi a base di soia.

Non è il caso neppure di assumere super alcolici, perché ostacolano l’efficacia dei farmaci, mentre un bicchiere di vino o birra durante i pasti hanno un positivo effetto antiossidante sulle pareti delle arterie.

Infine è importante introdurre nel proprio regime alimentare cibi ricchi di sostanze antiossidanti (vitamine A,C,E) presenti in frutta e verdura.

embolia polmonare sintomi
Lo studio diagnostico comprende in genere l’eco color doppler degli arti inferiori, E.C.G, emogasanalisi, RX del torace

Prevenzione

Appare chiaramente difficile diagnosticare in maniera corretta e in tempi rapidi un’embolia polmonare, per questo la prevenzione è la strada migliore da percorrere.

I soggetti che soffrono di trombosi devono prestare una particolare attenzione alle proprie abitudini di vita, perché nel loro caso il sangue si coagula in misura maggiore rispetto alla normalità.

Chi ha tra i propri parenti persone che ripetutamente hanno sofferto o soffrono di trombosi, devono rivolgersi a centri altamente specializzati, perché, anche in soggetti che non manifestano alcun sintomo o non hanno mai sofferto di disturbi trombotici, è possibile individuare una predisposizione a trombosi venosa profonda e quindi a embolia polmonare.

Ci sono poi delle condotte, valide per tutti, che risultano fondamentali per prevenire un evento tromboembolico.

Se per lavoro o svago si devono affrontare lunghi viaggi in aereo o in treno, meglio evitare di stare sempre seduti e nella stessa posizione. Alzarsi e sgranchire le gambe, facendo qualche passo e bere molta acqua, sono ottimi e facili rimedi per favorire la circolazione.

I soggetti che sono a rischio di trombosi venosa alle gambe dovrebbero anche indossare calze elastiche a compressione graduata, mentre chi ha già sofferto di eventi trombotici deve assolutamente smettere di fumare.

Le donne che assumono anticoncezionali orali e che sono state affette da trombosi devono sospenderli e privilegiare altri metodi.

Rimedi naturali preventivi

Appare chiaro che l’embolia polmonare insorge soprattutto in soggetti che presentano problematiche circolatorie legate a insufficienza venosa profonda.

Questo problema, oltre ai consigli preventivi indicati, può essere affrontato ricorrendo a rimedi naturali davvero efficaci.

Il pepe di cayenna, ad esempio, è un ottimo anticoagulante, capace di favorire la circolazione, perché nel contempo riduce anche i livelli di colesterolo e dei trigliceridi nel sangue.

Il rosmarino da sempre è conosciuto per la sua capacità di contrastare la fragilità capillare e aumentare il flusso sanguigno.

Il rusco, noto come pungitopo, invece agisce sulle problematiche legate all’insufficienza venosa profonda e alle vene varicose.

Il biancospino, ricco di antiossidanti, è un fantastico protettore dei vasi sanguigni.

Il ginkgo biloba migliora la circolazione perché favorisce la dilatazione dei vasi.

Lo zucchetto è un potente antinfiammatorio, efficace contro i dolori derivanti da trombosi venosa.

Lo zenzero infine ha poteri anti piastrinici ed è in grado di sconfiggere la fibrina, responsabile della trombosi venosa profonda.

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