FREQUENZA CARDIACA : alterazioni e parametri di riferimento

La frequenza cardiaca indica il numero di battiti che il nostro cuore effettua in un minuto. Questo numero è più o meno standard in adulti o bambini, ma può essere più accelerato (tachicardia) o più rallentato (bradicardia). Ecco come funziona il cuore e quali sono le principali alterazioni della frequenza cardiaca

La frequenza cardiaca indica il numero di battiti che il nostro cuore effettua in un minuto.

Si tratta di un parametro vitale, che deve essere tenuto sotto controllo. Un’alterazione della frequenza cardiaca, infatti, sia in eccesso sia in difetto, può indurre danni al cuore e sfociare in patologie molto gravi.

I battiti cardiaci devono mantenersi stabilmente in un range ben determinato. Un aumento del numero di battiti cardiaci al minuto, viene definito come tachicardia.

Mentre, una diminuzione degli stessi, prende il nome di bradicardia.

Entrambe le situazioni possono essere sia di natura fisiologica, sia di natura patologica.

Cuore: funzionamento

Il cuore è un organo vitale che funge da motore per il corretto funzionamento del nostro organismo.

Esso, attraverso il pompaggio di sangue in tutto il corpo, è in grado di far giungere a tutte le cellule sia l’ossigeno sia i nutrienti di cui hanno bisogno per poter sopravvivere e duplicarsi.

Il cuore, infatti, è la “pompa” che, mediante dei sistemi elettrici e valvolari molto complessi, immette il sangue all’interno del sistema circolatorio, che si ramifica in tutto il corpo, raggiungendo anche le zone più periferiche dell’organismo.

Frequenza cardiaca battiti
La frequenza cardiaca non è altro che il numero di battiti che il nostro cuore effettua in un minuto

Atri e ventricoli

Il cuore è un organo cavo che si trova all’interno della cavità toracica ed è costituito da due atri e due ventricoli, collegati tra loro da una serie di valvole.

Queste si aprono e si chiudono continuamente per permettere il passaggio del sangue da una parte all’altra.

Il ventricolo sinistro pompa il sangue ricco di ossigeno all’interno dell’arteria aorta, da cui si diramano le arteriole e i capillari arteriosi.

Essi portano il sangue ricco di ossigeno e nutrienti a tutte le cellule del nostro corpo. Dalla periferia, invece, nascono i capillari venosi che raccolgono le sostanze di scarto delle cellule e l’anidride carbonica.

Essi, dunque, si diramano in venule, fino a giungere a livello della vena cava superiore e inferiore, che drenano il sangue refluo proveniente rispettivamente dagli organi delle regioni sovra-diaframmatiche e sotto-diaframmatiche.

Il sangue, così, giunge all’atrio destro e da qui al ventricolo destro dove, tramite l’arteria polmonare, viene immesso all’interno degli alveoli polmonari.

Qui, viene liberata l’anidride carbonica ed il sangue si arricchisce nuovamente di ossigeno, per ripetere l’intero ciclo.

Battito cardiaco – 1

Tutto ciò può avvenire proprio grazie al battito cardiaco.

Il cuore, infatti, è un organo in grado di contrarsi in maniera del tutto autonoma, grazie a delle caratteristiche peculiari che lo contraddistinguono rispetto agli altri organi.

Il tessuto muscolare cardiaco, infatti, è caratterizzato dalla presenza di particolari cellule chiamate “cellule pacemaker”.

Queste, sono in grado di dare origine al battito cardiaco in maniera autonoma e, cioè, senza ricevere alcun impulso nervoso da parte del sistema nervoso centrale.

Queste cellule si trovano raggruppate in un punto ben preciso del cuore, che prende il nome di nodo seno-atriale.

Da questo punto, attraverso la contrazione ritmica delle cellule pacemaker, si generano degli impulsi elettrici a intermittenza che si propagano velocemente e in maniera ordinata tra le varie cellule.

Questo, avviene grazie al fatto che le cellule cardiache sono unite tra loro da particolari giunzioni, dette giunzioni serrate, che permettono agli impulsi di propagarsi molto velocemente tra di esse.

Oltre al nodo seno-atriale, dal quale nasce e si propaga l’impulso elettrico, il cuore è provvisto di altri gruppi di cellule pacemaker, che prendono il nome di:

  • Nodo atrio-ventricolare;
  • Fascio di His;
  • Fibre di Purkinje.
Frequenza cardiaca tachicardia
Quando la frequenza cardiaca assume un ritmo accelerato, siamo in presenza di tachicardia

Battito cardiaco – 2

Normalmente, quindi, il battito cardiaco nasce dal nodo seno-atriale e, grazie alla presenza delle giunzioni serrate, si propaga lungo tutto l’atrio destro e sinistro che si contraggono contemporaneamente.

L’impulso elettrico si arresta poi a livello dei ventricoli, dove non sono presenti giunzioni serrate. Per cui, i ventricoli non si contraggono simultaneamente agli atri.

La contrazione degli atri, invece, stimola l’attivazione del nodo atrio-ventricolare, da cui nasce l’impulso elettrico che si propaga nei ventricoli, tramite il fascio di His e le fibre di Purkinje.

A regolare le contrazioni cardiache sono due neurotrasmettitori, l’adrenalina, che ha il ruolo di accelerare il battito cardiaco, e l’acetilcolina che, invece, lo rallenta.

Quindi, la contrazione cardiaca non parte dal sistema nervoso, ma viene soltanto regolata da esso.

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Alterazioni della frequenza cardiaca

La frequenza cardiaca indica il numero di battiti in un minuto. Questo parametro rappresenta una funzione vitale per l’organismo e deve rientrare in un intervallo di valori per risultare fisiologico e garantire il corretto funzionamento del corpo.

La frequenza cardiaca, però, può subire molte fluttuazioni e cambiamenti durante la giornata.

Il nostro battito cardiaco, infatti, non è un valore statico e sempre uguale. Basti pensare al batticuore che si presenta in svariate occasioni, come emozioni, stress, agitazione etc.

In questi casi, dunque, il nostro battito cardiaco accelera e la frequenza aumenta.

Questi eventi, tuttavia, rientrano sempre in un contesto fisiologico e di normalità.

Il problema si presenta, invece, nel momento in cui l’aumento o la diminuzione dei battiti cardiaci divengono una condizione di natura patologica.

La frequenza cardiaca, inoltre, varia anche in base al sesso e all’età di un individuo.

In un soggetto adulto, infatti, la frequenza cardiaca a riposo si attesta intorno ai 70 battiti al minuto per gli uomini, e ai 75 battiti al minuto per le donne.

Nei neonati e nei bambini, invece, questa risulta essere molto più alta. Nei neonati, addirittura, la frequenza cardiaca arriva fino a 180 battiti al minuto, mentre nei bambini varia tra gli 80 e i 100. Si assesta poi durante la fase adolescenziale.

Tachicardia

La tachicardia cronica è una condizione potenzialmente pericolosa, in quanto, una frequenza cardiaca troppo elevata indica un eccessivo sforzo del muscolo cardiaco ed è correlata a un aumento del rischio cardiovascolare.

Si parla di tachicardia patologica quando, in un soggetto adulto, il numero dei battiti cardiaci a riposo supera il valore di 100.

Questo può avvenire nel momento in cui gli impulsi che partono da atri e ventricoli si alterano a causa di anomalie elettriche del cuore.

Può verificarsi un’anomalia a livello dei centri elettrici che contengono le cosiddette cellule pacemaker, quali il nodo seno-atriale, il nodo atrio-ventricolare, le fibre del Purkinje e le fasce di His.

In questi casi si verifica una condizione di aritmia cardiaca, ovvero il ritmo cardiaco non è più costante e regolare, ma diviene caratterizzato dalla presenza di battiti irregolari e un aumento della frequenza cardiaca a riposo.

Si conoscono diversi tipi di tachicardia patologica, che si differenziano in base al punto in cui ha origine l’anomalia elettrica, tra cui:

  • sinusale, che rappresenta la forma più comune di tachicardia;
  • ventricolare;
    sopraventricolare;
  • fibrillazione atriale;
  • fibrillazione ventricolare;
  • flutter atriale.

In questi casi, il soggetto può andare incontro a ictus cerebrali o a infarto del miocardio.

Quando il cuore batte troppo velocemente e in maniera del tutto irregolare, infatti, aumenta la pressione arteriosa ed il flusso sanguigno si altera completamente.

Esso passa da uno stato laminare, ovvero ordinato, a un flusso turbolento, cioè caratterizzato da una velocità critica.

In questo caso, si possono creare dei trombi che occludono i vasi sanguigni maggiori, provocando ictus o infarti.

Frequenza cardiaca bradicardia
Quando la frequenza cardiaca assume un ritmo rallentato, siamo in presenza di bradicardia

Bradicardia

Si parla di bradicardia, invece, quando il numero dei battiti cardiaci è più basso rispetto alla norma.

Questo accade quando la frequenza cardiaca scende al di sotto dei 60 battiti al minuto.

La condizione bradicardica, normalmente, non è patologica. Essa, anzi, indica una migliore funzionalità cardiaca e un’ottima emodinamicità.

Gli atleti, infatti, hanno basse frequenze cardiache e sono bradicardici. Questo perché anche il cuore è un muscolo che, se ben allenato, funziona meglio.

Tuttavia, esiste una bradicardia di tipo patologico, che sopraggiunge quando il soggetto in questione non è un atleta, ma il suo cuore non riesce ad innescare un impulso elettrico adeguato.

In questi casi, il cuore, non riesce a pompare la giusta quantità di sangue a livello di tutti i distretti corporei. Ciò comporta, a lungo andare, un continuo sforzo del muscolo cardiaco.

Infatti, il cuore, per sopperire a questo malfunzionamento, si sforza di pompare più sangue possibile, rischiando di andare in contro a dilatazione.

Si possono distinguere tre diversi tipi di bradicardia:

  • miogeno, provocata da una degenerazione del cuore causata, ad esempio, da un pregresso infarto del miocardio;
  • neurogeno, che è provocata da lesioni a carico del sistema nervoso centrale;
  • chimico, che può essere provocata dall’assunzione di sostanze chimiche, quali ad esempio farmaci betabloccanti.

Quando la bradicardia è di tipo patologico, si può intervenire attraverso una specifica terapia farmacologica o, nei casi più gravi, attraverso l’impianto di un pacemaker, che stimola elettricamente il cuore a contrarsi.

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