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PUBALGIA : cause sintomi diagnosi e cure

Pubalgia: cos’è e come si manifesta

Quando i muscoli della zona pubica e/o inguinale s’infiammano si parla di pubalgia.

Nella maggior parte dei casi il disturbo si manifesta in seguito ad allenamenti troppo intensi o superiori alle proprie capacità fisiche.

La pubalgia rappresenta infatti una delle condizioni cliniche più frequenti di chi pratica molto sport.

Fu definita per la prima volta agli inizi degli anni ’30, e descritta come “una nuova malattia sportiva”.

Nel decennio seguente, invece, la malattia fu associata al gioco del calcio e chiamata inizialmente Sindrome retto-adduttoria (termine che è stato mantenuto per distinguere la pubalgia della sinfisi pubica).
Per definizione “la pubalgia è una sindrome dolorosa della griglia pelvica” che coinvolge i punti in cui i diversi muscoli si portano all’osso pubico, e la cui origine dipende da un sovraccarico di microtraumi.

Questi a volte vengono ignorati o non avvertiti dal paziente fino alla comparsa di sintomi dolorosi più intensi.

In definitiva, quindi, la pubalgia è un dolore muscolare, chiamato miotensite, provocato dalla lesione dei muscoli della sinfisi pubica e della zona bassa e frontale dell’addome.

Questa patologia, in realtà, interessa non solo chi pratica sport in modo continuo e a livello agonistico, ma anche le donne in gravidanza, soprattutto dal sesto mese di gestazione in poi.

Ciò dipende dal fatto che il carico aumentato dell’addome può stressare i muscoli sottostanti che, infiammandosi, provocano il disturbo.
Per quanto riguarda gli sportivi, invece, va ricordato che la pubalgia può manifestarsi anche dopo una modifica delle proprie abitudini:

  • cambio nel metodo di allenamento
  • terreno poco favorevole
  • scarpe inadeguate, etc

o in relazione alle caratteristiche fisiche dell’atleta:

  • dismetria degli arti inferiori
  • problemi posturali
  • curvatura lombare accentuata
  • patologie congenite dell’anca.

Pur interessando la maggior parte degli sportivi, la pubalgia colpisce prevalentemente i calciatori a causa dei molti gesti tecnici che caratterizzano il gioco del calcio:

  • scatti
  • contrasti
  • cambi repentini di direzione
  • dribbling

e per via dell’atteggiamento iperlordotico al quale sono sottoposti.

Pubalgia: le cause

Le cause della pubalgia intesa nel senso generico del termine, ossia come “dolore nella zona pubica”, possono essere diverse e spaziano da patologie articolari o ossee, muscolari o tendinee, fino a quelle di tipo tumorale, infettivo, etc.
In genere, tuttavia, la pubalgia può essere provocata da:

  • una contrattura del muscolo ileopsoas;
  • un’artropatia degenerativa della sinfisi pubica;
  • un’inserzione anomala del retto dell’addome o degli adduttori;
  • un movimento aggressivo o violento che determina una lesione agli addominali obliqui o agli adduttori;
  • un’infiammazione della zona pubica provocata da un trauma;
  • o da un’avulsione dei tendini adduttori.

Pubalgia: tipologie

In base alla zona colpita, si possono distinguere varie forme di pubalgia: le più frequenti sono la sindrome retto-adduttoria e la sindrome sinfisaria.

La sindrome retto-adduttoria

La sindrome retto-adduttoria è la forma più tipica di pubalgia e interessa l’infiammazione della muscolatura che s’inserisce sulla zona superiore-frontale dell’osso iliaco.

Il disturbo ha origine quando l’osso pubico, che rappresenta la parte centrale del bacino, è sottoposto a un forte stress causato dalle sollecitazioni provenienti sia dai muscoli addominali sia dagli adduttori della coscia.

Il malfunzionamento, la debolezza o la lesione di uno di questi muscoli inevitabilmente scatena uno squilibrio funzionale e può innescare una patologia da sovraccarico.

La sindrome sinfisaria

Un’altra forma frequente di pubalgia è la sindrome sinfisaria che comporta il cedimento parziale della sinfisi pubica.

Questa è un’articolazione fibro-cartilaginea situata tra le due ossa pubiche proprio al centro del bacino e praticamente immobile.

Questo disturbo sopraggiunge in seguito a sollecitazioni intense e ripetute che i muscoli adduttori esercitano sulla sinfisi pubica, provocandone un cedimento.

Tuttavia, anche se la sua mobilità è molto limitata, la sinfisi pubica è molto elastica, un fattore indispensabile sopratutto nelle donne in gravidanza perché, al momento del parto, facilita il passaggio del feto.
Le cause del disturbo, in questo caso, sono da rintracciare nei cambiamenti fisiologici del corpo della donna durante lo stato interessante e dipendono:

  • dall’aumentato peso corporeo, che sollecita maggiorente l’inibizione e la distensione dei legamenti dell’addome e del perineo (la regione compresa tra la vagina e l’ano);
  • dalla crescita di volume dell’utero, che agisce sui tendini e i muscoli addominali, e sovraccarica le aree sottostanti;
  • e dai cambiamenti ormonali, che favoriscono il rilassamento dei tessuti.

Essendo conseguente all’aumento di peso, il dolore tende dunque ad aumentare con l’avanzare della gravidanza.

La pubalgia in gravidanza, tuttavia, non deve destare preoccupazione poiché è legata esclusivamente a cause funzionali e normalmente si risolve subito dopo il parto.

Pubalgia: i sintomi

Il sintomo principale della pubalgia è sicuramente il dolore.

Questo inizia a partire dall’osso pubico, si diffonde in tutta l’area e va a localizzarsi nell’inguine fino a raggiungere, talvolta, anche la parte esterna della coscia.

Nelle forme meno gravi, il disturbo si manifesta generalmente al risveglio e all’inizio dell’attività fisica, regredendo poi fino a scomparire del tutto subito dopo il riscaldamento.

Nei casi più importanti, invece, la condizione dolorosa può comparire anche all’improvviso e nel corso degli allenamenti, tanto da renderne impossibile la prosecuzione.

In questo caso la pubalgia può compromettere anche la deambulazione.

Pubalgia
Pubalgia sintomi e cura

Il dolore infatti, si fa sempre più persistente e cronico.

Questa situazione tende a peggiorare con l’esercizio fisico, mentre si attenua solo con il riposo.

Il dolore della pubalgia  tende ad aumentare quando gli adduttori della coscia o i muscoli addominali sono sotto sforzo e ogni volta che aumenta la pressione addominale.

Contestualmente crescono anche le forze che agiscono sull’osso pubico, provocando un dolore molto forte.

Nel caso della sinfisi pubica, tipica della gravidanza, i sintomi della pubalgia potrebbero comparire anche solo separando o sollevando una gamba, ad esempio all’atto di scendere dall’auto, di infilarsi i pantaloni o di salire le scale.

Tante donne in dolce attesa, inoltre, possono avvertire anche una difficoltà di movimento a livello delle anche.

Pubalgia: la diagnosi

La pubalgia è una patologia ben nota in medicina e attraverso una diagnosi precoce è possibile intervenire con un trattamento mirato ed efficace.

La parte dolente è facile da localizzare, anche con la semplice palpazione, perché i tendini e i muscoli interessati sono situati in una zona piuttosto superficiale della pelle.

Sarà compito del medico capire la vera natura della pubalgia, stabilendo se si tratta di una patologia addominale (se il dolore è di tipo unilaterale) o degli adduttori (in caso di dolore diffuso).

In un primo momento, sarà necessario individuare anche probabili tumefazioni o di ernie, riscontrabili attraverso la palpazione degli orifizi inguinali, e analizzando il comportamento degli adduttori sotto sforzo per scoprire eventuali adenopatie.
Il medico, tra l’altro, dovrà valutare se il dolore sia provocato effettivamente dalla pubalgia o se nasconda altri tipi di problematiche.

Oltre a cause muscolo-tendinee, infatti, i problemi inguinali potrebbero essere determinati da:

  • displasia (sofferenza all’articolazione dell’anca)
  • disturbi urinari
  • problemi ossei
  • da fratture dell’osso pubico, abbastanza comuni nei giovani sportivi.

Pertanto, attraverso la diagnosi differenziale, il dottore dovrà escludere la presenza di:

  • artrosi dell’anca;
  • dolore riferito a partire dalla schiena;
  • possibili fratture a carico del pube;
  • intrappolamento del nervo genitofemorale;
  • linfonodi inguinali ingrossati;
  • malattie urinarie e gastrointestinali;
  • nervopatia del nervo crurale (situato nella faccia anteriore della coscia);
  • osteite del pube (causata da una piccola lesione della sinfisi pubica);
  • prostatite;
  • strappo muscolare o rottura di uno o più muscoli adduttori;
  • varicocele (dilatazione delle vene del testicolo).

Oltre all’esame obiettivo del paziente e alla diagnosi differenziale, per diagnosticare la pubalgia si può ricorrere anche all’indagine strumentale.

Questa prassi, di norma, prevede tre tipi di esami differenti:

  1. radiografia
  2. ecografia muscolo-scheletrico
  3. risonanza magnetica
  1. La radiografia è molto utile per escludere determinate condizioni patologiche, come fratture o artrite, ma non permette di visualizzare i muscoli e i tendini.
  2. L’ecografia muscolo-scheletrica è perfetta per evidenziare possibili lesioni ai tendini, perché consente di visualizzare i tessuti molli.
  3. La risonanza magnetica rappresenta l’esame più completo giacché può mostrare infiammazioni, gonfiori tendinei, calcificazioni, artrite, tumori, etc.

Pubalgia: cura e trattamento

In presenza di pubalgia, il primo obiettivo da raggiungere è quello di ridurre l’infiammazione.

Al paziente è consigliato il riposo assoluto, utile per riparare le microlesioni della zona pubica e/o inguinale, e dovrà evitare tutte quelle attività che potrebbero dare origine al dolore.

Continuando a stressare zona del pube, infatti, la tendinite potrebbe peggiorare fino a cronicizzarsi, segnando la fine della carriera sportiva.

Per evitare una situazione simile, generalmente si procede con la terapia farmacologia e con quella riabilitativa.

A volte per il trattamento della pubalgia risulta necessario ricorrere all’uso di farmaci, che devono essere sempre prescritti da un medico e che sono tipicamente i seguenti:

  • FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei)
  • paracetamolo
  • Ketoprofene (Oki)
  • ibuprofene
  • Brufen

Tuttavia, se in sintomi dovessero persistere per più di due mesi, il medico potrebbe optare per delle infiltrazioni locali a base di cortisone.
Con il trattamento fisioterapico, invece, sarà possibile non solo ridurre il dolore della pubalgia, ma anche il gonfiore (ad esempio ricorrendo alla tecnologia a ultrasuoni o a onde d’urto).

Molto efficace è anche la terapia manuale, eseguita attraverso manipolazioni miofasciali o Ciriax.

In seguito, quando il gonfiore e il dolore si sono attenuati, si può procedere con una serie di esercizi specifici, volti a rinforzare tendini e muscoli, e alla ripresa dell’attività sportiva.
In caso di pubalgia, inoltre, potrebbe essere molto efficace accompagnare alla terapia farmacologica e riabilitativa anche il trattamento con il ghiaccio, da seguire autonomamente a casa.

E’ sufficiente applicare sulla regione dolorante un impacco ghiacciato per 20 minuti, da ripetere per 3 volte al giorno: in tal modo si attenua il dolore e si riduce l’infiammazione.

Per approfondire:

http://www.mdmfisioterapia.it/pubalgia-cura/

https://www.greenme.it/vivere/salute-e-benessere/15114-pubalgia-sintomi-rimedi-esercizi

http://www.benessere.com/salute/disturbi/pubalgia.htm

http://www.albanesi.it/medsport/pubalgia.htm 

 

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