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TIA : attacco ischemico transitorio, cos’è come si manifesta

TIA, dall’inglese Transient Ischaemic Attack, è un piccolo ictus, ossia un blocco temporaneo e reversibile dell’afflusso di sangue al cervello. Si differenzia dall’ictus vero e proprio per la durata dell’attacco, che si limita a pochi minuti. Esso però è una spia importante che può preludere a futuri ictus. Ecco le cause, i sintomi, i fattori di rischio e le strategie di prevenzione

TIA: di cosa si tratta?

L’acronimo TIA, dall’inglese Transient Ischaemic Attack, può essere definito come un piccolo ictus, ossia un blocco temporaneo e reversibile dell’afflusso di sangue al cervello.

Si differenzia dall’ictus vero e proprio per la durata dell’attacco che in questo caso si limita a pochi minuti e qualche volta è talmente breve da passare addirittura inosservato.

Dal momento che non causa danni permanenti, potrebbe non sembrare un grosso problema ma ignorarlo è un grave errore.

Il TIA può precedere un ictus in piena regola: è come una sorta di segnale di pericolo, un allarme che il nostro organismo ci lancia per invitarci a correre ai ripari.

La causa è quasi sempre un coagulo di sangue che provoca un’interruzione del circolo.

Nel caso di un attacco transitorio, questo si dissolve da solo grazie agli anticoagulanti naturali presenti nel nostro sangue.

In alternativa, si sposta a valle risolvendo la sintomatologia nel momento in cui il flusso viene ripristinato.

Quest’interruzione può danneggiare il tessuto cerebrale in maniera proporzionale al tempo di interruzione del flusso.

Questo, nel TIA, è talmente breve da non causare conseguenze permanenti ma nell’ictus vero e proprio porta alla necrosi e a seconda della zona colpita può anche essere letale.

Il 15% dei TIA è seguito da un ictus a tutti gli effetti nel giro di un anno, ma molto spesso esso si presenta dopo pochi giorni o settimane.

Inoltre, da alcune statistiche effettuate intervistando i pazienti colpiti da ictus è emerso che oltre la metà di essi aveva sperimentato i sintomi del TIA nei 365 giorni precedenti all’attacco.

Tutti questi elementi ci portano a comprendere quando il TIA sia potenzialmente pericoloso.

Cause e fattori di rischio modificabili

Il TIA ha nella maggior parte dei casi le stesse origini di un ictus ischemico ovvero un coagulo che blocca l’afflusso ematico al cervello.

Questo coagulo è rappresentato da una placca aterosclerotica, ovvero un deposito di grasso e colesterolo che ostruisce un’arteria (o un ramo di essa) impedendole di portare sangue al cervello.

Per quanto riguarda i fattori di rischio, occorre dividerli in due categorie ben definite a seconda che siano elementi modificabili e non modificabili nella vita del paziente.

Tra quelli non modificabili ricordiamo:

  • Storia familiare: il rischio di essere vittima di un TIA o di un ictus potrebbe essere maggiore se uno dei membri della famiglia ne ha già avuto uno in passato.
  • Età: sebbene possa sopraggiungere in qualunque fase della vita, anche in individui giovani, il rischio aumenta man mano che si invecchia, soprattutto dopo i 55 anni.
  • Sesso: sebbene gli uomini abbiano una probabilità leggermente più alta di contrarre un TIA o un ictus, più della metà dei decessi per questa patologia si verifica nelle donne.
  • Attacco ischemico transitorio precedente: se si ha avuto uno o più TIA, si ha 10 volte più probabilità di avere un ictus.
  • Anemia falciforme: l’ictus è una frequente complicazione di questo disturbo ereditario.
    Le cellule del sangue di chi ne è affetto sono a forma di falce, quindi oltre a portare meno ossigeno tendono a rimanere bloccate nelle pareti delle arterie.
    Tuttavia, con un trattamento adeguato per l’anemia falciforme, è possibile ridurre il rischio di ictus.
tia trombo
Il 15% dei TIA è seguito da un ictus a tutti gli effetti nel giro di un anno, ma molto spesso esso si presenta dopo pochi giorni o settimane

Cause e fattori di rischio non modificabili

Per evitare il rischio di TIA, si possono modificare i comportamenti e gli stili di vita malsani che possono favorire l’insorgere della patologia come ad esempio:

  • Ipertensione: più è alta la pressione arteriosa, più aumenta la possibilità dell’insorgenza di ictus.
    Controllare sempre i valori e tenerli il più possibile vicini al range fisiologico di 140/70 con il supporto di un medico aiuterà a ridurre la percentuale di rischio.
  • Dislipidemie: mangiare bene riducendo il colesterolo tramite l’ingestione limitata di cibi grassi è essenziale per evitare la formazione delle placche aterosclerotiche.
    Se la semplice dieta non basta, il medico potrebbe aiutare valutando la somministrazione di statine, i farmaci d’elezione per questo tipo di problemi.
  • Problemi di origine cardiovascolare come aritmie gravi, difetti congeniti o patologie a carico del miocardio aumentano il rischio di ictus.
    Occorre curarle e tenerle sotto controllo per limitare i rischi.
  • Alti livelli di omocisteina nel sangue possono causare un ispessimento delle arterie rendendole più suscettibili ai coaguli.
  • Obesità: un BMI (indice di massa corporea) superiore a 25 e una circonferenza vita maggiore di 90 cm nelle donne e 102 cm nell’uomo sono da considerare seri fattori di rischio.
  • Fumo di sigaretta: il fumo aumenta la pressione arteriosa e l’aterosclerosi che è alla base dei così tanto pericolosi coaguli.
  • Alcol e droghe sono pericolosi e da eliminare.
  • Inattività fisica: occorrono almeno 30 minuti al giorno di attività fisica moderata per mantenere il corpo sano.
  • Pillola anticoncezionale: tutti i contraccettivi orali aumentano il rischio di ictus e TIA.
  • Limitare il sale: gli alimenti ricchi di sodio aumentano la pressione che è un importante fattore di rischio

Sintomi

Gli attacchi ischemici transitori di solito durano pochi minuti e la maggior parte dei segni e dei sintomi scompaiono entro un’ora e sono del tutto simili a quelli riscontrati all’inizio di un ictus.

Tra di essi, i può frequenti sono:

  • Debolezza improvvisa, intorpidimento o paralisi del viso, delle braccia o delle gambe, tipicamente su un solo lato del corpo.
  • Discorsi distorti o confusi oppure difficoltà a comprendere ciò che gli altri dicono.
  • Offuscamento della vista, a volte addirittura improvvisa cecità da uno o entrambi gli occhi.
    Alcuni pazienti invece hanno raccontato di aver sperimentato una sorta di visione “doppia”.
  • Capogiri improvvisi o perdita di equilibrio spesso accentuati da una impossibilità di coordinare anche i movimenti più semplici.
    Una paziente colpita da TIA durante un pranzo aziendale raccontava di aver capito di avere un attacco in corso perché improvvisamente non riusciva più a portare il cucchiaio alla bocca.
  • Mal di testa improvviso e molto forte senza causa nota.
tia fumo
Il fumo è un fattore di rischio molto pesante per il TIA

Diagnosi e trattamento

L’ictus è passato negli ultimi anni dal quarto al quinto posto tra le cause di morte nel mondo.

Questo dato positivo è dato dalla diagnosi precoce unita ai progressi nelle terapie mediche.

Una rapida valutazione dei sintomi è fondamentale per diagnosticare la causa del TIA e decidere una celere strategia di trattamento.

Per aiutare a determinare la causa del TIA e valutare il rischio di ictus, il medico può fare affidamento su una attenta anamnesi per valutare l’incidenza dei fattori di rischio come:

Un’ecografia tiroidea per cercare restringimenti o coaguli nelle arterie carotidi potrebbe essere indicata per avere un quadro più completo della situazione.

Molto spesso viene effettuata una scansione angiografica computerizzata che, tramite l’utilizzo di un mezzo di contrasto, mostra la situazione delle arterie del collo e del cervello.

Risonanza magnetica, arteriografia ed ecocardiografia sono molto utilizzati per avere un quadro più completo della situazione arteriosa.

Una volta che il medico avrà determinato la causa dell’attacco ischemico transitorio, l’obiettivo del trattamento sarà quello di correggere l’anormalità e di prevenire l’ictus.

tia ictus
Il TIA non va sottovalutato, in quanto è spesso precursore di un ictus

Farmaci

A seconda della causa del TIA, il medico può prescrivere farmaci per ridurre la tendenza alla coagulazione del sangue o può raccomandare un intervento chirurgico di angioplastica.

Tra i farmaci più utili in queste circostanza abbiamo:

  • Antiaggreganti con il compito di ridurre l’aggregazione piastrinica e quindi ridurre i processi di coagulazione.
    Il farmaco più usato è l’aspirina perché, oltre ad essere molto economico, ha il minor numero di effetti collaterali. Molto utilizzato è anche il Plavix.
  • Anticoagulanti come eparina e warfarin (Coumadin, Jantoven) che intaccano il processo di coagulazione mantenendo il sangue fluido.
    L’eparina è usata per brevi periodi di tempo e il warfarin si utilizza nel lungo termine.

Questi farmaci richiedono un attento monitoraggio. Se è presente fibrillazione atriale, il medico deve prescrivere un altro tipo di anticoagulante, dabigatran (Pradaxa).

Per quanto riguarda la terapia di tipo chirurgico, il medico può proporre un intervento preventivo di endoarterectomia carotidea.

Essa ha l’obiettivo di rimuovere le placche aterosclerotiche dalle arterie prima che si verifichi un TIA.

Anche l’angioplastica è molto frequente e tramite l’uso di un palloncino gonfiato a livello del restringimento arterioso si ripristina il flusso sanguigno rallentato.

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