FIBRINOGENO ALTO in gravidanza

Il fibrinogeno aumenta gradualmente il suo livello durante la gravidanza, innalzando il valore nel sangue mese dopo mese. Fino al valore massimo di riferimento di circa 700 millilitri per decilitro, è considerato normale. Vediamo perché

Fibrinogeno alto in gravidanza

Il fibrinogeno aumenta gradualmente il suo livello durante la gravidanza, innalzando il valore nel sangue mese dopo mese. Fino al valore massimo di riferimento di circa 700 millilitri per decilitro, è considerato normale, anzi, questa alta concentrazione di fibrinogeno è funzionale a ridurre le emorragie del parto.

  • Fibrinogeno e placenta: il fibrinogeno è uno dei fattori da tenere in considerazione per monitorare la salute della placenta materna. Bassi livelli di fibrinogeno, soprattutto se accompagnati ad altri problemi di coagulazione e a fattori di rischio per il distacco della placenta (v. paragrafo successivo), sono indicativi della salute della placenta.
  • Il ruolo del fibrinogeno nel parto naturale: in caso di parto naturale, il fibrinogeno aiuta i tessuti stressati e lesionati durante la fase espulsiva a rimarginarsi in modo veloce e regolare, evitando che il trauma del parto provochi eccessive emorragie per la madre.
  • Il ruolo del fibrinogeno nel parto cesareo: in caso di parto cesareo, il fibrinogeno è comunque fondamentale. Le ferite chirurgiche che la madre riporta durante il parto cesareo sono ferite particolarmente estese e profonde, che coinvolgono tessuti diversi e molto irrorati di sangue: un alto livello di fibrinogeno protegge la madre da eccessiva emorragia. Il fibrinogeno è fondamentale per la guarigione dalle ferite chirurgiche riportate a seguito di qualsiasi intervento, ma ancora di più quando l’intervento interessa tessuti maggiormente irrorati (utero e placenta al momento del parto).
Fibrinogeno alto in gravidanza
Il fibrinogeno è alto in gravidanza: è pericoloso se non aumenta a sufficenza

Il fibrinogeno: se non è alto ci sono rischi in gravidanza

Distacco della placenta: la placenta è quel tessuto spugnoso e molto irrorato di sangue che permette al feto di svilupparsi all’interno dell’utero materno. La placenta deve contemporaneamente aderire alle pareti dell’utero e assicurare un ottimo scorrimento del sangue all’interno del cordone ombelicale, per fare in modo che al feto arrivi ossigeno e nutrimento per tutto il periodo della gravidanza. Si tratta quindi di un organo temporaneo, che normalmente si stacca dall’utero e viene espulso durante il parto, nella cosiddetta seconda fase. Se per qualche motivo la placenta si stacca, parzialmente o del tutto, dall’utero materno, avviene quello che si chiama “distacco di placenta”, che può avere conseguenze minime fino ad arrivare a causare la morte del bambino e della madre. La gravità del distacco della placenta dipende dalla quantità di placenta che si separa dall’utero materno. Fino ad ¼ di superficie distaccata si parla di distacco di placenta lieve. Se la superficie interessata va da ¼ fino a 2/3 si parla di un distacco di placenta moderato. Quando invece il distacco è superiore ai 2/3 della superfice della placenta, si parla di distacco grave. Il distacco avviene solitamente negli ultimi 3 mesi di gravidanza e la causa precisa non è nota: si è osservato che però, fra i vari fattori di rischio, vi è un basso livello di fibrinogeno. Le altre condizioni associate sono:

  • traumi addominali
  • madre con età superiore ai 40 anni
  • alterazione della coagulazione sanguigna in generale
  • ipertensione
  • rottura prematura del sacco amniotico
  • infezioni dell’utero
  • uso di fumo o droghe
  • precedenti episodi di distacco della placenta

Rischio di aborto: il rischio di aborto è legato a molte cause, una delle principali è il distacco della placenta. Sia in caso di distacco che in altre casistiche, si è notato che in un gran numero di casi di aborto il libello del fibrinogeno nel sangue della madre era troppo basso.

Le malattie ereditarie del sangue e la gravidanza

Esistono tre tipi principali di malattie legate alla produzione di fibrinogeno che possono comportare dei rischi per le donne in gravidanza.

  1. Afibrinogenemia: è una malattia ereditaria rarissima che comporta l’incapacità del corpo di produrre fibrinogeno. I sintomi sono improvvise emorragie, anche gravi, seguite da periodi senza disturbi.
  2. Ipofibrinogenemia: è un’altra malattia ereditaria molto rara che ha gli stessi sintomi della afibrinogenemia, che però si presentano in modo meno grave.
  3. Disfibrinogenemia: è la terza malattia ereditaria legata al fibrinogeno: mentre le due malattie precedenti si scoprono facendo l’esame quantitativo della proteina sangue, questa malattia va ricercata attraverso l’esame qualitativo, che va a valutare l’attività e la funzionalità del fibrinogeno. Con la disfibrinogenemia, infatti, il corpo è in grado di produrre le molecole di fibrinogeno, ma le produce imperfette e poco funzionanti: la coagulazione può avvenire in ritardo o in maniera incompleta, formando coaguli che non sono abbastanza forti per fermare le emorragie.

Queste tre patologie influenzano la gravidanza in vario modo:

  • possono portare ad un sanguinamento del cordone ombelicale, con rischi per la salute sia del feto sia della mamma in attesa;
  • possono causare emorragie anche gravissime prima, durante e dopo il parto;
  • causano emorragia delle mucose;
  • aumentano molto il rischio di perdere il bambino entro la settima settimana di gravidanza;
  • possono causare gravi emorragie anche al momento di effettuare l’anestesia epidurale e l’anestesia totale.

Chi soffre di queste malattie legate alla produzione del fibrinogeno va seguita dall’inizio della gravidanza fino a dopo il parto.

Fibrinogeno alto in gravidanza
Il fibrinogeno deve essere accuratamente controllato in gravidanza

Altre patologie connesse a fibrinogeno e gravidanza

Coagulazione intravasale disseminata (CID): la CID è una patologia molto pericolosa che consiste in una veloce coagulazione del sangue all’interno dei vasi sanguigni di tutto il corpo, ma senza che vi sia necessariamente una ferita: questo causa ostruzioni dei vasi sanguigni in modo disseminato ed emorragie difficili da arginare. La CID può risultare mortale e si verifica a seguito di alcune condizioni:

  • morsi di serpenti e ragni velenosi che nel veleno contengono una tossina che fa coagulare il sangue;
  • ustioni;
  • malaria;
  • traumi molto gravi;
  • infezioni molto gravi e diffuse (sepsi);
  • alcuni tipi di tumore (ad esempio la leucemia);
  • complicazioni durante il parto, sia naturale che cesareo.

Quello che succede durante il parto è di per sé molto faticoso e traumatico nel corpo: in caso di parti complicati, si può verificare la CID. Un livello troppo basso di fibrinogeno presente nel sangue della donna, associato alle lesioni del parto naturale e del parto cesareo, possono dare origine a questa temibile complicazione. I sintomi comprendono agitazione improvvisa e aritmia, sanguinamenti delle vie urinarie o vere e proprie emorragie, pallore e labbra viola, comparsa di puntini rossi (petecchie) e di ematomi più o meno estesi sotto la pelle.

Eclampsia: si tratta di una serie di convulsioni che avvengono entro 48 ore dal parto e che non hanno origine cerebrale: prima della eclampsia, nella fase chiamata appunto pre-eclampsia, la donna soffre di ipertensione, nelle sue urine sono presenti proteine e il livello di fibrinogeno è molto basso (100 milligrammi per decilitro o meno).

Il fibrinogeno e la salute della donna

  • Terapia ormonale sostitutiva: la terapia ormonale sostitutiva è una terapia a base di ormoni che viene prescritta solitamente in caso di menopausa. La menopausa può comparire in qualsiasi momento nell’età fertile di una donna. Oltre a verificarsi per questioni legate alla fine del periodo fertile con l’avanzare dell’età, la menopausa può essere indotta dall’uso di particolari farmaci, da alcune terapie e dall’asportazione chirurgica dell’utero e/o delle ovaie (menopausa iatrogena). L’assunzione di estrogeni tramite la terapia ormonale sostitutiva provoca un aumento nei livelli del fibrinogeno. La donna che sta praticando la terapia ormonale sostitutiva a cui viene prescritto il test per misurare il livello di fibrinogeno nel sangue deve informare il medico che dovrà interpretare le analisi: il livello sarà più alto a causa della terapia ormonale e questo può falsare l’esame o allarmare il medico, che leggendo un valore alto può ricercare una malattia invece di considerarlo un effetto collaterale degli estrogeni. Chi pratica la terapia ormonale sostitutiva in età avanzata, avrà un livello del fibrinogeno alto anche per la difficoltà di smaltimento del fibrinogeno prodotto, ma questo è un effetto fisiologico dovuto all’età.
  • Contraccezione orale: la pillola anticoncezionale introduce nel corpo una dose di ormoni che possono causare un innalzamento dei livelli di fibrinogeno nel sangue, pertanto è sempre bene avvisare il medico che interpreta le analisi se si sta prendendo la pillola nel periodo in cui viene eseguito l’esame del sangue.
  • Anemia: vi sono varie forme di anemia. Quella più interessante per la gravidanza è l’anemia sideropenica, cioè da carenza di ferro, che colpisce il 3% dei maschi adulti, il 20% delle donne non incinte e il 50% delle donne incinte. In concomitanza con questo tipo di anemia, i valori del fibrinogeno nel sangue risultano più bassi del normale.
  • Mestruazioni: se l’esame del sangue è effettuato durante le mestruazioni, il livello del fibrinogeno sarà più alto rispetto agli altri giorni del mese, poiché è in atto il meccanismo di difesa dalle emorragie troppo abbondanti.

Cos’è il fibrinogeno: definizione e valori normali

  • Il fibrinogeno è una proteina che si trova nel sangue ed è fondamentale durante alcune fasi dell’emostasi, cioè del processo che il nostro corpo mette in atto quando siamo feriti e iniziamo a sanguinare. Il fibrinogeno infatti permette alle piastrine di aderire meglio alla superficie interna dei vasi sanguigni danneggiati e, con l’intervento della trombina, si trasforma in fibrina. La fibrina è una proteina che ha la forma di una rete elastica: il suo compito è quello di distendersi in prossimità della ferita e di catturare le cellule e i corpuscoli del sangue, in modo da creare il coagulo vero e proprio, cioè una barriera che fa da tappo e chiude la ferita. Il livello di fibrinogeno nel sangue ed eventualmente il suo livello di attività e funzionalità vengono misurati attraverso un semplice esame del sangue venoso.
  • I valori normali del fibrinogeno vanno da un minimo di 200 milligrammi per decilitro di sangue fino ad un massimo di circa 400 milligrammi per decilitro. Questi livelli massimi sono un po’ più alti nella donna a seconda del momento del ciclo mestruale in cui si trova (infatti aumentano con l’arrivo delle mestruazioni) e salgono durante tutta la gravidanza, al termine della quale il livello del fibrinogeno viene considerato normale fino a circa 700 milligrammi per decilitro.


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