Fibrinogeno alto

Il fibrinogeno alto può essere il sintomo di una malattia o della predisposizione ad ammalarsi. Scopriamo insieme le principali patologie a cui è legato un alto livello di fibrinogeno nel sangue

Fibrinogeno alto: le cause patologiche

Il fibrinogeno alto può essere il sintomo di una malattia o della predisposizione ad ammalarsi. L’esame del sangue per indagare sui valori del fibrinogeno è utile per restringere il campo quando si cerca una possibile malattia che ha colpito un paziente, o quando si vuole soppesare il rischio che il paziente contragga alcune patologie. Le principali patologie a cui è legato un alto livello di fibrinogeno sono:

  • Infezioni e infiammazioni: il fibrinogeno si alza ogni volta che nel corpo c’è un’infiammazione o un’infezione di qualche organo o tessuto, anche nel caso di un banale raffreddore. Si tratta di una normale reazione fisiologica che può essere considerata il primo indizio per esami più approfonditi.
  • Malattie renali: alcune malattie renali come la sindrome nefrosica provocano un innalzamento dei valori. Quando i reni sono ammalati o danneggiati e la loro funzione diminuisce, il fegato si attiva producendo diverse molecole, fra cui il fibrinogeno. Essendo questa specifica proteina molto grossa, non passa attraverso il filtro renale, quindi non viene espulsa con le urine e rimane nella circolazione sanguigna, dove viene rilevata dagli esami del sangue.
  • Sindrome metabolica: è una particolare situazione di rischio in cui il corpo umano esce dai parametri di sicurezza e risulta più esposto a rischi per la salute, perché aumenta il rischio di malattie cardiovascolari come ictus e infarto cardiaco. Per parlare di sindrome metabolica, un individuo deve avere i seguenti parametri:
    • Circonferenza del punto vita maggiore o uguale a 102 cm per l’uomo e 88 cm per la donna;
    • Pressione arteriosa stabilmente superiore a 135/85;
    • Glicemia maggiore di 100 milligrammi per decilitro di sangue;
    • Colesterolo HDL (colesterolo buono) basso, inferiore a 40 milligrammi per decilitro nell’uomo e inferiore a 50 mg per decilitro nella donna;
    • Trigliceridi superiori a 150 mg per decilitro
  • Epatite: l’epatite è una definizione-ombrello sotta la quale sono comprese tutte le malattie del fegato, che possono avere diverse origini. Un’epatite, che sia causata da batteri, virus, abuso di alcol o assunzione di farmaci con effetti collaterali che colpiscono il fegato, causa comunque un’infezione, quindi determina un aumento del fibrinogeno.
  • Collagenopatie: si tratta di una serie di malattie autoimmuni, in cui il sistema immunitario reagisce in maniera sbagliata o esagerata ad alcuni stimoli, andando ad attaccare i tessuti del corpo, in particolare le articolazioni. Fra le collagenopatie principali ci sono il lupus eritematoso, l’artrite reumatoide, la spondilite anchilosante e la sclerodermia. Causano forti infiammazioni di tessuti, con relativo innalzamento del livello di fibrinogeno;
  • Tumori: la crescita anomala di cellule malate all’interno del corpo può causare gravi infiammazioni, soprattutto quando il tumore è avanzato, determinando l’aumento del fibrinogeno;
  • Polmonite: si tratta di un’infezione profonda dei polmoni, che causa anche una vasta e grave infiammazione dei tessuti;
  • Tubercolosi: è un’infezione che colpisce specialmente i polmoni ed è causata da alcuni ceppi di batteri. Oltre all’infezione batterica, la tubercolosi, detta anche tisio TBC, danneggia fisicamente la struttura dei polmoni causando dei veri e propri buchi che si infiammano;
  • Uremia: è uno stato di grave intossicazione del sangue. Solitamente è causata dal malfunzionamento dei reni che non riescono a smaltire alcuni composti, i quali si accumulano nel sangue intossicando il paziente. Può avere anche altre origini ma è principalmente collegata ad una grave insufficienza renale;
  • Ictus o infarto: alti valoro di fibrinogeno indicano un maggiore rischio di infarto cardiaco e ictus cerebrale.
Fibrinogeno
Il fibrinogeno è fondamentale per il processo di coagulazione del sangue

Fibrinogeno alto: le cause non patologiche

  1. Gravidanza: durante la gravidanza il livello di fibrinogeno sale di mese in mese. Questo è utile al momento del parto per contenere le emorragie;
  2. Mestruazioni: l’innalzamento del fibrinogeno è un meccanismo di difesa per proteggere da eccessivi sanguinamenti.
  3. Intervento chirurgico recente: in questo caso il fibrinogeno si alza come reazione alle ferite delle incisioni chirurgiche ed è un processo da ritenersi normale.
  4. Uso di contraccettivi orali: uno degli effetti collaterali della pillola è l’innalzamento del fibrinogeno. Questa non è una condizione pericolosa in sé, ma può aumentare il rischio di trombosi, soprattutto se associato al fumo.
  5. Ustioni gravi: le ustioni richiamano molta acqua nella porzione di tessuto in cui si è ustionati, e più è estesa l’ustione, più acqua viene sottratta al corpo. Con questo meccanismo, il sangue perde molta della sua parte liquida e diventa più concentrato. Fra i valori che si innalzano c’è quello del fibrinogeno.
  6. Età avanzata: in questo caso, il fibrinogeno aumenta non perché il corpo ne produce in eccesso, ma perché non riesce ad eliminare completamente quello prodotto, che di conseguenza si accumula nel sangue.
  7. Elevato indice di massa corporea (IMC alto): l’IMC è il rapporto fra il peso di una persona e la sua altezza in metri al quadrato. Ad esempio, una persona alta 1,67 metri con un peso di 60 kg, avrà un IMC di 60/(1,67×1,67) = 21,51. Per valutare l’IMC degli adulti si usa la seguente tabella:
  • <15,50 grave magrezza
  • 15,50 – 17,49 sottopeso
  • 17,50 – 18,49 leggermente sottopeso
  • 18,50 – 24,9 peso ideale
  • 25 – 29,90 sovrappeso
  • 30 – 34,90 obesità moderata
  • 35 – 39,90 obesità grave
  • > 40 obesità gravissima

Chi ha un IMC elevato ha solitamente un valore del fibrinogeno più alto

  1. Tabagismo: le ipotesi che legano il fumo e l’aumento del fibrinogeno non sono ancora del tutto chiare, ma gli studi evidenziano che i fumatori hanno un livello di fibrinogeno nel sangue più alto rispetto ai non fumatori. Ciò può essere dovuto al fatto che il fumo di sigaretta irrita i tessuti con cui viene a contatto (cavità orale, trachea, bronchi e polmoni), causando uno stato di infiammazione costante.

Come abbassare i livelli del fibrinogeno

Per abbassare il livello del fibrinogeno nel sangue è innanzitutto importante intervenire solo in quelle situazioni che possono indicare una patologia, e non quando tale aumento è collegato ad un utile processo fisiologico, come ad esempio a seguito di interventi chirurgici o durante la gravidanza e il ciclo mestruale. L’abbassamento della proteina è legato allo stato di salute e alla fluidità del sangue, quindi si può andare a intervenire sulle cause dell’innalzamento dei valori, più che sulla molecola già presente nel sangue. Un corretto stile di vita, una buona idratazione e una sufficiente attività fisica concorrono a riportare i livelli ai valori normali. Idratarsi è fondamentale per restituire acqua al plasma e diluire la concentrazione di tutti gli elementi. L’attività fisica aita a prevenire l’obesità e quindi ad abbassare l’IMC, mentre uno stile di vita che elimini il fumo e comprenda una dieta a base di cibi leggeri (in primis frutta e verdura di stagione e cereali integrali) previene le cause non patologiche di aumento del livello del fibrinogeno, poiché abbassano la probabilità di infezioni e infiammazioni acute e croniche.

Fibrinogeno: cos’è e quali sono i valori normali

Il fibrinogeno è una proteina che è contenuta nel sangue ed è uno dei fattori di coagulazione. Viene prodotta dal fegato e dal tessuto endoteliale, cioè dal rivestimento del cuore e dei vasi sanguigni. Il fibrinogeno è fondamentale per creare il coagulo sanguigno, cioè il “tappo” che chiude una ferita e ferma le emorragie. La sua funzione si attiva nella seconda e nella terza fase dell’emostasi, cioè nella complessa serie di reazioni chimiche che avviene nel nostro corpo quando un vaso sanguigno si danneggia. Per capire la funzione del fibrinogeno è bene conoscere più nel dettaglio le fasi dell’emostasi:

  • prima fase – fase vascolare: attorno alla ferita, i vasi sanguigni si restringono per limitare l’emorragia;
  • seconda fase – fase piastrinica: quando un vaso si rompe, le piastrine iniziano ad aderire alla ferita, richiamando mano a mano altre piastrine, fino a formare un tappo piastrinico, cioè un primo leggero rivestimento dell’apertura del vaso. Se la ferita è piccola, questo rivestimento è sufficiente a fermare l’emorragia. In questa fase, il fibrinogeno aiuta le piastrine ad aderire meglio alle pareti danneggiate del vaso sanguigno;
  • terza fase – fase coagulativa: nella terza fase, la trombina, un’altra proteina del sangue, si unisce al fibrinogeno per trasformarlo in fibrina. La fibrina è una terza proteina dalla struttura simile a quella di una maglia elastica. La sua funzione è fondamentale per la coagulazione: essa infatti si stende nelle vicinanze della ferita e imprigiona gli altri corpuscoli trasportati nel flusso sanguigno, come ad esempio i globuli rossi, formando un solido tappo che arresta l’emorragia e sigilla la ferita, in questo modo si forma una crosta protettiva di sangue coagulato che permette ai vasi rotti di ripararsi e alla pelle di riformarsi al di sotto del coagulo.

Per un corretto funzionamento della coagulazione, il fibrinogeno deve rientrare entro certi parametri che si possono misurare attraverso un semplice esame del sangue.

  • Il livello minimo è di 200 milligrammi per decilitro di sangue;
  • Il livello massimo è di 400 milligrammi per decilitro di sangue;
  • Il livello massimo per le donne incinte è di 700 milligrammi per decilitro di sangue.

Valori di fibrinogeno più alti possono indicare diverse patologie ma possono anche essere segnale di situazioni non patologiche. Quando il medico legge gli esami del sangue che mostrano il fibrinogeno alto, va informati sulle nostre condizioni di salute generali e su fattori che possono innalzare il fibrinogeno anche senza che sia in corso una malattia.

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