MONOCITI ALTI : valori di riferimento

I monociti sono prodotti dal midollo osseo ed entrano direttamente nel sistema sanguigno: restano all’interno di vene e arterie solo per alcune ore, poi entrano nei tessuti in cui sono chiamati a svolgere le loro funzioni. I monociti sono i più grandi fra i 5 tipi di globuli bianchi e rappresentano il 6-8% di tutti i globuli bianchi del sangue di ogni individuo

I monociti sono un tipo particolare di globuli bianchi.

I monociti sono i più grandi fra i 5 tipi di globuli bianchi e rappresentano il 6-8% di tutti i globuli bianchi del sangue di ogni individuo. La forma del loro nucleo è ovale o a forma di rene, e questa loro particolarità li rende molto riconoscibili fra le altre cellule che compongono il sangue, inoltre, sulla superficie cellulare dei monociti si possono notare delle protuberanze a forma di cresta (dette undulopodi) o di aspetto filiforme (dette filopodi).

Per conoscere e capire a fondo i monociti è necessario però ricordare la composizione del sangue.

Il sangue è un tessuto del corpo umano, come la pelle, ma ha la particolarità di essere liquido. Il sangue è un tessuto molto pesante, poiché costituisce circa l’8% del nostro peso corporeo. In ogni persona sono presenti circa 5 litri di sangue, ed è un tessuto così fondamentale che se un qualsiasi organo o tessuto non viene irrorato dal sangue, anche per pochi minuti, muore, come accade nei casi di infarto.

Il sangue è composto per il 55% da una parte liquida, il plasma, e per il 45% da una parte solida. La parte solida è formata da cellule e corpuscoli di vario tipo, presenti in percentuali variabili a seconda di alcune situazioni fisiologiche o patologiche:

Ognuna di queste cellule svolge un ruolo indispensabile alla sopravvivenza in salute di ogni individuo.

I leucociti sono le cellule del sangue che fanno parte del sistema immunitario. Per un approfondimento sul sistema immunitario nel suo complesso si veda l’ultima parte dell’articolo.

I leucociti, o globuli bianchi, difendono il nostro corpo dall’attacco di vari agenti patogeni che ci farebbero ammalare, come ad esempio virus, batteri, funghi e parassiti, e ci difendono reagendo anche contro i corpi estranei, come ad esempio schegge, aghi, polveri.

Nel sangue umano esistono 5 tipi di globuli bianchi maturi:

Monociti
I monociti sono un particolare tipo di globuli bianchi

I monociti sono prodotti dal midollo osseo ed entrano direttamente nel sistema sanguigno: restano all’interno di vene e arterie solo per alcune ore, poi entrano nei tessuti in cui sono chiamati a svolgere le loro funzioni.

Una volta che sono entrati in azione, i monociti si trasformano aumentando di dimensione e diventano macrofagi (per saperne di più su macrofagi e sistema immunitario si rimanda all’ultima parte dell’articolo). Questa loro capacità di attraversare le pareti dei vasi sanguigni per andare ad agire al di fuori dal sistema circolatorio viene chiamata extravasazione leucocitaria.

Il numero di monociti nel sangue è un indicatore della salute del nostro sistema immunitario. Il numero di monociti considerato normale è di 0.2-0.8 miliardi per ogni litro di sangue, che corrisponde circa al 2-8% dei leucociti totali.

MONOCITOSI – monociti ALTI: cosa è

Se il valore dei monociti è troppo alto si verifica una situazione detta monocitosi: ciò indica che il corpo sta contrastando un’infezione acuta o cronica, quindi produce più monociti per eliminare i virus e i batteri causa dell’infezione.

MONOCITOPENIA: cosa è

Se invece il numero di monociti è troppo basso, si parla di monocitopenia: questo significa che può essere in corso un’infezione acuta molto grave, per cui i monociti vengono immediatamente mandati nei tessuti, oppure che il corpo non riesce a produrre abbastanza monociti, come nel caso di stress, leucemia o ridotta funzionalità del midollo osseo.

MONOCITI : le funzioni

I monociti sono le cellule del sangue che collaborano col sistema immunitario per proteggerci dalle infezioni. Per svolgere il loro compito, vengono prodotte dal midollo osseo ed entrano in circolo, scorrendo nel sangue per alcune ore per poi entrare in azione.

Quando i monociti arrivano in corrispondenza dell’organo o del tessuto da difendere, attraversano la parete del vaso sanguigno con una manovra che prende il nome di extravasazione leucocitaria. Una volta raggiunto il tessuto infetto, i monociti si trasformano in macrofagi. Il nome macrofago è una parola composta che significa grande e mangiare: i macrofagi possono infatti essere considerati, fra le cellule, degli enormi “inghiottitori” di agenti patogeni. Per diventare macrofagi, infatti, i monociti aumentano ulteriormente di dimensione inglobando dei lisosomi, ovvero dei corpuscoli a forma di piccola vescica che contengono enzimi, e per questo diventano delle “macro” cellule.

Monociti
Il numero di monociti nel sangue può essere un segnale di malattie importanti

Gli enzimi contenuti nei lisosomi servono per digerire i batteri e gli altri agenti patogeni inglobati. Il tipo di attacco che il macrofago esegue contro i nemici è la prima risposta del corpo umano in caso di infezione. La digestione di sostanze da parte di una cellula che usa i lisosomi ha un meccanismo analogo sia quando la cellula digerisce per nutrirsi, sia quando la cellula digerisce per difendere l’organismo. Quando una cellula digerisce goccioline di materiale, la digestione prende il nome di pinocitosi, quando invece ingloba e digerisce particelle solide, più o meno grandi, si parla di fagocitosi.

I monociti, quando si trasformano in macrofagi, sono altamente efficienti: ogni macrofago può mangiare fino a 100 batteri. I macrofagi entrano in azione in due modi: a volte sanno riconoscere da soli la minaccia e vanno ad eliminare gli agenti patogeni autonomamente, altre volte hanno bisogno di essere guidati chimicamente da alcune sentinelle, cioè dagli anticorpi. A seconda del tessuto in cui vanno a svolgere la loro funzione, i macrofagi prendono nomi diversi:

  • Quando agiscono nella cute, si chiamano istociti;
  • Se agiscono nel fegato vengono chiamati cellule di Kupffer;
  • Nelle ossa prendono il nome di osteoclasti;
  • Nel cervello si chiamano cellule della microglia;
  • Se svolgono la funzione nella milza sono detti cellule reticolo-endoteliali.

Oltre all’eliminazione degli agenti patogeni, i monociti sono detti anche spazzini del corpo perché rimuovono diversi tipi di scorie, come i globuli rossi ormai invecchiati, i neutrofili morti e altre particelle e corpuscoli indesiderati, ad esempio il carbone e le fibre di amianto. I monociti possono accelerare la risposta immunitaria nei momenti di maggiore bisogno: per farlo, una volta che hanno digerito l’agente patogeno del caso, usano alcuni dei suoi frammenti per elaborarli ed inserirli nella propria membrana cellulare di rivestimento.In questo modo diventano “segnaletici” nei confronti di altri anticorpi (globuli bianchi di tipo “T helper”), che raccolgono la segnalazione ed incrementano la risposta del sistema immunitario di tutto l’organismo.

MACROFAGI e EXTRAVASAZIONE LEUCOCITARIA

  • Macrofagi: sono cellule che derivano dai monociti e, assieme ai granulociti neutrofili, fanno parte del cosiddetto sistema dei fagociti, cioè di cellule che “mangiano” altre cellule. I macrofagi fanno parte del sistema immunitario per la loro estrema capacità di inglobare e distruggere agenti patogeni come virus, batteri e altri corpuscoli, ma sono anche detti “spazzini del corpo umano” per la loro funzione di rimozione di altri tipi di rifiuti, come cellule vecchie o danneggiate o altri prodotti di scarti del danneggiamento die tessuti. Sono capaci di un’altissima differenziazione a seconda del tessuto in cui svolgono la funzione di risposta immunitaria.
  • Extravasazione leucocitaria: in medicina, si parla di extravasazione ogni volta che una cellula o una qualunque particella attraversa le pareti dei vasi sanguigni ed esce dal sistema circolatorio. L’extravasazione leucocitaria è il processo di extravasazione che coinvolge i leucociti nei pressi delle zone dove un’infezione viene segnalata chimicamente. In particolare, l’extravasazione leucocitaria normalmente avviene dove il flusso del sangue è abbastanza lento da permettere ai leucociti di rallentare fino a fermarsi esattamente di fronte al tessuto dove c’è l’infiammazione, per attraversarlo e raggiungere il posto in cui attivarsi: questo tipo di extravasazione quindi avviene oltre i capillari più piccoli e periferici, cioè nelle cosiddette venule post capillari. Esiste un’unica eccezione in cui il passaggio dei leucociti al di fuori dei vasi sanguigni non avviene attraversando le venule: nelle infezioni polmonari infatti, i leucociti attraversano direttamente la membrana dei capillari polmonari.
  • Sistema immunitario: è un complesso insieme di organi, cellule (che combattono le minacce) e mediatori chimici (che segnalano dove sono le minacce da combattere e di che tipo sono) che cooperano per mantenere il corpo umano sano ed integro, rispondendo alle minacce di sostanze chimiche, infezioni e lesioni. Le funzioni del sistema immunitario sono principalmente tre:
  1. Protegge l’organismo delle invasioni esterne degli agenti patogeni che causano le malattie, come batteri, virus, funghi etc;
  2. Rimuove cellule e tessuti che hanno subito danni o che sono ormai morti, fra cui i globuli rossi vecchi;
  3. Riconosce e rimuove le cellule anomale che rischiano di dare il via a processi indesiderati (come nel caso di cellule neoplastiche che possono diventare tumori).




Alla nascita, il nostro sistema immunitario possiede una capacità di difesa di base, detta immunità innata o immunità naturale, che serve a mantenerci in vita abbastanza a lungo da maturare un sistema immunitario completo e adulto: questa immunità di base dà luogo sia a risposte di difesa specifiche per certi agenti patogeni (modalità “specifica” di difesa) ma, essendo l’organismo “inesperto” perché ancora non è venuto in contatto con una vasta gamma di patogeni, spesso può dare anche dare luogo ad un tipo di difesa detto “aspecifico”, in cui il corpo reagisce cercando di contrastare una minaccia quando questa compare per la prima volta. Se l’organismo dovesse incontrare una seconda volta lo stesso patogeno, riuscirebbe allora a mettere in atto una difesa specifica, avendo imparato il giusto metodo durante la prima esperienza.

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