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EPICONDILITE : sintomi, cause, trattamenti

L’epicondilite è la sintomatologia dolorosa a carico dell’epicondilo, ovvero la piccola sporgenza ossea collocata al di sopra del condilo dell'omero. E' dovuta principalmente a una infiammazione dei tendini dei muscoli estensori epicondiloidei. Può essere trattata con farmaci, con terapie strumentali o chirurgicamente

L’epicondilite è la sintomatologia dolorosa a carico dell’epicondilo, ossia la piccola sporgenza ossea collocata al di sopra del condilo dell’omero.

Questa sindrome rende difficoltosi anche movimenti banali e quotidiani come i seguenti:

  • tirare la maniglia di una porta
  • versare un bicchiere di acqua

Scopriamo nel dettaglio quali sono le cause, i sintomi e i trattamenti terapeutici dell’epicondilite.

L’epicondilite è una condizione dolorosa del gomito provocata da un processo infiammatorio a carico dei tendini dei muscoli estensori epicondiloidei.

Il tendine maggiormente a rischio in tal senso è l’estensore radiale breve del carpo; va detto che hanno maggiori probabilità di essere colpiti da questo disturbo le donne di età compresa tra i 35 e i 50 anni di età.

Solitamente l’epicondilite ha un decorso lento e graduale e, proprio per questo motivo, si tende nelle prime fasi a sottovalutarla fino a quando non diventa un problema invalidante per lo svolgimento delle normali attività quotidiane.

A causa dell’alta incidenza di questo disturbo tra i tennisti, esso viene anche denominato “gomito del tennista”.

Stadi dell’epicondilite

È possibile distinguere quattro stadi anatomo-patologici della malattia in oggetto:

  • stadio 1: il problema in questo caso è solo di tipo infiammatorio e non si rilevano altre anomalie a carico del tendine.
    In questo stadio il soggetto prova dolore nel momento in cui mette sotto sforzo l’area interessata dall’infiammazione; esso scompare con il riposo e con un trattamento farmacologico ad hoc.
    Date le caratteristiche di questo stadio, esso è da considerarsi totalmente reversibile.
  • stadio 2: in questo caso si rileva una degenerazione del tessuto tendineo in tessuto angiofibroblastico.
    Si prova dolore anche quando si svolgono attività non particolarmente intense; non è detto che il dolore sparisca con il riposo e che la terapia a base di farmaci antinfiammatori sortisca pienamente gli effetti desiderati.
  • stadio 3: in questo caso si rileva una significativa estensione angiofibroblastica.
    Il dolore è molto forte, tanto da ostacolare, nella maggior parte dei casi, lo svolgimento delle attività quotidiane.
  • stadio 4: si rileva la presenza di zone fibrotiche e di vere e proprie calcificazioni.
    Il trattamento conservativo, in questo caso, è quasi certamente inefficace.
    Ne consegue che l’unica soluzione possibile è il trattamento chirurgico.
epicondilite tennista
A causa dell’alta incidenza dell’epicondilite tra i tennisti, essa viene anche denominata “gomito del tennista”

Principali sintomi dell’epicondilite

I sintomi più frequenti dell’epicondilite sono i seguenti:

  • sensazione dolorosa ed edema localizzati sulla parte esterna del gomito
  • sensazione dolorosa al livello dell’avambraccio, sotto il gomito.
    Il dolore, talora, può anche estendersi al polso e alla parte posteriore della mano;
  • dolore alla mano e al polso
  • formicolio al braccio colpito dal disturbo
  • formazione di osteofiti
  • rigidità articolare al mattino

Principali cause dell’epicondilite

L’epicondilite si manifesta quando si effettua in maniera ripetuta il movimento che richiede la contrazione dei muscoli dell’avambraccio per un periodo di tempo più o meno lungo al quale non si è abituati (per esempio giocare a tennis o imbiancare le pareti di casa).

In taluni casi tuttavia anche uno sforzo molto meno intenso può dare luogo a un grave processo infiammatorio.

L’epicondilite, oltre a essere una sindrome da sovraccarico funzionale, può anche essere determinata dalla pratica di attività inusuali per il soggetto.

epicondilite massaggi
Per diagnosticare l’epicondilite è sufficiente sottoporre a palpazione l’area interessata e valutare la reazione dolorosa del soggetto

Diagnosi dell’epicondilite

Per diagnosticare l’epicondilite è sufficiente sottoporre a palpazione l’area interessata e valutare la reazione dolorosa del soggetto.

In talune occasioni tuttavia può essere utile sottoporre il paziente a esame ecografico o a una risonanza magnetica tendinea, in modo tale da circoscrivere con esattezza la zona colpita dalla sindrome in oggetto.

Come si cura l’epicondilite

I trattamenti per questo tipo di patologia sono diversi e variano in base al livello di gravità della epicondilite stessa.

D’altra parte va anche detto che, se si desidera che la cura abbia effetto, non bisogna mai interromperla a metà e rispettare un certo periodo di riposo (così come indicato dal proprio medico) dopo aver concluso il ciclo terapico.

Di seguito elenchiamo i principali trattamenti disponibili contro l’epicondilite:

  • terapie strumentali: questo trattamento consiste nella combinazione di laserterapia e tecarterapia, le quali permettono, grazie ad appositi dispositivi, di produrre una efficace azione antinfiammatoria.
    In entrambi i casi sono sufficienti una decina di sedute.
    Qualora i risultati non fossero soddisfacenti è possibile integrare con una terapia a onde d’urto.
  • infiltrazioni: qualora le terapie strumentali non diano i risultati sperati, è possibile sottoporsi a infiltrazioni cortisoniche, una ogni sette giorni per un totale di tre.
    Il cortisone, infatti, potrebbe determinare una serie di reazioni avverse, come, ad esempio, il deposito di sali di calcio sull’epicondilo e sui tendini.
    In alternativa è possibile effettuare infiltrazioni a base di gel autologo di piastrine, che svolge un ruolo chiave nei meccanismi di riparazione tissutale.
    Questo rimedio è efficace quanto il cortisone, ma, a differenza di quest’ultimo, non produce gravi effetti collaterali.
epicondilite tutore
Dopo il trattamento chirurgico dell’epicondilite il braccio viene steccato

Trattamento chirurgico dell’epicondilite

E’ necessario nel momento in cui le terapie conservative precedentemente illustrate si sono rivelate inefficaci.

Si tratta di un’operazione piuttosto semplice, che si effettua ambulatorialmente e che consiste in una micro-incisione sulla cute che riveste l’epicondilo.

A questo punto è possibile rimuovere la parte del tendine che risulta infiammata (in tal caso si parla di intervento di Nirschl) oppure effettuare un distacco dell’inserzione tendinea (in tal caso si parla di intervento di Hohmann).

Questa operazione risolve il problema in via definitiva e, nella maggior parte dei casi, non determina nel paziente conseguenze negative.

Va detto che tre mesi prima dell’intervento, il paziente deve indossare un tutore dinamico da polso realizzato in materiale termoplastico al fine di tenere a riposo il tendine dell’estensore radiale breve del carpo.

Contestualmente è possibile che al paziente vengano prescritti dei medicinali topici antinfiammatori.

Dopo il trattamento chirurgico il braccio viene steccato; sarà possibile togliere i punti nel giro di 10 o 14 giorni, dopo di che si inizia un percorso fisioterapico.

In base alle condizioni del paziente stesso il medico valuterà quando potrà riprendere le normali attività.

In linea di massima è necessario attendere almeno una settimana prima di rimettersi al volante, mentre sono necessari 2 o 3 mesi per riprendere a utilizzare il gomito e il braccio come accadeva prima dell’epicondilite.

L’intervento, come detto, solitamente è risolutivo, ma in rari casi può accadere che esso non sia utile a eliminare la sintomatologia dolorosa.

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