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MARIJUANA droga ad uso terapeutico?

MARIJUANA: cos’è

A livello globale, la marijuana, definita anche con il nome di cannabis, è la sostanza illecita più comunemente usata.
Classificata come sostanza psicoattiva , la marijuana è una droga che altera gli stati d’animo.
Alcuni studi medico scientifici, provano che la marijuana sia utile per alleviare il dolore grave, la nausea, e altre condizioni e patologie croniche, tuttavia, comporta, anche, degli effetti indesiderati.
La marijuana contiene più di 400 sostanze chimiche: il THC (delta-9-tetraidrocannabinolo) è la sostanza psicoattiva di base.
I possibili e frequenti effetti della marijuana includono cambiamenti di umore, pensieri suicidi e l’interruzione delle normali capacità di apprendimento.
Questa sostanza può anche essere in grado di creare dipendenza e gravi stati di psicosi.

MARIJUANA: da dove si ricava

La marijuana deriva dalle sommità delle infiorescenze essiccate delle piante femmina della Cannabis sativa, comunemente conosciuta con il nome di canapa.
La pianta è stata usata per centinaia di anni dagli esseri umani, anche per altri scopi, come
  • l’estrazione delle fibre di canapa
  • estrazione di oli essenziali dai semi
  • sostanza medicamentosa per cure mediche
  • maggiormente per scopi ricreativi.
Il THC, sostanza psicotropa che caratterizza la cannabis, agisce sui recettori delle cellule cerebrali, tramite specifici veicoli di trasmissione, chiamati cannabinoidi.

MARIJUANA: gli effetti

Gli effetti dei più di 113 cannabinoidi presenti nella cannabis sono in gran parte sconosciuti, ma l’agente psicoattivo più potente identificato e conosciuto fino ad oggi è, sicuramente, il THC.
Quando una persona fuma marijuana, il THC è rapidamente assorbito nel flusso sanguigno e raggiunge il cervello in pochi minuti.
Quando, invece, il THC viene assunto per via orale, l’azione d’assorbimento è ritardata, ma la durata dell’effetto è prolungata.
Il THC e gli altri cannabinoidi contenuti nella marijuana, sono molto simili ai cannabinoidi prodotti dal corpo umano.
Questi cannabinoidi naturali, conosciuti con il nome di endocannabinoidi, agiscono come neurotrasmettitori che inviano messaggi chimici tra le cellule nervose (neuroni) in tutto il sistema.
Gli studi hanno rilevato che stimolino la cosiddetta secrezione di Ghrelin, un ormone che fa aumentare l’appetito ed il bisogno di assumere cibo.
I neurotrasmettitori interessano aree cerebrali coinvolte in diverse funzionalità:
  • memoria
  • pensiero
  • concentrazione
  • movimento
  • coordinazione
  • percezione sensoriale del  tempo
  • emozioni
  • piacere

I recettori che rispondono a questi cannabinoidi rispondono soprattutto al THC, tanto che la normale funzione cerebrale viene compromessa ed alterata.

Studi scientifici hanno dimostrato che il THC è in grado di influenzare l’ippocampo e la corteccia orbitofrontale, aree del cervello che controllano la memoria e l’attenzione e il cervelletto
Questa azione interessa anche i gangli di base di entrambi gli emisferi cerebrali responsabili dell’equilibrio, della postura, della coordinazione e dei riflessi
Questo effetto può rendere pericoloso la guida di mezzi, l’utilizzo di macchinari, la pratica di sport e di altre attività fisiche che richiedono sforzo e concentrazione.
Il THC stimola, anche, alcuni recettori cannabinoidi responsabili dell’aumentano del rilascio di dopamina, un neurotrasmettitore relativo a sensazioni di piacere.
Questo effetto, comune all’uso improprio di molte sostanze, legali e non (eroina, cocaina, anfetamine e nicotina), è la caratteristica principale della marijuana utilizzata come droga ricreativa.
Questa sostanza infatti, viene assunta per ottenere sensazioni di euforia, amplificazione delle sensazioni percepite e per rilassamento.
La marijuana, quindi, produce anche cambiamenti di percezione sensoriale, tanto che i colori sembrano più luminosi, i suoni più amplificati e le emozioni più profonde.
Quando la cannabis viene assunta per scopi ricreativi, possono realizzarsi i seguenti effetti:
  • cambiamento della percezione sensoriale con lievi effetti allucinogeni sulla realtà distorta;
  • alterazione dell’umore: euforia o stati di rilassamento;
  • aumento della frequenza cardiaca;
  • riduzione della pressione arteriosa;
  • perdita di concentrazione e memoria;
  • coordinamento psicomotorio ridotto;
  • nausea;
  • aumento smisurato dell’appetito;
  • ritmo respiratorio rapido.
A seconda del periodo d’uso e della quantità di utilizzo, la cannabis viene rilevata nelle urine, anche, mesi dopo la sua ultima assunzione.

MARIJUANA: rischi dell’utilizzo

L’effetto della marijuana altera le funzioni cognitive e la capacità motoria
Quindi, di seguito sono riportati alcuni esempi di studi e relazioni che suggeriscono o dimostrano le conseguenze negative del consumo di cannabis frequente:
  • guida pericolosa di mezzi o utilizzo di macchinari pesanti con difficoltà;
  • disfunzione sessuale ed erettile maschile;
  • indebolimento del sistema immunitario;
  • aumento del rischio di sviluppare forme di psicosi;
  • funzione compromesse e ridotte del cervello;
  • perdita di memoria acuta;
  • alterazione del DNA umano;
  • possibilità di cancro testicolare.

MARIJUANA potenziali benefici

Per contro, è stato dimostrato che la marijuana se, utilizzata sotto stretto controllo medico, può portare potenziali benefici. Vediamo quali.

Alcuni studi dimostrano i benefici specifici dell’uso costante, di alcuni tipi di marijuana, tramite l’assunzione di farmaci a base del principio attivo di THC, in particolare per aumentare l’appetito e ridurre la nausea.

Il THC può, inoltre, diminuire:

  • dolore
  • infiammazioni
  • numerosi problemi di controllo muscolare
  • problemi motori.

Molti ricercatori, infatti, ne stanno studiando il potenziale, derivato dal cannabidiolo, un cannabinoide della marijuana che non ha effetti psicoattivi

Questo, può essere utile per alleviare il dolore e le infiammazioni, controllare le crisi epilettiche, ed, eventualmente, per il trattamento delle malattie mentali.

Può essere inoltre utilizzato per il controllo delle varie dipendenze da sostanze tossiche.

Inoltre, altri studi stanno esaminando la possibilità dei possibili effetti benefici della marijuana sulle cellule tumorali, in particolare, nel trattamento coadiuvante alla radioterapia.

Ovviamente, la marijuana medica è un termine che si riferisce all’intera pianta di marijuana naturale, e quindi, non trasformata in laboratorio o chimica.

I continui studi, stanno portando alla costante scoperta di farmaci e relativi ulteriori potenziali benefici.

Attualmente, i due cannabinoidi principali della pianta di marijuana che sono di interesse medico sono THC e CBD.
Il primo aumenta l’appetito e riduce la nausea, può anche diminuire il dolore, l’infiammazione (gonfiore e arrossamento) e i problemi di controllo muscolare.
Il secondo, invece, è un cannabinoide che non pregiudica la mente o il comportamento e può essere utile nel ridurre il dolore e l’infiammazione, controllare le crisi epilettiche, e forse, anche, nel trattamento di malattie mentali e dipendenze.
Gli scienziati, inoltre, stanno conducendo studi preclinici e clinici con l’uso della marijuana e dei suoi estratti cannabinoidi, per il trattamento di numerose altre malattie e condizioni patologiche, come ad esempio:
  • malattie autoimmuni che indeboliscono il sistema immunitario
  • HIV / AIDS
  • sclerosi multipla che causa la progressiva perdita del controllo muscolare
  • Alzheimer che causa la perdita della funzione cerebrale, della memoria, del pensiero e del comportamento
  • infiammazioni e dolori
  • convulsioni
  • disturbi e dipendenze da uso di sostanze
  • disordini mentali

MARIJUANA: effetti della dipendenza

La marijuana, come altre sostanze simili, può causare dipendenza e assuefazione.

Nel corso del tempo, la sovrastimolazione persistente del sistema endocannabinoide può causare cambiamenti nel cervello che provocano dipendenza,  molto più probabile in persone che iniziano ad utilizzarla da giovani e con uso molto frequente.

Si stima che, circa il 10% delle persone che fanno uso di marijuana ne diventino automaticamente dipendenti: gli adolescenti hanno un rischio maggiore del 19% di diventarlo.
Il 50% dei consumatori abituali lo diventano dopo mesi di assunzione.
La brusca sospensione dell’utilizzo di cannabis può portare effetti indesiderati, ma non pericolosi.
La sindrome di astinenza inizia, già dal secondo giorno di mancato uso e può persistere per due settimane.
Marijuana
Marijuana – infiorescenza della cannabis
I sintomi da astinenza includono:
  • ansia
  • irritabilità
  • insonnia
  • mal di stomaco
  • diminuzione dell’appetito
  • problemi di sonno.
I rischi per la salute, di un consumo a lungo termine di marijuana, attualmente sono sconosciuti.

Per approfondire:

https://it.wikipedia.org/wiki/Marijuana

https://it.wikipedia.org/wiki/Delta-9-tetraidrocannabinolo

http://www.sostanze.info/scheda-informativa-canapa

http://cannabis.dronet.org/sostanza/composizione.html

http://scienzaesalute.blogosfere.it/post/546536/marijuana-i-rischi-e-i-benefici-per-la-salute

 

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