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MASTITE: cause, sintomi e cura

La mastite è una forte infiammazione della mammella che, nella maggior parte dei casi, colpisce la donna durante la fase di allattamento, ma può essere generata anche da cause diverse, tipicamente cause batteriche. Si divide in mastite puerperale e non puerperale

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La mastite è una forte infiammazione della mammella, quindi è una patologia tipica dei mammiferi.

Essa, nella maggior parte dei casi, colpisce la donna durante la fase di allattamento, ma può essere generata anche da cause diverse.

A tal proposito, possiamo distinguere due tipologie di mastite:

  • Puerperale; se si manifesta durante l’allattamento materno
  • Non puerperale; in altri casi.
La mastite è una forte infiammazione della mammella che può causare seno duro e infiammazione localizzata o estesa
La mastite è una forte infiammazione della mammella che può causare seno duro e infiammazione localizzata o estesa

Mammella: cenni di anatomia e funzione

La mammella, l’organo interessato dalla mastite, è situata nella zona anteriore del torace ed è costituita da una componente di tessuto adiposo e una ghiandolare.

Quest’organo si sviluppa dalla nascita in entrambi i sessi fino alla pubertà, quando lo sviluppo della mammella si interrompe nel maschio.

Le strutture ghiandolari sono immerse nel tessuto adiposo che le circonda e che può essere presente in quantità molto variabili.

Esse rivestono il ruolo fondamentale della secrezione del latte materno. Quest’ultimo, attraverso i dotti galattofori viene poi immesso all’esterno tramite il capezzolo.

Il capezzolo è dotato di una serie di minuscoli forellini, detti pori lattiferi, che rappresentano lo sbocco dei dotti galattofori.

Il capezzolo è circondato, a sua volta, da un’ulteriore struttura, l’areola.

Sia il capezzolo sia l’areola sono dotati di una serie di fibre muscolari lisce disposte intorno ad essi in maniera sia circolare sia radiale.

La funzione del tessuto mucolare è proprio quella di favorire la secrezione del latte.

La contrazione di queste fibre muscolari, infatti, determina movimenti spasmodici a livello dei dotti galattofori che favoriscono il deflusso del latte.

All’interno della ghiandola mammaria, il tessuto si divide in distinte unità secernenti, dette alveoli.

Durante il periodo della gravidanza, l’organo ghiandolare della mammella subisce notevoli modifiche dovute ad un cambiamento radicale dell’assetto ormonale della donna.

L’aumento della produzione di estrogeni e progestinici, infatti, determina un’ipertrofia degli alveoli che si preparano alla produzione del latte.

La produzione del latte però non avverrà prima della nascita del bambino.

Infatti, solo nella fase finale della gravidanza si avrà un importante aumento di un altro ormone, la prolattina che stimola la produzione del latte materno.

Subito dopo il parto, la drastica diminuzione di estrogeni e progesterone e l’aumento della prolattina costituiranno il giusto assetto ormonale che favorirà la produzione di grandi quantità di latte.

Mastite e allattamento

L’allattamento rappresenta una fase fisiologica nella vita di ogni donna che si trova ad affrontare una gravidanza.

Tuttavia, in molti casi, questa pratica così naturale e spontanea, diviene per la neomamma motivo di angoscia e frustrazione specialmente se subentra la mastite.

Molto spesso, infatti, la fase dell’allattamento risulta essere particolarmente delicata e dolorosa.

Questo avviene in particolar modo nelle donne al loro primo allattamento, in quanto, se non si eseguono correttamente dei piccoli accorgimenti, si può facilmente andare in contro a forti flogosi della mammella.

La mastite si manifesta più spesso durante la fase dell’allattamento

Quando si ha difficoltà ad allattare, o perché il bambino non si attacca in maniera adeguata al seno, o perché ha problemi di suzione, o ancora perché vi è un danneggiamento dei dotti galattofori, si ha quella che viene definita stasi del latte, che è una delle principali cause alla base della mastite puerperale.

Un ristagno di latte prolungato all’interno degli alveoli, infatti, determina la formazione di coaguli che si accumulano nei dotti galattofori ostruendone il passaggio.

Il dotto così otturato si infiamma e provoca dolori e ringonfiamenti a livello delle mammelle.

Questa condizione, inoltre, può essere aggravata dal fatto che il latte, essendo una sostanza ricca di nutrienti ed acqua, rappresenta un ottimo ricettacolo per le infezioni.
All’interno dei canali ghiandolari si può verificare una proliferazione batterica che dà origine ad una vera e propria mastite.

Mastite puerperale

La mastite puerperale, dunque, ha origini batteriche e può essere causata principalmente da stafilococchi o streptococchi.

Lo Stafilococcus aureus è l’agente patogeno maggiormente coinvolto. Esso penetra all’interno della mammella attraverso il capezzolo causando la mastite.

L’infezione può essere favorita principalmente in caso di:

  • Ragadi al seno; si tratta della presenza di piccole lesioni che si generano intorno al capezzolo, dovute alla suzione da parte del neonato, che favoriscono la penetrazione dei batteri all’interno della ghiandola mammaria.
  • Ristagno di latte nella mammella; soprattutto nelle giovani donne durante il primo allattamento è molto comune l’insorgenza di un’infezione dovuta a uno svuotamento degli alveoli poco efficiente.
    Questo determina l’accumulo e il ristagno del latte all’interno della ghiandola e può dare origine a forti infiammazioni favorendo anche l’insorgenza di infezioni batteriche e mastite.
  • Scarsa igiene; favorisce lo sviluppo di infezioni.
  • Scorretto posizionamento del lattante; questo potrebbe provocare una suzione non corretta del seno che determina sia la comparsa di lesioni cutanee sia un ristagno del latte.

Mastite non puerperale

Nelle donne che non si trovano in fase di allattamento, un’infiammazione della ghiandola mammaria può essere determinata da un’infezione batterica da Streptococcus Aureus, o anche da enterococchi.

In casi più rari, la mastite non puerperale può essere causata anche da altri agenti patogeni come Brucella e Attinomiceti.

Questo genere di infezioni colpisce soprattutto donne in giovane età e può essere dovuta alla presenza di un corpo estraneo, oppure ad una forte infezione post-traumatica, dunque generata da un ematoma.

In rari casi, un’infiammazione della mammella o una mastite possono insorgere in età pediatrica. Questo avviene in quanto, gli ormoni materni, attraverso la placenta, giungono al feto determinando lo sviluppo della ghiandola mammaria con la possibile produzione di latte da parte del neonato.

In questi casi, la condizione può peggiorare in caso di infezione batterica.

Sintomi della mastite

I sintomi della mastite sono:

  • Dolore acuto al seno
  • Seno duro e gonfio
  • Pelle arrossata ed accaldata
  • Tumefazione
  • Febbre
  • Spossatezza
  • Ascesso mammario
  • Ingrossamento dei linfonodi ascellari
  • Comparsa di pus.

Prevenzione della mastite

La mastite può essere prevenuta seguendo dei piccoli ma fondamentali accorgimenti:

  • Mantenere sempre una corretta igiene; sia nel caso di una mastite puerperale che non, il mantenimento di corrette abitudini igieniche può preservare dall’insorgenza di infezioni.
    In particolar modo, è bene fare molta attenzione all’utilizzo di corpi estranei non idonei sui capezzoli.
    Durante l’allattamento è consigliato l’utilizzo di saponi ad azione antibatterica, soprattutto se in presenza di ragadi e lesioni del capezzolo;
  • Allattare il bambino al seno nella corretta posizione; è consigliabile farsi seguire da un’ostetrica durante i primi giorni dell’allattamento per favorire la corretta fuoriuscita del latte;
  • Ricorrere al tiralatte; l’allattamento al seno, spesso, può risultare molto doloroso e questo tende a scoraggiare la neomamma che interrompe l’allattamento.
    Questa pratica, però, non fa altro che incrementare il rischio di stasi del latte all’interno delle ghiandole mammarie.
    L’uso del tiralatte evita la formazione di coaguli e favorisce la fuoriuscita del latte.
L’utilizzo del tiralatte aiuta a prevenire la mastite evitando il ristagno del latte nel seno

Terapia per la mastite

L’infiammazione della mammella è solitamente di tipo acuto ed è dovuta principalmente ad infezioni batteriche.

La terapia più comune per la mastite che viene somministrata in questi casi è a base di antibiotici atti a debellare l’infezione. L’uso di antibiotici è spesso associato a farmaci antifebbrili ed antinfiammatori.

Anche l’applicazione di impacchi caldi alternati ad impacchi freddi direttamente sulla zona infiammata dona sollievo ed attenua il dolore.

Il calore, infatti, ha un’azione vasodilatatoria, convogliando un maggiore afflusso di sangue nella zona infiammata e favorendo così una più rapida guarigione.

Massaggiare delicatamente il seno nella zona ghiandolare può essere un utile rimedio per favorire la fuoriuscita del latte ed evitare i ristagni.

In caso di mastite, infatti, non è consigliabile interrompere l’allattamento al seno, in quanto questo potrebbe causare maggiori danni.

Inoltre, sembra che continuare ad allattare rappresenti addirittura un valido rimedio contro il propagarsi dell’infezione.

Il latte che confluisce verso l’esterno genera infatti una sorta di drenaggio che permette una maggiore espulsione dei batteri, evitando la loro proliferazione all’interno della mammella. I batteri implicati in queste infezioni non rappresentano rischi per la salute del neonato.

Nei casi più persistenti di mastite, in cui la malattia tende a progredire ed a cronicizzarsi con la formazione di ascessi e pus, è necessario intervenire con un piccolo taglio chirurgico per drenare verso l’esterno il pus accumulato.



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