CITOMEGALOVIRUS : sintomi cause cura

Il citomegalovirus (Cmv) è un virus piuttosto comune appartenente alla famiglia degli Herpesvirus che può infettare chiunque e rimanere latente nell’organismo per tutta la vita

Che cosa è il citomegalovirus? Quali sono i sintomi e le cause di un’infezione da citomegalovirus? Esiste una terapia efficace? In questo articolo cercheremo di rispondere con chiarezza ad alcune delle più comuni domande su questo virus.

Citomegalovirus: che cosa è

Il citomegalovirus (Cmv) è un virus piuttosto comune appartenente alla famiglia degli Herpesvirus che può infettare chiunque e rimanere latente nell’organismo per tutta la vita, riattivandosi in caso di ridotte difese immunitarie come nel caso degli altri herpes virus

Il termine citomegalovirus è dovuto al fatto che tale virus provoca un notevole aumento delle dimensioni delle cellule che colpisce. Il citomegalovirus è un virus diffuso in tutto il mondo anche se lo si riscontra con maggiore frequenza nei Paesi in via di sviluppo e in nelle zone caratterizzate da scarse condizioni socio-economiche.

La percentuale di popolazione mondiale entrata a contatto con il citomegalovirus è piuttosto elevata (60-90% circa); in Italia, in base a una recente ricerca, la sieroprevalenza per citomegalovirus si aggira attorno al 71% con il 2,3% di sieroconversione in gravidanza e lo 0,6% di infezione fetale.

Citomegalovirus : sintomi

La maggior parte degli individui sani che contraggono l’infezione da citomegalovirus non manifesta alcun sintomo e non si accorge dunque di averla, altri invece, in particolare i soggetti immunodepressi, manifestano uno stato di malessere che può presentarsi con febbre, mal di gola, affaticamento e ingrossamento dei linfonodi. Tuttavia, trattandosi di sintomi molti simili a quelli di altre patologie, la maggior parte degli infetti non sa di aver contratto il virus.

Nel caso specifico dei bambini affetti da citomegalovirus congenito la situazione è molto diversa. Se la maggior parte di loro non presenta alcun sintomo né disabilità, non si può dire altrettanto dei più sfortunati che manifestano invece diversi sintomi temporanei o permanenti.

Tra i sintomi temporanei tipici dei bambini contagiati dal virus prima della nascita rientrano:

  • chiazze rosse sulla pelle corrispondenti a piccolissime emorragie;
  • convulsioni;
  • ittero, ovvero la colorazione giallastra della pelle e degli occhi causata dall’eccessivo innalzamento dei livelli di bilirubina nel sangue;
  • piccole dimensioni alla nascita;
  • problemi al fegato;
  • problemi alla milza;
  • problemi polmonari.

Tra le disabilità permanenti rientrano invece:

  • cecità;
  • convulsioni;
  • microcefalia, una condizione neurologica in cui la testa del bambino ha dimensioni nettamente inferiori rispetto alla media;
  • problemi di coordinazione dei movimenti;
  • ritardo mentale;
  • sordità.

Se in forma particolarmente grave, l’infezione congenita da citomegalovirus può condurre fino alla morte del neonato.

Inoltre si ricorda che in alcuni bambini i sintomi possono comparire anche molto tempo dopo la nascita. Partendo dunque dal presupposto che la cecità e la sordità sono due dei sintomi che compaiono con maggiore frequenza in un secondo momento, è fondamentale sottoporre a controlli periodici della vista e dell’udito tutti i bambini nati con infezione da citomegalovirus.

Citomegalovirus
Il citomegalovirus può essere molto pericoloso in gravidanza

Citomegalovirus : trasmissione e cause

L’infezione da citomegalovirus può essere trasmessa soltanto da persona a persona tramiti i fluidi corporei, quindi sangue, saliva, lacrime, muco nasale, urina, sperma, secrezioni vaginali e latte materno. Di conseguenza il contagio può avvenire per:

  • contatto interpersonale, ad esempio tramite baci sulle labbra, rapporti sessuali, contatto della bocca, degli occhi o del naso con mani sporche di urina, saliva o altri fluidi del corpo;
  • trasmissione madre-figlio durante la gravidanza o l’allattamento;
  • trasfusioni o trapianti di organi infetti, anche se più raramente rispetto alle precedenti modalità di contagio per via dei sempre più efficienti controlli sul sangue e sugli organi destinati al trapianto. Tuttavia non è possibile escludere questo tipo di contagio a causa di errori medici e malasanità.

I soggetti più a rischio sono i bambini non ancora nati, contagiati durante la gravidanza, i quali a loro volta possono diffondere il virus anche per tre anni dopo la nascita, e gli individui con sistema immunitario debilitato.

Citomegalovirus : gravidanza

Le donne incinte o che hanno intenzione di avere un bambino devono attenersi alle normali regole igieniche per evitare di contrarre l’infezione da citomegalovirus. In particolare, quelle che hanno bambini piccoli o lavorano a stretto contatto con loro devono fare più attenzione delle altre, in quanto i bambini in tenerissima età hanno maggiori probabilità di trasmettere il virus tramite l’urina o la saliva rispetto ai bambini più grandi e agli adulti.

Nelle donne che invece hanno contratto il virus prima della gravidanza la riattivazione del citomegalovirus latente o la reinfezione da un nuovo ceppo determina il contagio del feto in meno dell’1% dei casi.

L’infezione congenita da citomegalovirus si distingue in primaria, quando cioè la madre contrae l’infezione per la prima volta durante la gravidanza, e secondaria, quando invece il virus si riattiva in una donna che aveva già contratto l’infezione prima della gravidanza.

Il rischio di trasmissione del virus al feto è compreso tra il 30-40% nella forma primaria e tra lo 0,5-2% nella forma secondaria. In generale tra i neonati che soffrono di infezione congenita da Cmv uno su dieci ha i sintomi già alla nascita, mentre solo il 10-15% degli altri nove presenterà i sintomi dell’infezione nei mesi o negli anni successivi. Per questo, come già detto, è importante sottoporre i bambini a controlli periodici.

Inoltre, sebbene non si abbiano ancora certezze a riguardo, i medici ipotizzano un maggior rischio di severità dell’infezione quando il virus viene trasmesso nel primo trimestre di gestazione. Per questo motivo esistono una serie di esami specifici da eseguire il prima possibile, non oltre le 12-16 settimane di età gestazionale. Infine si ricorda che quasi tutte le donne che hanno un figlio affetto da citomegalovirus congenito sono immuni dal virus e quindi possono affrontare serenamente una futura gravidanza.

Citomegalovirus : diagnosi

Nella maggior parte dei casi l’infezione da citomegalovirus non viene diagnosticata perché asintomatica o perché il soggetto infetto presenta sintomi lievi. Tuttavia chi contrae il virus sviluppa degli anticorpi specifici che rimangono all’interno dell’organismo per tutta la vita, quindi è possibile capire se si è stati affetti da Cmv con un semplice esame del sangue in grado di misurare la quantità di anticorpi specifici presenti nel sangue, oppure facendo ricorso a una biopsia.

Per quanto riguarda invece la trasmissione del virus al feto sono necessari esami più invasivi, come l’amniocentesi o l’analisi del sangue fetale, mentre per individuare nel neonato l’infezione congenita da Cmv sarà sufficiente un banale esame di sangue, urine e saliva durante le prime tre settimane di vita.

Sulla base delle attuali conoscenze, lo screening di routine per citomegalovirus in gravidanza non è raccomandato, per vari motivi, fra cui principalmente:

  • la mancata disponibilità di trattamento preventivo o curativo
  • la difficoltà nel definire un segno prognostico affidabile di danno fetale
  • la mancanza di consenso circa il management delle donne che presentano una sieroconversione in gravidanza
  • le potenziali conseguenze in termini di ansia indotta, perdite fetali iatrogene e aumentata richiesta di Ivg.

CITOMEGALOVIRUS : il test

Il test per la ricerca del Citomegalovirus (CMV) è utilizzato per ricercare il virus in soggetti con segni e sintomi dell’infezione in atto. Il etst può essere richiesto per ricercare un’infezione pregressa.

Come scrivevamo sopra il Citomegalovirus è piuttosto comune e diffuso in tutta la popolazione, ma raramente da sintomi precisi. Nonostante questo il CMV può causare seri problemi e complicanze :

  • nei neonati
  • in persone immunocompromesse, (es. coloro che hanno subito un trapianto d’organo, in pazienti oncologici, in coloro che sono sotto terapia immunososppressiva e in persone con HIV.

Esistono diversi metodi per la ricerca del CMV. La scelta dipende dall’età del paziente, dal suo stato di salute generale, dai sintomi presenti, e dal sospetto clinico di coinvolgimento d’organo.

CITOMEGALOVIRUS: Test anticorpale (sierologia)

Viene effettuato su un campione di sangue e permette di valutare la presenza di un’infezione in corso o pregressa. Esistono due tipi di anticorpi che vengono prodotti in risposta al Citomegalovirus:  IgM e IgG. Nel sangue possono esser trovati entrambi o solo uno di questi.

  • Anticorpi IgM anti-CMV Citomegalovirus sono i primi anticorpi prodotti in risposta all’infezione da CMV. Compaiono entro una settimana dall’infezione e permangono in circolo fino a due settimane dall’esposizione iniziale. La produzione di IgM aumenta in poco tempo per poi diminuire progressivamente. Dopo alcuni mesi, il livello di IgM nel sangue è di solito sotto il limite di rilevabilità e può aumentare nel caso in cui il virus esca dalla latenza e si riattivi.
  • Anticorpi IgG anti-CMV sono prodotti dall’organismo dopo alcune settimane dall’infezione e forniscono una protezione dall’infezione primaria. I livelli di IgG aumentano durante l’infezione attiva, quindi si stabilizzano in seguito alla risoluzione della stessa. I livelli di IgG anti-CMV rimangono misurabili per tutta la vita di una persona che sia stata infettata da CMV. Il test per la ricerca di IgG anti-CMV viene quindi utilizzato, insieme a quello per la ricerca degli IgM, per la conferma di una recente o pregressa infezione da CMV.

I test sierologici per CMV possono essere richiesti per valutare lo stato immunitario di soggetti che devono essere sottoposti a trapianto d’organo o in persone con HIV/AIDS. La contemporanea presenza o l’assenza di anticorpi IgG o IgM nello stesso campione o la quantità di anticorpi presenti in campioni di sangue prelevato in giorni differenti, permettono di discriminare tra infezioni in atto o pregresse.

CITOMEGALOVIRUS : la ricerca diretta

La ricerca del citomegalovirus viene effettuata su campioni di sangue, fluidi corporei o campioni di tessuto, cercando direttamente il virus tramite un esame colturale o ricercando il suo materiale genetico (DNA).

La ricerca del CMV viene utilizzata per la diagnosi di infezioni congenite nei neonati o per ricercare/confermare un’infezione attiva. L’esame colturale è il metodo tradizionale di rilevazione del virus. La presenza del virus (esame colturale positivo) può spesso essere determinata in 1-2 giorni, ma in caso di test negativo è necessario aspettare fino a 3 settimane per confermare l’assenza del CMV. Infatti potrebbe essere presente in minime quantità o il ceppo di CMV potrebbe essere a crescita lenta.

Il test può essere qualitativo (presenza o assenza del virus) o quantitativo (fornisce una misura della quantità di CMV presente).

Le persone immunocompromesse con un’infezione attiva di CMV, possono essere monitorate con molteplici test. Spesso il clinico richiede la carica virale, ossia la quantificazione del CMV presente, in modo da valutare la risposta alla terapia.

Test Citomegalovirus: quando viene richiesto?

Il test per il CMV può essere prescritto, insieme al test per l’influenza, per la mononucleosi e per EBV (Epstein Barr virus), quando un giovane adulto, una donna in gravidanza o un paziente immuno-compromesso mostrano sintomi simili a influenza o mononucleosi, come:

  • Spossatezza, affaticamento
  • Gola infiammata
  • Ingrossamento dei linfonodi
  • Febbre
  • Mal di testa
  • Dolori muscolari

Talvolta possono esserci segni più gravi come infiammazione ai polmoni, agli occhi, al fegato, alla milza o del tratto digerente.
Per valutare gli effetti della terapia antivirale, possono venir richiesti uno o più esami ad intervalli diversi.

Il test colturale e quello molecolare possono essere effettuati in neonati con ittero, anemia, fegato e/o milza ingrossati e microcefalia così come in bambini con problemi di vista e udito, polmonite, convulsioni o segni di ritardo mentale.

Per valutare la presenza di infezioni pregresse in pazienti che devono essere sottoposti a trapianto d’organo, viene invece effettuato un test sierologico.

CITOMEGALOVIRUS che cosa significa il risultato del test?

L’interpretazione dei risultati dei test CMV richiedono grande attenzione. Può essere difficile distinguere tra una infezione primaria attiva, latente o in riattivazione. Ciò è dovuto a varie ragioni, tra le quali:

  • Un paziente sano che è stato infettato dal CMV continua ad ospitare il virus per tutta la vita. Il CMV può riattivarsi ripetutamente disseminando piccole quantità di virus nei fluidi corporei ma senza causare sintomi.
  • Una persona immuno-compromessa può non avere una forte risposta anticorpale all’infezione da CMV. Pertanto i livelli di IgG e IgM possono essere più bassi rispetto all’atteso nonostante sia in corso una infezione attiva.
  • Il virus può essere presente in numero non sufficiente da consentire la sua rilevazione in un particolare fluido o tessuto.

CITOMEGALOVIRUS : test sierologico, il significato

Se sono presenti sia le IgG che le IgM in un paziente sintomatico è possibile si tratti di una recente infezione primaria o della riattivazione di una precedente infezione. La conferma si può ottenere misurando nuovamente i livelli di IgG dopo due o tre settimane.

Infatti livelli alti di IgG non sono indicativi quanto lo è un loro aumento. Se dopo due o tre settimane si riscontra un aumento di 4 volte, allora è presente un’infezione attiva di CMV (primaria o riattivazione). Se sono presenti esclusivamente le IgM e le IgG sono negative, il paziente può essere stato infettato recentemente per la prima volta.

Livelli bassi o negativi di IgG e/o IgM in persone sintomatiche, indicano che probabilmente i segni e sintomi sono riconducibili ad un’altra infezione o che il sistema immunitario di questi soggetti non risponde normalmente (non produce un numero adeguato di anticorpi pur in presenza del CMV).

La tabella seguente riassume i possibili risultati del test sierologico:

CMV, IgM CMV, IgG Possibile Interpretazione
Negativo Negativo ·       Assenza dell’infezione primaria o pregressa; la persona è suscettibile all’infezione primaria

·       Sintomi dovuti ad altra causa

·       Il sistema immunitario non produce un adeguato numero di anticorpi (immunocompromesso)

Positivo Negativo ·       Infezione primaria recente

·       Nuova esposizione a CMV

·       Riattivazione di CMV latente

*Il risultato non è diagnostico per un’infezione primaria

Positivo Positivo, con un incremento di quattro volte nel titolo tra il primo campione e un altro raccolto in seguito (campioni raccolti durante la fase acuta o di convalescenza) Probabile presenza di infezione attiva primaria o riattivazione di un’infezione latente
Negativo Positivo Infezione pregressa (il soggetto è immune ad un’infezione primaria); infezione latente

 

Citomegalovirus: significato ricerca diretta del CMV 

Nel caso in cui l’esame colturale sia positivo e il soggetto sia sintomatico, allora è molto probabile che vi sia un’infezione attiva in corso. Se l’esame colturale è negativo, allora i sintomi possono essere riconducibili ad altra causa o la quantità di Citomegalovirus è troppo bassa per essere rilevata.

Se il test per il DNA del CMV è positivo, allora il virus è presente ed è in corso un’infezione attiva. Alti livelli di DNA virale tendono ad indicare un’infezione maggiormente invasiva accompagnata a sintomi più seri, mentre livelli inferiori sono solitamente indicativi per infezioni da CMV con sintomi più lievi.

Come nell’esame colturale, un risultato negativo per il test del DNA non esclude l’infezione da CMV; il virus potrebbe essere presente in piccole quantità o potrebbe non essere presente nel campione testato.

Nel caso in cui venga usato nel monitoraggio della terapia, la diminuzione dei livelli del virus riflettono una risposta al trattamento antivirale, mentre la mancata diminuzione è indicativa per una resistenza alla terapia utilizzata.

 

CITOMEGALOVIRUS : c’è qualcos’altro da sapere?

Il Citomegalovirus fa parte del pannello TORCH. Questo pannello di test serve per rilevare la presenza di un gruppo di malattie infettive che possono causare malessere nelle donne in gravidanza o possono causare danni al feto. TORCH è un acronimo per Toxoplasmosi, Rubella, Citomegalovirus ed Herpes simplex virus.

Nel caso in cui pazienti affetti da HIV/AIDS o pazienti candidati al trapianto d’organo siano CMV negativi e abbiamo bisogno di essere trasfusi, vengono usate sacche di sangue testate per CMV (dette sacche sieronegative per CMV).

Citomegalovirus : trattamento

Negli individui immunodepressi l’infezione da citomegalovirus può essere tenuta sotto controllo con la somministrazione di alcuni farmaci antivirali che, al contrario, non possono essere somministrati alle donne incinte perché estremamente dannosi per il feto.

Di conseguenza l’unica strada al momento percorribile per ridurre il rischio di trasmissione al feto, nel caso in cui la mamma abbia ovviamente contratto l’infezione, è la somministrazione di immunoglobuline per via endovenosa, un trattamento che fornisce alla mamma degli anticorpi efficaci per contrastare la diffusione del virus.

Nel caso in cui invece il citomegalovirus sia già entrato in contatto con il feto, il trattamento con le immunoglobuline si pone l’obiettivo di aiutare il feto a contrastare l’attività del virus e impedire la comparsa di problemi gravi.

Citomegalovirus : prevenzione

Partendo dal presupposto che non esiste un vaccino in grado di prevenire il contagio da citomegalovirus e che fino ai tre anni di vita il virus è presente soprattutto nella saliva e nelle urine, l’unico modo per ridurre il rischio di infezione tra le future mamme è prendere alcuni semplici provvedimenti come:

  • disinfettare le superfici contaminate dai fluidi corporei dei bambini piccoli;
  • evitare di baciare i bambini sulle labbra;
  • evitare di condividere alimenti, bevande e stoviglie;
  • evitare il contatto con oggetti che i bambini mettono in bocca;
  • fare attenzione all’igiene personale lavando spesso le mani con acqua e sapone per 20 secondi, specialmente dopo essere entrate in contatto con muco nasale, saliva e pipì di un bambino piccolo.

Per approfondire:
http://www.epicentro.iss.it/problemi/citomegalovirus/citomegalovirus.asp
http://www.my-personaltrainer.it/salute/citomegalovirus.html
http://www.labtestsonline.it/tests/CMV.html?tab=3

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