Linfociti alti e bassi: cause e cure

I linfociti costituiscono solitamente il 20-50 per cento dei leucociti globali. Quindi, indipendentemente dal laboratorio di analisi, i valori normali di linfociti sono più o meno pari a 1500-3000 unità per mm3 di sangue.

Che cosa sono i linfociti? Quali sono le possibili cause di linfocitosi (linfociti alti) o di linfocitopenia (linfociti bassi) nel sangue ? Quali sono i valori medi di riferimento dei linfociti ? In questo articolo cercheremo di rispondere con chiarezza ad alcune delle più comuni domande su questo particolare tipo di globuli bianchi.

Linfociti :  che cosa sono

Nella grande famiglia dei globuli bianchi rientrano anche i linfociti, cellule specializzate che svolgono un ruolo importantissimo nel sistema immunitario, in quanto aiutano a contrastare gli antigeni esterni in modo selettivo. Prodotti nel midollo osseo, i linfociti sono presenti in maniera preponderante nei tessuti linfatici, quindi nei linfonodi, nella milza e nel timo, dove hanno la possibilità di maturare e agire prontamente contro gli antigeni esterni. Considerato il loro ruolo è normale, soprattutto in presenza di un’infezione severa, registrare temporanei aumenti della quantità di linfociti, di solito non superiore al 5%, nel sangue. Di conseguenza l’incremento o la riduzione dei linfociti può essere spia di qualcosa che non va nell’organismo.

Queste cellule si dividono in tre gruppi: i linfociti T, B e NK, di cui parleremo più avanti nello specifico.

Linfociti: i valori medi di riferimento

I linfociti costituiscono solitamente il 20-50 per cento dei leucociti globali. Quindi, indipendentemente dal laboratorio di analisi, i valori normali di linfociti sono più o meno pari a 1500-3000 unità per mm3 di sangue.

Linfociti
I Linfociti sono una parte fondamentale del nostro sistema immunitario

Linfociti alti (linfocitosi): le possibili cause

Solitamente si parla di linfocitosi quando il numero dei linfociti supera le 4000 unità per microlitro di sangue. Un elevato numero di linfociti può essere indicativo di infezioni virali ma anche di infezioni batteriche intracellulari e patologie ben più gravi.

Più nello specifico tra le possibili cause di linfociti alti annoveriamo:

  • le infezioni virali come il morbillo, la parotite, la mononucleosi infettiva e il citomegalovirus, un’infezione tanto diffusa quanto rischiosa in gravidanza. Tra le malattie conseguenti a un’infezione virale rientra anche l’epatite A, una malattia infettiva acuta del fegato causata dal virus dell’epatite A;
  • le infezioni batteriche come la meningite, la polmonite, la pertosse, la tubercolosi e il tifo nei casi più gravi, ma anche la tonsillite da streptococco o più semplicemente l’infezione di una ferita da stafilococco aureo;
  • la colite ulcerosa, un’infiammazione che interessa gli strati superficiali della mucosa intestinale;
  • il morbo di Crohn, una malattia infiammatoria cronica dell’intestino che può colpire qualsiasi parte del tratto gastrointestinale e provocare fastidiosissimi sintomi;
  • il morbo di Addison, una rara malattia cronica che colpisce la corteccia delle ghiandole surrenali diminuendone o anche azzerandone la funzionalità;
  • la tireotossicosi, una condizione in cui si verifica un eccesso di ormoni tiroidei nell’organismo;
  • la toxoplasmosi;
  • alcune patologie tumorali come la leucemia linfatica e il mieloma multiplo.

Linfociti bassi (linfocitopenia): le possibili cause

Per linfocitopenia si intende la riduzione del numero di linfociti nel sangue, di norma inferiore a 1000-1500 unità per microlitro negli adulti e a 2500 unità per microlitro nei bambini.

Quando il numero di linfociti è basso cresce notevolmente il rischio di ammalarsi poiché si riduce drasticamente la capacità del sistema immunitario di contrastare le infezioni. La carenza di linfociti nel sangue può essere causata da:

  • AIDS;
  • patologie autoimmuni come il lupus eritematoso sistemico e la miastenia gravis, caratterizzata da un progressivo indebolimento dei muscoli;
  • insufficienza cardiaca congestizia;
  • insufficienza renale;
  • sepsi o setticemia, una complicazione potenzialmente letale di un’infezione;
  • stress;
  • anemia aplastica;
  • linfoma di Hodgkin;
  • terapie con steroidi;
  • cicli di radioterapia e chemioterapia;
  • sindromi di immunodeficienza combinata come la malattia di Wiskott-Aldrich.

Considerato il numero piuttosto ampio delle possibili cause di linfociti bassi, le sole analisi del sangue potrebbero non essere sufficienti per una diagnosi certa. Di conseguenza, nella maggior parte dei casi, il medico potrebbe consigliare ulteriori accertamenti che, uniti all’emocromo completo con formula, aumentano la possibilità di individuare l’effettiva causa del problema.

Linfociti T
Linfociti T o cellule killer

Linfociti T: che cosa sono e come agiscono

I linfociti T giocano un ruolo fondamentale nell’immunità cellulo-mediata in quanto intervengono a vari livelli per stimolare la risposta immunitaria e contrastare i patogeni intracellulari, come i virus e specifici batteri, partecipando in alcuni casi alla diretta eliminazione dell’antigene intracellulare.

I linfociti T sono costituiti da ben quattro sottopopolazioni linfocitarie:

  • i linfociti citotossici o T killer (Tc) che dissolvono le cellule bersaglio e favoriscono l’azione fagocitaria che aiuta, a sua volta, a distruggere i patogeni;
  • i linfociti T helper o T4 (Th) che stimolano l’azione di riconoscimento e di risposta dei linfociti T e B, favorendo la produzione di anticorpi;
  • i linfociti T suppressor (Ts) che bloccano l’attività dei linfociti Tc e Th;
  • i linfociti T Delayed Type Hypersensitivity (T DHT) che fungono da mediatori dei fenomeni infiammatori e dell’ipersensibilità ritardata che si verifica quando un antigene rimane intrappolato nei macrofagi, cellule fagocitarie che hanno il compito di ripulire l’organismo inglobando le sostanze estranee, che però non riescono a eliminarlo.

Linfociti B: che cosa sono e come agiscono 

Al contrario dei linfociti T, che sopravvivono per mesi e addirittura anni, i linfociti B hanno una vita media di pochi giorni, eccezion fatta ovviamente per le cellule della memoria. Responsabili dell’immunità umorale attiva contro gli antigeni extracellulari, questi linfociti sono paragonabili a delle sentinelle specializzate nel riconoscimento di un determinato nemico.

In sostanza quando un linfocita B incontra il proprio antigene si divide in plasmacellule che producono anticorpi in elevate quantità che si legano alla cellula bersaglio segnalandola come ostile. Dopodiché intervengono altre cellule delegate all’eliminazione dell’antigene che, una volta eliminato, rimarrà impresso nelle cosiddette cellule della memoria che sapranno così rispondere in maniera più rapida ed efficace a ogni futura infezione per opera dello stesso nemico.

Linfociti NK: che cosa sono e come agiscono

I linfociti Natural Killer (NK) intervengono nella risposta immunitaria precoce inducendo al suicidio la cellula bersaglio, specialmente le cellule tumorali infettate da virus. Inoltre secernano varie molecole proteiche, note come citochine, che stimolano le cellule non ancora infette a inibire la replicazione dei virus attraverso specifici meccanismi.

Linfociti: quando viene richiesto l’esame

Il medico può richiedere un emocromo completo con formula per verificare il numero dei linfociti in caso di controlli di routine, sintomi di infezione e/o infiammazione e sospetta malattia autoimmune, ma anche per distinguere tra una malattia tumorale e non, soprattutto nei casi dei tumori del sangue e del midollo osseo, e per determinare l’efficacia di un trattamento.

 

Basofili
Basofili e Linfociti

Linfociti: fattori che influenzano l’esame

L’esame per la conta dei linfociti può essere influenzato da diversi fattori come lo stress, l’assunzione di farmaci cortisonici e immunosoppressivi, le operazioni chirurgiche e i cicli di chemioterapia e radioterapia.





Infine ricordiamo che in caso di valori alterati dei linfociti è opportuno rivolgersi al medico di base per tutte le valutazioni del caso.

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