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POTASSIO ALTO E BASSO : i valori di riferimento

Il potassio, simbolo chimico K, è un elettrolita fondamentale per il corretto funzionamento dell’organismo che si trova principalmente nei liquidi intracellulari, dove regola insieme al sodio l’equilibrio acido-base e idrosalino e le funzioni delle cellule nervose e muscolari, normalizzando in particolare il battito cardiaco

Che cosa è il potassio? Quali sono le possibili cause della carenza di potassio o di un suo progressivo aumento nel sangue? E i valori di riferimento? In questo articolo cercheremo di rispondere con chiarezza ad alcune delle più comuni domande su questo sale minerale, complice in diverse situazioni fisiologiche dell’organismo.

Potassio, che cosa è?

Il potassio, simbolo chimico K, è un elettrolita fondamentale per il corretto funzionamento dell’organismo che si trova principalmente nei liquidi intracellulari, dove regola insieme al sodio l’equilibrio acido-base e idrosalino e le funzioni delle cellule nervose e muscolari, normalizzando in particolare il battito cardiaco. Strettamente correlati a quelli del sodio, i livelli di potassio nel sangue devono essere costanti per mantenere in salute l’organismo, in quanto una carenza o un eccesso di questo elettrolita rispetto alla norma potrebbe causare problemi piuttosto gravi come, ad esempio, un’aritmia cardiaca.

Detto ciò è importante mantenere costante il livello di potassio nel sangue bilanciando la percentuale eliminata attraverso le urine, il sudore o durante il transito intestinale con quella assunta con l’alimentazione e/o l’uso di integratori. Per evitare alterazioni dovute a una carenza alimentare e non certo a problemi più specifici, il fabbisogno giornaliero di potassio è in media di:

  • 800 mg per i bambini fino ai 3 anni;
  • 1100 mg per i bambini dai 3 ai 6 anni;
  • 2 g per i bambini fino ai 10 anni;
  • 3 g per gli adulti;
  • 3-5 g per le donne in gravidanza o che allattano al seno.

Potassio, come si misura

L’unico modo per misurare la quantità di questo minerale nel sangue è eseguire il test della kaliemia, un semplice esame che viene eseguito su un campione di sangue prelevato come di consueto da un operatore sanitario. Niente di più semplice insomma, mentre per verificare il livello di potassio nelle urine è necessario eseguire il test della kaliuria acquistando in farmacia un contenitore per la raccolta delle urine delle 24 ore e raccogliendo al suo interno tutte le urine emesse nel corso della giornata e della notte, senza dimenticare la prima minzione del secondo giorno.

Potassio in quantità nelle banane
IL potassio è molto importante per il nostro organismo

I valori di riferimento di potassio nel sangue devono essere compresi tra 3,4 e 5,2 mmol/l, mentre quelli delle urine delle 24 h devono rientrare in un range compreso tra 30 e 90 mmol/l. Naturalmente è bene sottolineare che questi dati possono subire delle piccole variazioni in base al range di riferimento stabilito dai diversi laboratori di analisi, ma saranno comunque facilmente interpretabili grazie al valore minimo e massimo inseriti nei referti. Più nello specifico valori inferiori a 3.0 mmol/l o superiori a 6.0 mmol/l, che determinano generalmente sintomi evidenti, rappresentano un campanello d’allarme, mentre concentrazioni di potassio più basse di 2,5 mmol/l o più alte di 10.0 mmol/l possono essere addirittura fatali.

Potassio alto – Iperkaliemia: possibili cause

L’iperkaliemia, ovvero l’eccesso di potassio nel sangue, è solitamente asintomatica tanto che i medici, la maggior parte delle volte, la diagnosticano a seguito di un elettrocardiogramma o degli esami del sangue effettuati per altri motivi. Solo nei casi più gravi possono verificarsi anomalie del battito cardiaco che non passano certo inosservate.

Il potassio alto nel sangue può dipendere da tre fattori principali: l’accresciuto apporto di questo minerale, la fuoriuscita del minerale dalle cellule e la ridotta eliminazione. Più nello specifico tra le maggiori cause di iperkaliemia rientrano:

  • i problemi renali, come l’insufficienza renale e la nefrite, che compromettono il funzionamento dei reni e la loro capacità di eliminare una quantità sufficiente di potassio;
  • l’uso di farmaci che riducono l’afflusso di sangue ai reni o impediscono loro di espellere la giusta quantità di potassio. Uno fra tutti? La penicillina;
  • le terapie farmacologiche a base di potassio come quelle contro l’ipertiroidismo;
  • una dieta ricca di potassio oppure l’uso eccessivo di integratori, soprattutto tra gli sportivi;
  • l’acidosi metabolica, un accumulo di acidi nell’organismo, che determina un importante squilibrio acido-base come conseguenza di disturbi cardiaci, epatici e renali, denutrizione, diabete, alcolismo, ecc;
  • il Morbo di Addison, una rara patologia cronica dovuta a un deficit degli ormoni corticosurrenali;
  • il lupus eritematoso sistemico, una malattia cronica autoimmune, che può colpire diversi organi e tessuti del corpo;
  • il diabete;
  • la necrosi;
  • l’anemia falciforme;
  • la chemioterapia, che tra i suoi effetti collaterali annovera anche l’iperkaliemia.
Potassio
Potassio

Carenza potassio – Ipokaliemia: possibili cause

Se considerevole l’ipokaliemia, ovvero la carenza di potassio nel sangue, può manifestarsi con sintomi ben definiti come debolezza muscolare, crampi alle gambe, spasmi, formicolii, paralisi temporanea, aritmia cardiaca, ma anche sete e minzione eccessiva.

La carenza di potassio può essere causata da:

  • malnutrizione e disturbi alimentari;
  • malassorbimento;
  • problemi renali come, ad esempio, l’acidosi renale;
  • vomito e diarrea;
  • pressione alta;
  • iperaldosteronismo, una malattia provocata dall’aumento di produzione di aldosterone da parte del surrene;
  • alcalosi, una condizione che causa un’alterazione dell’equilibrio acido-base e un incremento del pH ematico;
  • sindrome di Cushing, una patologia che induce le ghiandole surrenali a produrre troppo cortisolo che, a sua volta, spinge i reni a eliminare grandi quantità di potassio;
  • farmaci diuretici, lassativi e cortisonici;
  • consumo eccessivo di alcolici;
  • tumori.

Potassio, quando viene richiesto l’esame

L’esame per rilevare la presenza di questo minerale nel sangue e nelle urine viene generalmente richiesto per una visita di routine, per verificare gli effetti di una dieta ricca di potassio oppure per la diagnosi e il trattamento di pazienti con:

  • problemi alla ghiandola surrenale;
  • patologie renali che li obbligano alla dialisi o alla cura con farmaci diuretici;
  • ipertensione;
  • insufficienza renale e/o cardiaca;
  • debolezza o aritmia cardiaca;
  • disidratazione;
  • vomito e diarrea;
  • disorientamento.

Potassio, cosa può influenzare l’esito degli esami?

L’esito degli esami può essere influenzato dall’uso di farmaci, come i cortisonici, gli steroidi, i lassativi, l’antimicotico amfotericina B e alcuni antibiotici, tra cui la gentamicina e la carbenicillina, che possono determinate una carenza di potassio, ma anche da una serie di circostanze relative alla raccolta e al trattamento dei campioni di sangue come, ad esempio, un ritardo nella consegna dei campioni o un eccessivo scuotimento degli stessi che potrebbe far uscire il potassio dai globuli rossi e incrementarne la percentuale nel siero falsando così il risultato. Per questo motivo è sempre bene rivolgersi a laboratori di analisi affidabili.

Potassio e alimentazione

Sebbene una dieta ben bilanciata sia in grado di soddisfare il fabbisogno giornaliero di questo minerale, ci sono casi in cui è necessario fare ricorso agli integratori per via di patologie o uso di farmaci che inducono i reni ad espellere una quantità eccessiva di questo sale minerale per via urinaria.

Qualora invece la carenza di potassio fosse dovuta a una cattiva alimentazione o a un’attività fisica costante e prolungata, è possibile integrarne la carenza introducendo nella propria dieta alimenti ricchi di questo minerale. Nello specifico citiamo:

  • latte
  • soia
  • ketchup
  • fagioli
  • piselli
  • lenticchie
  • albicocche secche
  • prugne secche
  • uva secca
  • datteri
  • fichi
  • arachidi
  • noci
  • mandorle
  • pistacchi
  • anacardi
  • patate
  • zucca
  • spinaci
  • rucola
  • broccoli
  • verdure a foglia verde
  • banana
  • melone
  • agrumi
  • avocado
  • cocco
  • aglio

Diversamente da quanto si pensa, l’apporto di potassio attraverso l’acqua è invece piuttosto modesto. Molto meglio in tal senso l’acqua di cocco, sempre più apprezzata dagli sportivi. Per quanto riguarda il processo di cottura degli alimenti, va invece rilevato che la bollitura riduce inevitabilmente la percentuale di potassio in essi contenuta, quindi in caso di carenza di potassio è meglio preferire altri metodi. Per chi non soffre di ipokaliemia dovrebbero essere sufficienti circa tre porzioni di frutta e due di verdura per soddisfare il fabbisogno giornaliero di potassio.



Infine ricordiamo che l’uso di integratori di potassio deve essere sempre prescritto da un medico poiché dosi massicce di questo sale minerale possono essere mortali.

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