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BULIMIA : il male oscuro nascosto nel cibo

La bulimia è un disturbo del comportamento alimentare di origine psicologica caratterizzato da crisi compulsive e assunzione di cibo incontrollata. Un soggetto bulimico si comporta in modo incontrollato, alterna periodi di digiuno a periodi di eccessi alimentari, utilizza il bagno dopo i pasti, ha odore di vomito. Le cure sono di tipo psicologico.

Bulimia, di cosa si tratta

La bulimia è un disturbo del comportamento alimentare di origine psicologica caratterizzato da crisi compulsive e assunzione di cibo incontrollata.

Si tratta di un disturbo che colpisce le donne in prevalenza ed è spesso collegato ad altre forme di dipendenza.

Il termine bulimia deriva da una parola greca che significa fame di rabbia e fu descritto da uno psichiatra inglese, Gerald Russel, nel 1979.

Bulimia, tratti caratteristici e sintomi del disturbo

  • Assunzione incontrollata di cibo in proporzioni spesso esagerate, fuori dal normale comportamento alimentare.
  • Adozione di comportamenti compensatori atti a prevenire l’aumento di peso.
  • Fluttuazione del peso corporeo costante.
  • Vasi sanguigni degli occhi rotti.
  • Lacerazioni della bocca o del tratto esofageo dovute al vomito ripetuto.
  • Disidratazione cronica.
  • Reflusso gastroesofageo.

Bulimia, alcune varianti del disturbo

La bulimia si può presentare sotto diverse forme:

  • iperfagia, la tendenza quindi a ingurgitare enormi quantitativi di cibo senza strategie di eliminazione come il vomito o l’utilizzo dei lassativi;
  • bulimia a tendenza anoressica, che consiste nell’assumere quantità eccessive di cibo seguite da comportamenti compensatori per non aumentare di peso come il vomito, l’esercizio fisico esagerato e l’utilizzo di lassativi.
  • sindrome da vomito, la trasformazione quindi del disturbo verso il comportamento compulsivo del vomito.

Ma come ci si accorge se un soggetto è affetto da bulimia?

Di solito un soggetto affetto da bulimia a tavola si comporta in modo incontrollato, alterna periodi di digiuno a periodi di eccessi alimentari, utilizza il bagno dopo i pasti frequentemente, ha odore di vomito.

bulimia cibo
La bulimia si può manifestare come iperfagia, la tendenza a ingurgitare enormi quantitativi di cibo

Bulimia, cause possibili

Le cause alla base del disturbo alimentare della bulimia possono comprendere:

  • fattori psicologici;
  • scarsa autostima;
  • traumi psico emotivi;
  • cambiamenti di vita particolarmente stressanti;
  • sovrappeso;
  • depressione;
  • fattori familiari.

Non meno importanti i fattori culturali alla base dei disturbi alimentari, in modo particolare della bulimia.

Il confronto continuo con modelli efebici proposti dai media può mettere a dura prova un soggetto già di per sé debole e influenzabile, un soggetto che parte già da una scarsa autostima di sé e che finisce per cercare di assomigliare ai modelli imposti a tutti i costi sottoponendosi dapprima a diete da fame che sfociano facilmente in disturbi del comportamento alimentare.

In seguito insorgono altri tipi di dipendenze come depressione, ansia, abuso di sostanze.

L’ambiente sportivo o lavorativo in molti casi può essere alla base dell’insorgenza della bulimia.

Alcune professioni e sport sono connessi strettamente con l’aspetto fisico per cui gli sportivi o coloro che lavorano in certi ambienti, dovendo essere sempre al top della forma fisica o delle performance sportive, non reggono allo stress e alla tensione e finiscono per cadere vittime di disturbi alimentari.

Il soggetto bulimico tende a giudicarsi duramente, si concentra su percezioni errate di se stesso e sulle proprie presunte carenze.

Senza un supporto adeguato, lo stress cronico a cui è soggetta la persona bulimica a causa della cattiva percezione di sé provoca il deterioramento fisico e psicoemotivo.

Bulimia, trattamenti e cure

Per trattare e curare i disturbi alimentari come la bulimia di solito si utilizza un approccio psicologico di tipo cognitivo-comportamentale con lo scopo di permettere al soggetto bulimico di riprendere il controllo del proprio comportamento alimentare.

Spesso vengono utilizzate anche terapie di tipo familiare, utili a coinvolgere anche la famiglia orientandola verso il giusto comportamento da adottare nei confronti del familiare affetto da bulimia.

Talvolta vengono prescritti antidepressivi, quando per esempio ci si trova di fronte a soggetti ansiosi che non rispondono alla sola terapia di tipo psicologico.

La gravità del disturbo può variare da un soggetto all’altro, ma alla base c’è sempre il desiderio, in modo distorto, di diventare più magri e ottenere la forma fisica desiderata con qualsiasi mezzo, anche dannoso.

La bulimia ha varie tipologie di trattamento.

bulimia vomito
La sindrome da vomito è la trasformazione del disturbo verso il comportamento compulsivo del vomito

Terapia cognitivo-comportamentale

La prima fase del trattamento per curare di disturbi bulimici consiste nel rompere quel comportamento dannoso di compensazione dopo l’abbuffata e nel ripristino di un normale comportamento alimentare.

La seconda fase si incentra sul miglioramento delle percezioni negative del soggetto e quindi nello sfatare l’idea distorta del peso ideale e della forma del corpo.

La terza fase riguarda la guarigione dei conflitti emozionali alla base del disturbo attraverso la terapia cognitivo-comportamentale, relazionale o attraverso altri tipi di terapia.

Terapia familiare

La terapia familiare aiuta il soggetto bulimico a individuare i comportamenti spesso distorti che assumono i familiari anche in relazione al cibo, comportamenti che influiscono sul soggetto stesso.

Spesso la terapia è condotta con i soli componenti della famiglia, senza la presenta quindi del soggetto bulimico, questo per aiutare la famiglia a comprendere i propri comportamenti e i propri ruoli e, allo stesso tempo orientarla  riguardo le  modalità con cui aiutare il familiare bulimico rendendolo consapevole del problema.

Terapia artistico – espressiva

Una forma di trattamento che spesso viene affiancata alle terapie tradizionali riguarda è la terapia artistico – espressiva.

Questa forma di terapia consiste nell’impegnare il paziente in sessioni che attraverso la musica, i film, l’arte, il movimento, la narrazione e la scrittura facilitano la guarigione e migliorano la qualità della vita del soggetto bulimico.

Questo tipo di terapia aiuta il paziente ad affrontare i propri conflitti emozionali, a superare l’insoddisfazione di sè stesso e del proprio corpo che caratterizza questa malattia, per arrivare all’auto-accettazione di sè  e alla crescita dell’autostima.

bulimia linea
Il confronto con modelli efebici proposti dai media può mettere a dura prova un soggetto già di per sé debole e causare bulimia

Bulimia, effetti collaterali e conseguenze

La bulimia può provocare effetti collaterali e conseguenze anche molto gravi se non si interviene in modo adeguato e con la giusta terapia.

In primis il sistema digestivo viene danneggiato progressivamente a causa delle continue abbuffate seguite dal vomito autoindotto.

Il vomito e l’utilizzo dei lassativi possono provocare squilibri elettrolitici che si ripercuotono su altri organi causando un anomalo battito cardiaco e depressione.

Inoltre le carenze alimentari a cui si va incontro alterano il sistema ormonale e modificano il funzionamento dei neurotrasmettitori del cervello.

Si va incontro a disidratazione che si ripercuote su altre funzioni dell’organismo, soprattutto mentali.

L’utilizzo dei lassativi inoltre squilibra completamente il sistema intestinale per cui insorgono di frequente diarrea e stitichezza oltre al gonfiore di stomaco.

In alcuni casi lo stomaco subisce un sovraccarico con una conseguente rottura gastrica, situazione che richiede l’immediato soccorso medico in quanto il contenuto dello stomaco si riversa nella cavità addominale.

Con il tempo inoltre gli acidi dello stomaco che risalgono con il vomito finiscono per corrodere lo smalto dei denti provocandone la caduta.

Altre gravi conseguenze della bulimia sono l’ipertensione, il colesterolo alto, i disturbi cardiaci, il diabete mellito e le patologie della cistifellea.

Perché per alcuni soggetti è così facile diventare bulimici?

I soggetti affetti da bulimia riescono a ingurgitare dalle 3000 alle 3500 calorie nel giro di poche ore per poi sentirsi presi dal panico, dalla vergogna e dalla paura di quello che pensano gli altri.

Ecco perché di solito il bulimico tende ad abbuffarsi di nascosto rendendo difficile capire la presenza del disturbo anche perché questi soggetti tendono di solito ad essere normopeso o sovrappeso, questo diversamente dall’anoressia che si manifesta in modo evidente con una magrezza eccessiva.

Le abbuffate e il vomito provocano un rilascio di endorfine, gli ormoni che fanno sentire potenti, gli ormoni del buonumore con un effetto molto simile a quello provocato dall’eroina.

Questi ormoni rendono più forti i disturbi compulsivi alla base della bulimia.

Quando si sviluppano false percezioni sul peso forma ideale e  si comincia a pensare alla dieta è lì, in quel momento, che si apre la strada ai disturbi del comportamento alimentare.

Mentre la maggior parte delle persone è occasionalmente autocritica senza conseguenze di rilievo, i soggetti bulimici abbiamo visto essere molto critici verso se stessi.

Questi soggetti sviluppano una sorta di legame coinvolgente con il cibo ed è come se vivessero in un mondo segreto fatto di vergogna e sensi di colpa.

Fasi della bulimia

In un primo momento mangiare diventa l’unico modo per affrontare le proprie emozioni e in altri momenti invece il cibo diventa l’origine di tutti i problemi.

Durante la fase delle abbuffate, il soggetto bulimico può arrivare a svuotare una dispensa o a fare il giro di ristoranti e fast food per reperire cibo da consumare di nascosto.

Il soggetto perde letteralmente il controllo e mangia fino ad avvertire disagio fisico o dolore.

A questa fase segue quella in cui si prova vergogna e si ricorre quindi al tentativo di eliminare quanto ingurgitato attraverso il vomito o i lassativi.

Nei casi più gravi il desiderio di eliminare il cibo insorge anche solo dopo aver consumato un piccolo snack.

Spesso accade che alcuni stereotipi o convinzioni sull’alimentazione portano i medici a sottovalutare alcuni importanti segnali fisici, emotivi o sociali caratteristici del disturbo alimentare.

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